Renzi: patto con gli italiani sulle tasse

125

ROMA «È un patto che propongo agli italiani». Il giorno dopo l’annuncio dal palco dell’Expo della «rivoluzione copernicana» sul Fisco, con in primis l’eliminazione di Tasi sulla prima casa, Matteo Renzi rilancia la sua scommessa. «Se le riforme vanno avanti  è la clausola del presidente del Consiglio  saremo in condizione di abbassare di 50 miliardi in 5 anni le tasse agli italiani». Quello che vuol inviare dagli schermi tv, in un’intervista al Tg2, è un «messaggio forte di fiducia»: smetterla coi «piagnistei» e tornare «locomotiva d’Europa». E per farlo è necessario che il Parlamento lavori «con intensità».

Le risorse per togliere le tasse sull’abitazione nel 2016, abbassare l’Ires alle imprese nel 2017, e alleggerire l’Irpef nel 2018  assicura Renzi, che ieri ha incontrato il ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan  ci saranno: 35 miliardi nei prossimi tre anni da sommare ai 15 già tagliati con il bonus di 80 euro e gli sgravi sull’Irap. Il governo potrà contare su tassi di interesse stabili e su un gettito fiscale maggiore se dal prossimo anno il Pil, come ha previsto Bankitalia, crescerà più dell’i,4% indicato nel Def. E anche se il premier ha presente la necessità di «abbassare il debito» perché — dice nell’intervista — altrimenti «i nostri figli dovranno continuare a pagare le nostre colpe», resta aperta l’opzione deficit, con un margine teorico da utilizzare andando oltre l’i,8% previsto per il prossimo anno. Ma lo spazio è stretto, se si considerano le risorseda utilizzare già quest’anno per disinnescare le clausole di salvaguardia: 728 milioni della bocciatura della «reverse charge» (l’Iva pagata dalla grande distribuzione) che finirebbero sulle accise e 16,2 miliardi per evitare, a gennaio, l’aumento dell’Iva.

La formula del «patto» — non è sfuggito agli oppositori interni ed esterni — strappa al catalogo berlusconiano quel «contratto con gli italiani» che il Cavaliere siglò del 2001. Tanto che i forzisti, con Mariastella Gelmini, rilanciano l’accusa di applicare le proprie «ricette», mentre dissidenti e fuoriusciti dal Pd parlano di «continuità» con Berlusconi. L’annuncio del premier segna, secondo il presidente dell’Anci (comuni), Piero Fassino, «una stagione nuova che supera il Patto di stabilità». «Bene abbassare le tasse» dice l’ex capogruppo Pd Roberto Speranza ma «partiamo sempre da chi ha meno» e da lavoro e investimenti. E se la reazione della Cgil è tiepida (non riduzione «generalizzata» ma tasse più giuste), ben venga il taglio per la Cisl, a patto che non si trasformi in un aumento delle imposte locali.

Condividi