Renzi usa il modello Marino: più rom d’appartamento

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Matteo Renzi come Ignazio Marino: più case ai rom. Dopo il passo falso alle Regionali, Palazzo Chigi mette mano all’agenda di governo. In cima alla lista c’è il dossier sicurezza. L’esecutivo, sull’onda del tragico incidente di Roma – il pirata della strada di etnia rom che la scorsa settimana a Boccea ha causato la morte di una persona e il ferimento di altre otto – sta pensando di chiudere i campi nomadi e di sistemare i Rom in alloggi pubblici. «Sono misure contenute nell’agenda europea», minimizzano dalla segreteria del Pd.

Per essere realizzato, il piano necessita della collaborazione dei sindaci. I nomadi censiti in tutta Italia sono oltre 160mila.Inpri-ma fila c’è il Comune di Roma, alle prese con circa 10mila nomadi. I rom, come conferma il vicesindaco della Capitale,

Luigi Nieri, verrebbero divisi in due categorie: «Coloro che hanno redditi redditi alti e delle proprietà vanno mandati via dai campi, perché non hanno bisogno dell’assistenza di Roma Capitale. Chi invece ha bisogno va assistito come tutti i cittadini e cioé in case di edilizia pubblica». Alloggi per chi ne ha diritto, dunque, e allontanamento per gli altri. Con l’aggiunta della frequenza scolastica obbligatoria per i minorenni.

Le misure dovrebbero essere inserite nel disegno di legge sullo jus soli – la concessione della cittadinanza per i figli degli immigrati nati in Italia – di cui il Senato inizierà ad occuparsi a fine luglio, prima della pausa estiva.

A spingere l’esecutivo ad agire è anche l’Unione europea. Infatti fin dal 2012, ai tempi del governo Monti, l’Italia si è impegnata ad attuale la «Strategia nazionale d’inclusione per rom, sinti e camminanti», approvata dal Consiglio europeo nel 2011. Un documento che impone agli Stati membri il superamento dei campi nomadi. Pena l’avvio di una procedura d’infrazione da parte della Commissione Ue, che più volte ha sollecitato l’Italia ad elaborare un piano anti-discriminazio-ne. Nel recepire la Strategia varata da Bruxelles nel 2011, l’Ufficio nazionale an-ti-discriminazioni razziali (Unar) della presidenza del Consiglio ipotizzava «un ampio spettro di opzioni abitative per favorire l’uscita dai campi». Cinque le strade principali: «Edilizia sociale in abitazioni ordinarie pubbliche»; «sostegno all’acquisto di abitazioni ordinarie private»; «sostegno all’affitto di abitazioni ordinarie private»; «autocostruzioni accompagnate da progetti di inserimento sociale»; «affitto di casolari/cascine di proprietà pubblica in disuso». «Adesso si tratta di passare dalle parole ai fatti», incalzano dall’Associazione 21 Luglio, organizzazione non profit impegnata nella promozione dei diritti delle comunità rom e sinte in Italia. «I campi oltre a essere ghetti sono focolai di devianza e criminalità».

Il nodo sono le risorse. Per il superamento dei campi «ci sono già molti progetti pronti, ma servono le risorse», avverte Matteo Biffoni, delegato dell’Associazione nazionale dei Comuni italiani (Anci) per l’immigrazione. Una delle ipotesi sul tappeto è quella di riconvertire per l’inclusione dei nomadi le risorse finora stanziate per i campi, «che solo a Roma nel 2013 sono costati 24 milioni di euro», ricordano dall’Associazione 21 Luglio.

A fornire al governo il pretesto per agire è anche la risoluzione approvata a marzo dalla commissione per la tutela e la promozione dei diritti umani del Senato. Nel documento, redatto dalla senatrice del M5S Manuela Serra e osteggiato solo dalla Lega, la commissione guidata da Luigi Manconi – Pd -imponeva all’esecutivo di «adottare misure urgenti ed efficaci per superare il sistema dei campi rom». In primis con la «dismissione dei campi autorizzati prevedendo progetti integrativi come in Europa, dove le comunità nomadi se vorranno integrarsi in soluzioni abitative pagheranno un regolare affitto e utenze».

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