Samantha Cristoforetti tutti i record fatti in orbita

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E tornata a casa, Samantha Cristoforetti. O quasi. È tornata sulla Terra giovedì 11 giugno: alle 15.43 il touch-down della navicella Soyuz che ha scritto la parola fine alla missione ISS42/43. E l’astronauta italiana, milanese di nascita e trentina di adozione, è già una star: è lei ora a detenere il record di permanenza nello spazio di una donna in una sola missione. In totale 199 giorni e 16 ore a guardare il mondo da lassù. Un record nei record. Un periodo lunghissimo e impegnativo in microgravità e un ambiente ostile che mette a dura prova il fisico. «AstroSamantha» ha raccontato ogni momento della sua esperienza (criticata per la sua eccessiva presenza mediatica): lo ha fatto con entusiasmo e dedizione, non nascondendo mai le sue emozioni. «Wow, wow, wow!», scriveva sul suo profilo Twitter al termine del primo giorno nello spazio.

«VA ALLA GRANDE MA LA GRAVITÀ PESA!»

Ora fragile e pesantissima dovrà riabituarsi alla vita terrestre. «Prima mattina nella mia casa temporanea di Houston (dove assieme all’americano Terry Verts sarà sottoposta a un programma di riabilitazione e prelievi per il recupero delle piene facoltà fisiche e motorie, ndr): ascolto i suoni, sento gli odori e i sapori della Terra. Va alla grande, ma la gravità è pesante!», è tornata a cinguettare due giorni dopo l’atterraggio. La gravità, appunto. Quella che le è mancata dal 23 novembre 2014, il giorno in cui è decollata per la Stazione Spaziale Internazionale, e che ora deve reimparare a conoscere.

La aspettano giornate intense, tanto quanto lo sono state quelle nello spazio. Duecento non è solo il numero di giorni che la 38enne ha trascorso sulla ISS, ma anche il numero di esperimenti realizzati in orbita.

Test puramente scientifici come, in ambito sanitario, BRIC 21 per lo studio dei microbi e il loro adattarsi all’ambiente spaziale e resistere agli antibiotici; o l’analisi del Synthetic Muscle: un polimero attivo che si contrae ed espande sotto impulsi elettrici e potrebbe essere utilizzato per riprodurre tessuto muscolare nel campo delle protesi. In campo tecnologico, la Cristoforetti ha contribuito alla messa in opera – in assenza di gravità – di POP3D: uno strumento di produzione di piccoli oggetti in polimeri termoplastici; agli esperimenti con un centinaio di moscerini della frutta per il Fruit Flies Lab e la preparazione (e degustazione – a maggio – dopo oltre cinque mesi in orbita) del primo caffè espresso all’italiana con la macchina Isspresso: un’occasione per studiare il comportamento di fluidi in assenza di gravità. Uno degli esperimenti più importanti della missione è stato Drain Brain sul monitoraggio di cuore e cervello: l’astronauta ha indossato sensori per misurare il flusso del sangue ed eseguito esercizi muscolari e di respirazione il cui monitoraggio potrebbe avere ricadute diagnostiche nel settore della telemedicina.

Il capitano dell’Aeronautica Italiana, insomma, è stata una specie di cavia nello spazio, ha curato ogni aspetto del suo corpo eseguendo esperimenti anche su di sé: da quelli sull’apparato muscolo scheletrico per analizzare la modifica delle cellule ossee e valutarne la possibile ricaduta per la cura di malattie come l’osteopo-rosi, a quelli sul cervello per studiare la capacità di adattamento dell’organismo in microgravità, alla qualità del sonno (monitorata indossando una Maglietta Sensorizzata per la rilevazione dell’elettrocardiogramma e del respiro) e l’alimentazione, cruciale per combattere l’invecchiamento cellulare: sei mesi a 400 chilometri di distanza dalla Terra equivalgono a dieci anni.

lenticchie, fave e ceci

Ed è stata la Cristoforetti a indicare con attenzione necessità cruciali per i menu del bonus food che ha portato sulla Iss come aggiunta al cibo standard fornito dalla Nasa con l’obiettivo di capire quali alimenti aiutino a combattere l’atrofizzazione delle gambe o il mutamento della circolazione sanguigna. «Nel menu c’erano verdure e frutta liofilizzate», racconta Stefano Polato, chef ufficiale della missione Futura: è lui che ha curato i piatti extra. «Il procedimento permette di mantenere al 90% i valori nutritivi del prodotto che si conserva più a lungo ed è più sostanzioso; l’ortaggio o la fetta di mela si sgranocchia e dà un senso di soddisfazione maggiore rispetto a prodotti reidratati, meno invitanti.

«Ma anche piatti già assemblati come la quinoa col pesce azzurro o la zuppa di legumi. I componenti sono stati scelti per la qualità eccelsa: la lenticchia di Ustica (ricca di ferro), la fava di Carpino, il cece nero della Murgia Carsica. E, dopo la foto della Cristoforetti che mangiava la zuppa, le richieste per il prodotto sono state talmente alte che i produttori hanno esaurito le scorte. E hanno dovuto mettere in produzione nuovi stock». Effetti… spaziali.

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