Ricorso e niente vice, la mossa di De Luca

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ROMA La decisione sarebbe già stata presa nella notte di ieri, qualche ora dopo aver appreso del decreto di sospensione firmato da Matteo Renzi. E a meno di ripensamenti dell’ultima ora, che comunque non fanno parte del repertorio del personaggio, lunedì Vincenzo De Luca non muoverà un passo. O, quantomeno non lo muoverà nella direzione che più d’uno si aspettava o si aspetta.

Domattina, giorno in cui il consiglio regionale campano si riunirà per la prima volta, non ci sarà nessuna nomina della giunta e nessuna indicazione di un vice che ne faccia le funzioni. L’unica carta che il governatore della Campania pescherà dal suo mazzo è un ricorso immediato alla prima sezione civile del Tribunale di Napoli. Un ricorso urgente, che è già stato preparato dai suoi legali, per chiedere in maniera altrettanto urgente «la sospensione della sospensione».

De Luca, forse, avrebbe preferito un altro scenario. Il parere che l’Avvocatura dello Stato aveva scritto per la presidenza del Consiglio, per uno convinto che «la Severino non si applica al sottoscritto», già gli andava stretto. Eppure, tra quelle carte, c’era l’ipotesi — tra l’altro ventilata dallo stesso Renzi — che il governatore avrebbe potuto comunque procedere ad «adempimenti» quali la nomina della squadra e di un vice. Ma la scelta del premier di firmare immediatamente il decreto di sospensione, che a Napoli ha sorpreso più d’un consigliere regionale, ha spinto l’ex sindaco di Salerno a giocarsi il tutto per tutto davanti a un tribunale. Come a dire, «sono sospeso, no? E allora non posso fare la giunta».

La partita, agli occhi del governatore e dei suoi fedelissimi, viene considerata in discesa. E la sospensione, soprattutto sulla base della sentenza che l’altro giorno ha rimesso in sella il sindaco di Napoli Luigi de Magistris, potrebbe durare solo qualche giorno. Anche perché il tribunale — ironia della sorte — s’è rivelato molto più rapido di quel Tar che una sentenza della Cassazione aveva considerato non competente a discutere dei ricorsi sulla legge Severino.

Gianluigi Pellegrino, l’avvocato che per conto del «Movimento per la difesa del cittadino» aveva ottenuto quella sentenza, mette a verbale che «una magistratura degna di questo nome non può cedere al ricatto di fare lei quel trattamento ad personam che Renzi, forse anche per uno stop di Mattarella, ha scongiurato». Secondo il legale, insomma, De Luca avrebbe pochissime chances di vincere il ricorso. «A fronte di decine di casi contrari, ci sono soltanto due precedenti che danno ragione al governatore campano. Il primo è il vecchio pronunciamento del Tar su de Magistris. Il secondo è una sentenza della Corte d’appello di Bari che accolse il principio della retroattività invocato a suo tempo da Berlusconi».

Ma è all’ultima sentenza del tribunale napoletano, quella della settimana scorsa su de Magistris, che De Luca e i suoi guardano come a una stella polare. Tra la presentazione del ricorso e la sentenza potrebbero passare pochi giorni, il tempo di assistere al fuoco di fila a cui le opposizioni in consiglio regionale sono già pronte. «Il decreto di sospensione firmato da Renzi», dice il costituzionalista Stefano Ceccanti, «arriverà al consiglio regionale per i successivi adempimenti. Quindi la nomina della giunta potrebbe essere garantita. Ma solo san Gennaro sa quello che succederà lunedì…». De Luca, però, forse ha già deciso. Nessuna giunta, nessun vice. Si gioca il tutto per tutto al tribunale.

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