Rosy Bindi “Il Pd non mi caccerà La base è con me ”

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I dirigenti del Pd mi hanno attaccato in massa. Ma dalla gente, dalla base, mi è arrivata tanta solidarietà. Io non temo di essere mandata essere via dal partito: sanno bene che se ci provano non ci riescono: io non lascio la mia casa…”. Il giorno dopo la bufera, la presidente della commissione Antimafia si dice “tranquilla con la mia coscienza: abbiamo solo fotografato una situazione”. Nello scatto, ossia nella lista dei 16 impresentabili, è finito anche il candidato del Pd in Campania Vincenzo De Luca.

I renziani la accusano di essersi mossa per vendetta contro la maggioranza del suo partito.

Mi sono presa tante botte, ma non mi importa. Piuttosto, sono molto amareggiata perché il mio partito ha cercato di delegittimare il lavoro della commissione, ossia di un’istituzione parlamentare: un lavoro che non ha fatto solo Rosy Bindi. L’hanno attaccata per spostare l’attenzione dal vero problema, cioè la candidatura di De Luca? Non so. Io al loro posto avrei fatto notare che in quella lista c’era solo un nome del Pd. E avrei risposto che De Luca era stato candidato perché è stato un bravo sindaco, e quindi potrebbe essere un bravo governatore.

Lei avrebbe candidato un ex sindaco decaduto, che se eletto verrebbe subito fermato dalla legge Severino?

Non lo chieda a me: come presidente dell’Antimafia svolgo un’attività istituzionale e nel Pd non ho responsabilità sulle candidature. Di certo i i problemi attorno a De Luca non sono nati con la lista della commissione. Secondo il membro dellAntimafia Marco Di Lello (Psi), lei ha gestito “in assoluta autonomia i rapporti con le procure campane e la lista dei 13 nomi di quella regione”,senza informare sulla loro identità gli altri, se non all’ultimo momento.

Il segretario della commissione Di Lello, che non ha brillato per presenza, sa che l’ufficio di presidenza mi ha dato mandato pieno per terminare il lavoro. E il problema non era la segretezza dei nomi, ma la riservatezza.

È stato un lavoro difficile? Abbiamo fatto in meno di un mese quello che la precedentecommissione, presieduta da Beppe Pisanu, fece in un anno. C’è chi ha lavorato di notte.

Ci sono stati ritardi da parte di prefetture e procure?

No, ma il lavoro doveva essere accuratissimo. Le liste elettorali inviate dalle prefetture sono state mandate alla Direzione nazionale antimafia, che ha segnalato i candidati rinviati a giudizio. Ma poi questi dati dovevano essere verificati dalle procure territoriali, perché la Dna sa quando si apre un procedimento ma non ne conosce l’iter.

Quanti sapevano l’identità dei nomi sotto esame?

Tutto l’ufficio di presidenza, che si è riunito due volte a settimana, aveva una lista di casi giudiziari, ma senza i nomi. Quelli li abbiamo appresi in via definitiva solo venerdì.

Quando avete saputo che De Luca era nella lista?

Negli ultimissimi giorni. Durante il penultimo ufficio di presidenza, martedì scorso, il suo caso non era nell’elenco. Perché?

Sui candidati governatori abbiamo chiesto una verifica ulteriore. Nella riunione di martedì si era preso atto che il lavoro non era ultimato, e tutta la commissione mi ha incaricato di completarlo. Sono stata io per scrupolo a convocare per venerdì commissione e ufficio di presidenza.

Ma di De Luca quando ha saputo?

Ho avuto la certezza su tutti i 16 nomi in lista solo venerdì mattina, poco prima di comunicarli ufficialmente.

Avete finito solo venerdì.

Non si poteva fare più in fretta. E comunque è meglio che sia finito tutto due giorni fa: se avessimo concluso prima, la campagna elettorale sarebbe stata fatta su questi nomi. Ma noi volevamo solo dare ai cittadini uno strumento di conoscenza, non dire chi mettere in lista.

Gli impresentabili sono molti di più di 16.

Abbiamo riscontrato un numero preoccupante di candidati contigui alla criminalità organizzata, soprattutto in Calabria. Ma non avevamo elementi giudiziari a loro carico. L’ho scritto nella relazione finale: il limite del nostro lavoro è che fa riferimento solo a dati giudiziari.

Quindi?

Il tema è che tutti i partiti si devono dare dei codici etici che arrivino prima delle leggi e delle

sentenze. Devono assumersi le proprie responsabilità sulle liste, senza essere subalterni alla magistratura.

Il Pd ci è riuscito? Renzi e Lotti ripetono che gli impresentabili non erano nelle liste dem, ma in quelle civiche collegate.

Hanno ragione.

Le civiche erano collegate al Pd…

Le abbiamo vagliate proprio per il collegamento con i candidati presidenti.

De Luca la sfida a dibattito, e minaccia di querelarla.

Sa che non può denunciarmi, perché io non ho manipolato dati: ho solo fotografato la sua situazione. E niente dibattito: svolgo un ruolo istituzionale.

Il Pd proverà a toglierle la presidenza?

Perché ho adempiuto ai miei doveri?

Tenteranno di cacciarla dal partito?

Sanno che non potrebbero riuscirci, è casa mia. Mi hanno difeso pochi ma importanti esponenti del Pd, ma soprattutto mi ha manifestato la sua vicinanza la base. E mi sono arrivati attestati da persone come Gian Carlo Caselli, don Ciotti o Tano Grasso. Non mi sento sola.

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