Renzi prepara il salva-De Luca e spera nell’aiuto di Forza Italia

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Il tempo, si diceva una volta, è galantuomo. Nel caso di Vincenzo De Luca, più che altro sarà suo alleato. Suo e del Partito democratico che ha deciso di puntare sul sindaco di Salerno come candidato presidente della Regione Campania, nonostante su di lui penda, per via di una condanna in primo grado per abuso d’ufficio, la legge Severino che ne prevede la decadenza. Questo, almeno, è il calcolo che si fa a Palazzo Chigi, dove si definisce una «drammatizzazione» la suspance attorno a cosa accadrà se De Luca dovesse vincere. Il motivo è presto detto. Se dovesse vincere, non decadrà subito.

Come ha detto ieri il vicesegretario Lorenzo Guerini, «De Luca è candidabile, eleggibile e insediabile». La legge Severino, infatti, prevede la sospensione, ma solo dopo l’elezione. Ma tra questa e l’efficacia della norma, passerà molta acqua sotto i ponti. Prima, il neo-eletto si dovrà insediare. Poi prendere le funzioni. Tra i due momenti, De Luca potrebbe tranquillamente avere il tempo – si spiega tra i fedelissimi del premier -di nominare la giunta e il vicepresidente, il quale eventualmente farà le sue funzioni se De Luca dovesse essere sospeso. Solo a quel punto l’autorità giudiziaria, che dovrà essere un giudice ordinario e non il Tar, comunicherà al prefetto l’ordine di sospensione. Questi, a sua volta, dovrà riferire la notizia al ministro dell’Interno che, insieme al premier, deciderà la sospensione e lo comunicherà al prefetto il quale, solo a quel punto, invierà la notifica al neo-eletto. E De Luca decadrà? Non ancora.

L’ex sindaco di Salerno, si spiega tra i fedelissimi del premier, a quel punto potrebbe fare ricorso in appello. La sospensione sarà quindi congelata fino a nuova sentenza. E coitem-pi della giustizia italiana è prevedibile che la vicenda vada avanti svariati mesi. L’importante, in ogni caso, è arrivare all’autunno. Allora, infatti, è prevista la sentenza della Corte costituzionale sulla legge Severino. Allora, infatti, il Parlamento (non il governo) non solo potrà, ma dovrà mettere mano al provvedimento. Come ha detto Guerini, «sulla Severino si è aperto un dibattito in questi mesi: chi sarà chiamato a intervenire su eventuali ricorsi do-vràlavorare, più avantilapoliti-ca dovrà riflettere sul tema». Nessuno potrà accusare il governo o il Pd di aver fatto un favore al proprio candidato. Si dirà che bisogna intervenire, perché «ce lo impone la Corte costituzionale». Il piano, insomma, è perfetto. E spiega perché De Luca sia tranquillo. Come ha fatto capire anche ieri. Ma non perché pensi che il governo intervenga subito.

«Il presidente del Consiglio», ha detto, «ha chiaramente definito la Severino un problema superabile, confermando che chi viene scelto dai cittadini, con un voto democratico, potrà tranquillamente governare». Il riferimento è a quello che Renzi disse una decina di giorni fa a Repubblica Tv. Riconobbe che «la candidatura di De Luca» è «una contraddizione». Ma «quando gli si è consentito di partecipare alle primarie», aggiunse, «si è preso atto che la norma è stata disapplicata a Salerno ma soprattutto a Napoli». Per questo, disse, «è di fatto un problema superabile». Nel senso, cioè, che anche nel caso di De Magistris la decisione è stata sospesa e poi revocata. Ma questo non significa che a Palazzo Chigi ci si affidi totalmente ai giudici. Certo, si rispetterà la sentenza. Ma poi il Parlamento interverrà, “costretto” dal ricorso presentato dalla Corte di appello di Bari alla Corte costituzionale. «Io sono sereno, il governo fa bene a restarne fuori», ha detto ancora De Luca. «Renzi è con me». Gli impresentabili? «Una nuova categoria sociologica».

Effettivamente, Renzi lasce-rà che a muoversi sia il Pd in Parlamento. Magari puntando a una maggioranza bipartisan. «Ci saranno altre forze interessate a modificare la Severino», si dice a Palazzo Chigi, alludendo a Fi e all’incandidabilità di Silvio Berlusconi.

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