Renzi prepara il rimpasto per tenere in vita il governo

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Forse è la prima volta, da quando è a Palazzo Chigi, che Matteo Renzi è preoccupato perla tenuta del governo. Tanto che, tra i suoi, si comincia a parlare di un Renzi 2. Non, cioè, di un rimpasto, ridotto alle caselle note: ministro per gli Affari regionali, viceministro per lo Sviluppo economico, qualche sottosegretario. No. Si valuta l’ipotesi di un cambio di squadra «rilevante», che magari incida anche sulle caselle del Pd di cui finora non si è parlato. Per dare l’immagine di una vera ripartenza e scrollarsi di dosso i guai del momento. Il ministro Boschi, ieri sera, ha assicurato che «non ci sono timori circa la stabilità del governo e della maggioranza».

I fatti, però, sono un po’ diversi. Pesa il terremoto di Mafia Capitale. D ove i riflessi sul governo sono legati più che altro al coinvolgimento del sottosegretario di Ncd, Giuseppe Castiglione, legatissimo ad Angelino Alfano. Sommati ai guai giudiziari del senatore di Ncd Antonio Azzollini stanno facendo «esplodere» la gamba di centro. E al Senato significa mettere a rischio la maggioranza. Ieri, a Palazzo Madama, la tensione era altissima. Gira voce che un pezzo di Ncd sia pronto ad andare con Fitto. Esemplare, poi, è quello che è accaduto sulla Buona Scuola: la commissione Bilancio, presieduta guarda caso da Azzolli-ni, ha mandato i pareri solo su 2 articoli. Perciò lunedì la commissione Istruzione, esaminati i due articoli, dovrà fermarsi. Ergo, la Buona Scuola slitterà ulteriormente. E nel Pd si è convinti sia una “ritorsione” diAzzollini. Nona caso Matteo Orfini, che in mattinata aveva schierato il Pd a favore dell’arresto del senatore diNcd, è stato costretto a precisare che il Pd deciderà solo «dopo che avrà visto le carte».

Poi c’è il fronte Pd romano, con il sindaco Ignazio Marino sempre più accerchiato dallo stillicidio di intercettazioni. Finora la linea di Palazzo Chigi è quella della difesa a oltranza. Anche se ieri a un certo punto era circolatala voce che Renzi avesse deciso di scaricare il sindaco. «No», smentiva Palazzo Chigi. Tra i fedelissimi del premier, specie tra i toscani, qualche scricchiolio, però, si sente. «A un certo punto bisognerà dire basta…», ragionava ieri uno di questi. «Anche perché quella non è roba nostra». Dove “quella” sta per gli uomini coinvolti nell’inchiesta: bersaniani o popolari. «Del resto noi a Roma non abbiamo mai toccato palla. Matteo nelle primarie del 2012 andò malissimo. Gentiloni in quelle per il sindaco arrivò terzo. Nei circoli di Roma, noi non si poteva entrare». E allora perché immolarsi per Marino? Votare no, ma un commissariamento potrebbe essere un’ipotesi. Stefano  Esposito, commissario ad Ostia, spiega a Libero perché no: «Bisogna lasciare che Sabella (assessore alla Legalità, n.d.r.) finisca il suo lavoro. Se fa il commissariamento, blocchi tutto perché si può gestire solo l’ordinaria amministrazione». Preoccupa, però, il danno di immagine sul governo e sul Pd. E preoccupa che, andando avanti con Marino, peggiori.

Ieri intanto c’è stata la direzione del Pd romano. Si sono presentate le nuove regole per il tesseramento e la nuova mappa dei circoli. In Campidoglio si sono riviste le commissioni. Il tentativo di ripartire c’è. Ma non basta a spegnere l’incendio. Orfini è stato al centro di una polemica con Maurizio Gasparri che gli ha chiesto se fosse vera la notizia che avrebbe letto prima le carte degli atti da consegnare al prefetto. «Ho detto che la lettura delle carte dell’inchiesta pubblicata dai giornali e degli atti amministrativi pubblici della giunta dimostrano che la giunta Marino non ha nulla da temere», ha risposto Orfini a Libero. Così tra inchieste e numeri che ballano, spunta l’ipotesi di un Renzi 2. Il premier pensa a settembre per farlo insieme alle nuove presidenze di commissione del Senato (che scadano quel mese). «Servirebbe un governo stellare, con personalità autorevoli a livello intemazionale», ragiona un renziano. Sempre che gli eventi non lo obblighino ad anticipare.

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