Samantha Cristoforetti, la sua riabilitazione dopo sette mesi passati nello spazio

656

Ha passato 200 giorni nello spazio, girando attorno al nostro pianeta per 130 milioni di chilometri e battendo il record di permanenza in orbita per una donna. Ora il viaggio di Samantha Cristoforetti è finito. La missione Futura si c conclusa con l’arrivo della navicella Soyuz nelle steppe del Kazakistan alle 15.43 delfll giugno. E la nostra astronauta è tornata, letteralmente, con i piedi per terra.

E per lei è iniziata la parte meno divertente. Niente più passeggiate fluttuanti e suggestive fotografie “dall’alto” da condividere su Twitter: nei prossimi mesi dovrà lavorare sodo per riabituarsi all’ambiente terrestre. Sì, perché dopo un lungo periodo in assenza di gravità il corpo deve imparare di nuovo a gestire questa forza che trascina tutto verso il basso. Non per niente «sollevarsi per uscire dal portello è stata una fatica immane», ha raccontato AstroSam al rientro.

«Si parla di riabilitazione, ma non bisogna pensare che Samantha sia in qualche modo malata», spiega il dottor Filippo Ongaro, nutrizionista della Cristoforetti da prima che diventasse astronauta e, in passato, medico dell’Agenzia spaziale europea. «In orbita si perde tessuto osseo e tono muscolare, cambiano il metabolismo e l’equilibrio ormonale.

Al rientro sulla Terra l’organismo deve riprendere alcune funzionalità che aveva “archiviato” perché nello spazio non gli servivano». Così, è del tutto normale che per qualche tempo gli astronauti abbiano difficoltà a reggersi in piedi, a mantenere l’equilibrio, ad afferrare e spostare anche le cose più leggere: «Perché la mano possa sollevare un oggetto, il sistema neuromotorio deve prima fare una stima di quanto pesa. Se non lo fa per sette mesi, perde l’allenamento. Ci vuole un po’ per “ritararsi” sui vecchi criteri, ma in genere bastano pochi giorni».

Più lungo è il recupero del sistema muscolo-scheletrico. «In questi sette mesi Samantha ha perso tono come se fosse passata da 50 a 60 anni, ma per fortuna non si tratta di un invecchiamento irreversibile», afferma Ongaro. «Per rimettersi in forma dovrà allenarsi molto, iniziando con un’attività dolce, magari in acqua, combinata con massaggi e trattamenti mirati.

L’intensità degli esercizi cardiovascolari e di tonifìcazione crescerà progressivamente, in base a come risponderà il suo fisico. Vista la sua giovane età, comunque, la ripresa sarà rapida: nel giro di un mese dovrebbe sentirsi perfettamente normale». Questo non significa che la riabilitazione sarà completa: «Le ossa hanno bisogno di più tempo per recuperare. Anche perché, essendo una donna, Samantha è più a rischio di osteoporosi si».

Anche il sistema immunitario è stato messo “in letargo” per un po’: «Nello spazio gli astronauti vivono isolati, quindi al rientro sono molto più fragili di chi, per esempio, prende la metropolitana tutte le mattine. In più sono sottoposti a grande stress e questo porta alla produzione di cortisolo, un ormone che abbassa le difese. Per questo, almeno all’inizio, Samantha dovrà limitare i contatti con l’esterno, pur senza bisogno di una vera quarantena».

Quanto all’alimentazione, non deve seguire alcuna dieta, ma semplicemente riprendere le sue buone abitudini. Ultimo problema, le radiazioni: sono tante quelle accumulate durante la missione, che andranno smaltite nel tempo. «Rappresentano il rischio maggiore, ma sono tenute sotto controllo. Finché non saranno tornate sotto il livello di guardia, c ci vorrà un po’, Sam non potrà partire per un’altra missione», rivela il medico. Niente viaggi interspaziali a breve termine, quindi. La Cristoforetti resterà qui a lungo, facendo da “cavia” per la scienza (i test ai quali sarà sottoposta nei prossimi mesi saranno di grande interesse per la ricerca) e godendosi, nonostante la nostalgia per lo spazio, le piccole cose di cui lassù sentiva la mancanza: l’aria fresca, una doccia, una bella insalata con tonno e noci.

Condividi