Renzi scappa in Afghanistan e Guerini rischia il posto

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L’unica immagine della notte elettorale è quella di Matteo Renzi che gioca alla playstation con il presidente del Pd, Matteo Orfini. Ostentazione di distacco, leggerezza, menefreghismo. Le uniche immagini del giorno dopo lo ritraggono in visita al contingente italiano di Herat, in Afghanistan. Sopra la mimetica e sotto i jeans. Versione presidente del Consiglio, patriottico e amico degli americani. Al risultato delle Regionali dedica solo una nota scritta, al ritorno a Roma. Lascia che a metterci la faccia siano i vertici del Pd (i vice segretari, Guerini e Serracchiani, il presidente, Orfini, il capogruppo in Senato, Zanda e il vice capogruppo alla Camera, Rosato). Scudi umani sacrificali, con tanto di capro espiatorio precostituito: a pagare dovrà essere Guerini, reo di non essere riuscito a gestire questa partita (ma è pronto per lui il posto di capogruppo a Montecitorio).

AL SUO POSTO, anche all’Organizzazione, potrebbe andare Luca Lotti. Dovrebbe spostarsi da Palazzo Chigi, ma è lui l’uomo che agisce nell’ombra. È lui che è intervenuto anche stavolta in Liguria e in Campania a chiudere su Paita e De Luca quando s’è capito che non si poteva fare diversamente. C’è pure un’alternativa: che Lotti rimanga dov’è, mandi al Nazareno qualche giovane in ascesa e poi faccia tutto per interposta persona. Alle sei di mattina Renzi esce dal Nazareno e sale su un aereo di Stato: va a Herat in occasione del 2 giugno. In conferenza stampa manda i vertici Dem a rivendicare una vittoria che suona come una sconfitta, anche nei toni bassi e nelle espressioni tese. Il segretario-premier la faccia non ce la mette. A metà della settimana scorsa aveva fatto sapere al Quirinale che non sarebbe andato al ricevimento di ieri, causa un viaggio internazionale non specificato.

Negli stessi giorni, la situazione della Liguria si faceva sempre più critica, tanto da convincerlo ad annullare la chiusura della campagna a Genova. Alibi precostituito. Secondo una linea precisa: lui è il presidente del Consiglio, le Regionali non sono troppo importanti. L’anno scorso, dopo le Europee, convocò una conferenza stampa trionfale a Palazzo Chigi.

VENERDÌ andrà ad Amici. Puntata finale, share assicurato, il premier pop racconterà direttamente agli italiani come vede il Paese. Sulle elezioni affida solo due cose due alle slide e a una nota scritta: nell’era Renzi, nelle Regioni in cui si è votato, “si è passati in un anno dal 6 a 6 a un sonoro 10 a 2 sul centrodestra”. Insomma, “è un risultato molto positivo”. Dunque, “andiamo avanti con ancora maggiore determinazione nel processo di rinnovamento del partito e di cambiamento del Paese”. Nessuno sconvolgimento sul governo. E nessuna apertura alla minoranza del Pd, che adesso parla di “non sconfitta” e di “emorragia dei voti” (vedi il senatore Gotor) nella gestione del partito. “Non era un voto su Renzi”, si affannano a dire i suoi.

Renzi, però, la campagna elettorale l’ha fatta, anche se in tono minore: l’unica candidata veramente sua era Alessandra Moretti (doppiata da Luca Zaia in Veneto). “Senza De Luca avrebbe perso”, chiariscono dalla minoranza. Piede di guerra: “Serve un chiarimento politico vero”, per dirla con Nico Stumpo. Durante la giornata anche gli uomini del presidente “aggiustano” la versione. In Liguria la colpa non è più solo di Pastorino e della “sinistra masochista”, buttano lì anonimamente, ma di una candidatura sbagliata, voluta dal governatore uscente, Claudio Burlando: “Se un sistema di potere non si riforma, finisce che lo costringono a farlo gli elettori”. Ma dov’era il segretario del Pd, mentre Michele Emiliano faceva la sua corsa quasi in opposizione a lui? E quando si decideva di confermare l’uomo della Ditta, Enrico Rossi in Toscana? E mentre De Luca imponeva le primarie in Campania? “Ha pensato al governo. Non ha voluto pensare al partito”. Adesso gli toccherà farlo. Lunedì c’è la direzione del Pd. “Per chi non è d’accordo, quella è la porta”, dovrebbe essere la linea (la solita). Ma in Senato, la riforma della scuola va approvata entro metà giugno. Se è a prova di agguati si vedrà.

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