Salvini oggi lancia la Lega nazionale

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Il capo leghista, ha fretta e guarda oltre: ogni giorno «chiudono duecento aziende» e il Carroccio vuole «vincere le elezioni». Il tutto con un programma che verrà messo a punto con esperti e professori.

Corso Venezia, Milano, pomeriggio. Salvini incontra la stampa prima di scappare a Pontida per un aperitivo con i Giovani Padani. Ha appena chiuso il congresso straordinario del partito. Obiettivo: aggiornare lo statuto. Nessuna anticipazione sul discorso che terrà sul pratone: spiega che lo scriverà nella notte. Martedì il lumbard vedrà Silvio Berlusconi, ma proprio nelle ultime ore, da Arcore, filtra la tentazione di riallacciare i rapporti col premier.

C’è nostalgia di Nazareno? Giovanni Toti smentisce, ma Salvini se ne frega: «Le idee della Lega sono chiare; chi ci sta su questi temi è alleato della Lega a prescindere dalle vecchie etichette destra e sinistra». Una pausa. «Voglio prendere un voto più degli altri» perché «siamo un partito di liberazione e di governo». Mostra i muscoli: «Lo scorso anno abbiamo ottenuto il 6%, quest anno il 16%. Se tanto mi dà tanto l’anno prossimo in caso di elezioni avremo il26%, andremo alballot-taggio e allora vinceremo».

Salvini rivendica di plasmare la Lega come confederazione di leghe regionali, così da dare più poteri al territorio, perché «restiamo autonomisti» e «non cambiamo natura». E l’espansione verso Sud con «Noi con Salvini»? È un’opportunità, assicura. Ieri ha presentato ai delegati i nuovi eletti, frutto delle recenti amministrative nel Mezzogiorno. Tra gli ultimi arrivi, l’ex alfaniana Barbara Saltamartini (deputata) sembra calatissima nella parte. Tanto da twittare fotografie del palco di Pontida. «Ci siamo!» cinguetta entusiasta. Lei è romana, ma non sorprendetevi. Nella Città Eterna «potremmo correre» in caso di elezioni anticipate, butta lì Salvini. Non ha dubbi: «Prenderemmo un sacco di voti con un nostro candidato». Poi, certo: oggi si celebra Pon-tida e «a Pontida c’è solo la Lega». Nessun altro partito o associazione: né CasaPound né leader stranieri se non la Lega dei Ticinesi. L’obiettivo è iniettare entusiasmo e parole d’ordine anche per i militanti duri e puri. Quelli che sognano ancora la Padania. E infatti Salvini li rassicura e risponde a distanza a Umberto Bossi, che ha vestito i panni del nostalgico secessionista: «Il Monviso resta nel cuore» giura il Matteo milanese. Ma ora «apriamoci». Anche all’estero. Cita «la Russia, la Cina». Mica solo il Mezzogiorno. Stuzzica i suoi: «Pensiamo in grande».

Per certi versi, oggi Salvini dovrà fare come il Bossi del 1994. Quando parlò al suo popolo per preparare l’ingresso nel primo esecutivo Berlusconi. Prima esperienza nella stanza dei b ottoni. All’epoca, una rivoluzione. L’avventura del Cav a Palazzo Chigi durerà pochissimo, ma il Senatur aveva allenato i suoi alla svolta. Lotta e governo. Come quando, nel 2001, tornerà sul pratone con i galloni da ministro e spiegherà: «Ho giurato da padano…».

La Lega tenta così l’ennesimo salto di qualità. Quello più ambizioso della sua storia. Un suo uomo a Palazzo Chigi. Senza cancellare totalmente il proprio Dna. Fatto anche di ruvidezze. Ieri, per esempio, battaglia durissima con Laura Boldrini. Per quello che dice sugli immigrati «va ricoverata» sibila Salvini. Poi aggiunge: «Un Paese che si ritrova la Boldrini come presidente della Camera ha qualche problema». Salta su Arturo Scotto, Sel: «Penoso!». E il pd Matteo Colaninno si dice «basito» per il «grado di inciviltà» del leghista. «Ho altro di cui occuparmi» taglia corto la terza carica dello Stato, che incassa la solidarietà di Rosi Bindi.

Il popolo di Pontida prende nota e gode. E oggi potrà coccolarsi il nuovo simbolo leghista. Laruspa. Saràstam-pata su migliaia di magliette. Un vero escavatore sarà presente anche sul pratone. Insieme ai trattori. Per Salvini non simboleggiano solo la voglia di radere al suolo i campi rom abusivi, ma «il lavoro». Insomma, un po’ lotta e un po’ governo.

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