Renzi teme l’impennata dei tassi e spinge ancora per l’intesa

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«Le condizioni per un accordo ci sono ancora e sarebbe un errore per la Grecia e per l’Europa perdere queste opportunità». Da Bruxelles a Milano e poi di nuovo a Firenze per incontrare la comunità buddista. Il weekend di Matteo Renzi è intenso, ma forse meno complicato di quello di Alexis Tsipras che ha incontrato lunedì scorso a tu per tu a margine del summit straordinario dell’Eurogruppo.

Le affinità con il premier greco si fermano alla camicia bianca, visto che Tspiras promise a Renzi di rimettersi la cravatta quando il suo Paese sarebbe uscito dalla crisi. Era febbraio quando i due si videro a palazzo Chigi per condividere la necessità di avere un’Europa diversa, meno rigore e più crescita. Con il passare delle settimane le strade si sono divise perchè l’idea del premier greco, e del suo ministro Varoufakis, di costruire un fronte anti-Berlino oltre ad apparire pericolosa è sembrata da subito molto velleitaria. Al punto che Renzi ha subito scelto la strada opposta stringendo con la Merkel, che incontrerà anche mercoledì a Berlino, un patto di ferro: riforme contro credibilità e credito. Il patto ha sinora retto con una buona dose di soddisfazione personale della stessa Merkel che all’inizio ha un po’ faticato a convincere i ministri del suo governo che l’ennesimo presidente del Consiglio italiano non avrebbe fatto la fine dei suoi predecessori. «Le riforme strutturali che stiamo facendo sono il nostro fondo salva-Stati», ha così potuto sostenere ieri l’altro lo stesso Renzi al termine del Consiglio Europeo.

LO SCENARIOSe velleitaria e pericolosa viene giudicata da Renzi la politica di Tsipras nei confronti dell’Europa non da meno lo è quella di Podemos o degli emuli italiani che alle ultime europee hanno ottenuto percentuali da prefisso telefonico. Tra fare le riforme e avviare una battaglia per farsi cancellare il 60% del debito pubblico, Renzi non ha avuto mai dubbi, ma ora l’Italia rischia di vedere crescere il suo debito di tre punti percentuali se la Grecia dovesse fallire. Alla Grexit Renzi non sembra ancora credere anche se sottolinea il deficit di politica che è mancato in queste settimane da parte dei rappresentanti dell’Unione Europea e che potrebbe essere importante in vista del referendum indetto da Atene, come della consultazione che intende proporre l’inglese Camero. Soprattutto continua, per il premier, a mancare la narrazione delle ragioni dello stare insieme e che dovrebbero spingere gli elettori greci ad accettare qualche sacrificio in più e quelli dei restanti diciotto paesi che adottano l’euro a condividere gli aiuti finanziari ed economici. Tutto per evitare che la Grecia finisca per guardare altrove – magari verso Mosca – e che il Regno Unito diventi di fatto la cinquantunesima stella di un’altra bandiera.

Il timore di veder volatilizzare i 41 miliardi di euro prestati ad Atene è comunque minore della paura di un possibile contagio in stile 2008, con lo spread che vola e la Borsa che crolla. L’Italia, che in questa ultima fase di trattative non ha svolto alcun ruolo di mediazione, contesta il format delle riunioni “quattro più uno” con la Germania, la Francia, la Bce, il Fondo Monetario e, ovviamente la Grecia.«Non c’è nessun rischio contagio perché l’Italia, che nel passato era considerata come la Grecia, ora contribuisce alle soluzioni», continua a sostenere il premier ricordando le riforme fatte, i dati dell’occupazione, quello sulla fiducia delle imprese e la seppur lenta ripresa del pil.Per passare del tutto da possibile problema dell’Eurozona a soluzione, Renzi ieri l’altro ha elencato le riforme che intende realizzare prima del consiglio europeo di ottobre: dalla scuola, alla pubblica amministrazione passando per la riforma costituzionale. Basterà per affrontare «il territorio ignoto» provocato dalla possibile uscita di Atene dall’euro?

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