Salvini trionfa: pronta la proposta a Silvio

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Tra domani e venerdì Matteo Salvini conta di incontrarsi con Silvio Berlusconi per «discutere di programmi» e preparare un governo «alternativo» a quello di Matteo Renzi. Poi celebrerà il congresso del partito per aggiornare lo statuto (sabato) e parlerà al raduno di Pontida (domenica). Il tutto mentre, in queste ore, ha messo in piedi l’eurogruppo con la Le Pen.

Ma andiamo con ordine. Ieri pomeriggio, Salvini e Berlusconi non si erano ancora parlati, ma le diplomazie erano al lavoro per facilitare un contatto entro sera. D’altronde il capo leghista ha passato la prima parte della giornata anche a commentare i risultati dei ballottaggi. Che confermano l’avanzata del Carroccio.

Capace di trascinare il centrodestra alla vittoria – pesantissima – di Venezia e di conquistare per la prima volta municipi tradizionalmente ostili alla Lega. Pensiamo a Rovigo. Ma anche Cologno Monzese. Per non parlare di alcuni fortini democratici caduti in Toscana, dove la Lega è esondata alle regionali di quindici giorni fa. Salvini gongola e sottolinea, mentre brinda con i fedelissimi nella sede di via Bellerio, che «la poltrona di Renzi traballa».

E davanti ai giornalisti manda a dire al premier: «Stiamo arrivando!». Per il centrodestra contano i risultati, ovvio. Ma è ancora più fondamentale il fattore psicologico. Non c’è più il pessimismo che si respirava solo un anno fa, quando il Pd superava il 40% alle Europee e faceva incetta di amministrazioni locali. Quello che Berlusconi chiama «popolo dei moderati» può sperare di tornare a vincere pure a Roma.

Anche se la Lega sta staccando Forza Italia, non solo nel profondo Nord. Per questo Salvini vuole dettare l’agenda (su Europa, immigrati, Flat tax) e scalda i motori per Pontida. Che sarà l’ennesima prova muscolare contro l’esecutivo. Per l’occasione ricorda che faranno capolino «i primi eletti nei comuni siciliani». Sul pratone bergamasco «ci sarà l’avviso di sfratto al premier» scandisce Roberto Calderoli.

Ma Salvini, forte di voti e di una crescente popolarità mediatica, non rinuncia a mettere alcuni paletti. «Non sono disposto a trattare a tutti i costi» manda a dire agli aspiranti protagonisti del futuro centrodestra. «Chi telefona ad Alfano non può chiamare la Lega», avverte facendo capire che la vittoria a Venezia (dove i voti del Carroccio sono stati decisivi: al primo turno i leghisti avevano un loro candidato e al ballottaggio si sono ritrovati con Ncd) non è sufflciente a sanare le profondissime divisioni col titolare del Viminale.

Salvini è sempre più convinto che l’esecutivo non durerà fino al 2018. Una sensazione che lo spinge a rinunciare alla candidatura a sindaco di Milano, tra un anno, per dedicarsi anima e corpo alla sfida romana. Ma sul punto rischia di sbattere su Berlusconi. Ormai risoluto a convincere il giovane capo leghista a correre per Palazzo Marino (magari con Giorgia Meloni in lizza per il Campidoglio) così da indebolire la forza nazionale dei lumbard e intestare a Forza Italia la caccia a Palazzo Chigi.

«Il candidato premier? Ci penseranno le primarie» chiosa Salvini a Otto e Mezzo dopo aver scaricato mortaretti sul premier: «Il problema di Renzi è che ha vantato successi europei che non esistono» osserva, quando Parigi conferma la linea dura sugli immigrati e allarga la frattura con Roma. A Bruxelles «mi chiedono se chi governa l’Italia è a posto: siamo lo zimbello d’Europa» accusa Salvini.

«Spero che la batosta elettorale faccia scendere Renzi dal piedistallo su cui si è isolato». Poi lo canzona, chiamandolo «fenomeno», e alla Zanzara attacca gli immigrati bloccati a Ventimiglia: «Possono restare sugli scogli anche sei mesi…». All’inizio dicevano del congresso leghista. Sabato. A Milano. Sul tavolo c’è l’aggiornamento dello statuto. Tra le altre cose, rischia il ridimensionamento il presidente Bossi. Che nella bozza della nuova versione non presiederà più il comitato di garanzia per decidere sulle espulsioni. Già cambiato, invece, il vertice del Movimento Giovani Padani. Al posto di Matteo Mognaschi è stato nominato commissario federale Andrea Crippa. 28 anni, brianzolo, laureato e fedelissimo del leader.

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