Riforme: ok della Camera al terzo voto, tra scontri e polemiche

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Il pacchetto di riforme costituzionali di Matteo Renzi incassa il terzo sì alla Camera con i seguenti risultati di voto: 357 sì (a favore troviamo Pd, Ap, Per l’Italia, Scelta civica e Minoranze linguistiche), 125 no (Forza Italia, Lega, Fdi-An, gli ex 5 stelle di Alternativa Libera e Sel) e 7 astenuti (i deputati M5S). Si è astenuto anche Stefano Fassina del Pd.

Ora si attende l’esame del Senato per la seconda lettura e, oltre alla tensione dell’attesa, si aggiunge quella della scia di polemica che lascia dietro di sé. Un polverone sollevato tanto da Forza Italia quanto dallo stesso Pd.

Renzi, questa è la grande legislatura delle riforme

Per i risultati ottenuti dal voto sulle riforme, Matteo Renzi non può che ritenersi soddisfatto. Commenta su Facebook: “C’è ancora molto da fare ma qualcosa si muove e nell’Italia immobile da anni questa è già una notizia. Forza, che è la volta buona”.

 In fase di terza votazione delle riforme, è  forte la spaccatura avvenuta all’interno di Forza Italia. Silvio Berlusconi, con un po’ di amaro in bocca, dice la sua: “Abbiamo rispettato i patti fino in fondo, altri non possono dire lo stesso”. E se, da una parte, afferma che “le cassandre che descrivevano il nostro come un movimento politico lacerato sono state smentite”, dall’altra, ammonisce chi “oggi ha ritenuto di dover esprimere le proprie riflessioni” perché avrebbe dovuto farlo allora condividendo il dibattito all’interno del partito. Il Cavaliere approfitta per ribadire l’auspicio che “tutti lavorino con armonia, rinunciando a qualche protagonismo di troppo”.

 Chi nel partito di Forza Italia si è sentito ‘a disagio’ davanti all’idea di votare contro le riforme istituzionali ha chiesto scusa al Presidente ma, allo stesso tempo, non nasconde che “la conduzione del nostro gruppo parlamentare mostri quotidianamente un deficit di democrazia, partecipazione ed organizzazione. Il gruppo non è né unito né persuaso della linea che è stata scelta”.

Come riportato in un documento di Sinistradem, firmato da 24 esponenti capeggiati da Gianni Cuperlo, con i risultati di questa votazione alle riforme e “con il ddl Boschi appena approvato alla Camera siamo davanti ad uno slittamento del potere legislativo dal Parlamento all’esecutivo. Ciò avviene con una spinta verso un presidenzialismo di fatto che non ha corrispettivi nel resto dell’Europa”. Premesso questo, è stata fatta espressa richiesta di riaprire il dibattito sull’Italicum e le riforme costituzionali o altrimenti sarà l’aut-aut e ognuno dovrà assumersi le proprie responsabilità.

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