Riconoscere l’Uomo Violento

2009
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Come Riconoscere l’Uomo Violento? Attenzione ai segnali

Europa: una donna su tre vittima di violenza, ma come Riconoscere l’Uomo Violento prima che sia troppo tardi?
Qual è il confine tra aggressività fisiologica e degenerazione in violenza aperta? Lo spiegano Daniela Rossi, psicoterapeuta, e Diego Divenuto, coach e formatore, ideatori del programma Coaching per la coppia

In Italia ogni due giorni viene uccisa una donna. In Europa sono 62 milioni le donne che hanno subìto violenza, pari al 33% della popolazione femminile.


Non sempre le donne hanno facilità a denunciare e il confine tra aggressività sana, di un rapporto cioè burrascoso ma costruttivo, e violenza non è facile da riconoscere. Specie perché chi la commette è una persona a noi cara.

Daniela Rossi e Diego Divenuto, coppia nella vita e nel lavoro, tracciano l’identikit della relazione violenta, che è, alla base, sempre caratterizzata da uno squilibrio, con la bilancia che pende sempre dalla stessa parte.

“Possiamo parlare di violenza in una relazione quando uno dei due non viene rispettato nel suo volere e nella sua individualità, non vengono riconosciuti i suoi bisogni e viene manipolato e costretto dall’altro – spiegano . “Nei casi più evidenti si tratta di un legame in cui uno dei due, generalmente lui, è aggressivo, verbalmente o fisicamente, in modo improvviso o casuale ovvero non costante”.

In generale chi è violento agisce per mantenere il potere e il controllo. Né si tratta, si badi, soltanto di aggressioni fisiche. La violenza è anche psicologica, a volte esclusivamente tale. È la capacità del violento di mantenere l’altro soggiogato, dipendente, vulnerabile. Dall’altra parte, chi rimane nella relazione ricerca un legame affettivo, e resta, e subisce perché si confonde, crede di poter cambiare l’altro, non capisce cosa sta accadendo, si sente responsabile.

La relazione è asimmetrica e c’è uno squilibrio di potere: uno dei due controlla la relazione, i tempi, le finanze, gestisce le relazioni con l’esterno, in poche parole ‘comanda’.

Potere e controllo sono due aspetti fondamentali della dinamica che mette in atto colui che maltratta, che in genere tende ad accusare la “vittima” e a farla sentire inadeguata, incompetente, “sbagliata”.
Le manifestazioni del potere sono evidenti, riconoscibili – anche dall’interno, se si riesce ad essere lucidi e onesti con se stessi. Queste le spie che denunciano che il confine possa essere stato superato.

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