Scorie nucleari Italiane, dove verranno stoccate?

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Scorie nucleari Italiane, 90 mila metri cubi di rifiuti nucleari da stoccare, dove? Non si sa.

Le Scorie Nucleari Italiane dopo il referendum del 1987 che diceva No al nucleare in Italia sono state trasferite in gran parte all’estero, in Francia, Gran Bretagna e Svezia, ma prima o poi sarebbero dovute tornare al bel paese, nella veste di blocchi verificati. In tutto stiamo parlando, titola il Corriere della Sera, di 90 mila metri cubi di rifiuti radioattivi, che assieme a 15mila metri cubi di rifiuti medico-radiologici dovranno essere stoccati in qualche luogo indefinito delle province italiane.
Presto o tardi il problema si sarebbe presentato, ma nessuno si è preoccupato di adattare o far costruire un luogo idoneo ad ospitare questi rifiuti speciali, a Dicembre l‘Ispra invierà un documento con tutti i criteri da rispettare per individuare un centro di stoccaggio entro Agosto 2014, nel frattempo la Sogin, deputata allo smantellamento delle centrali in disuso, dovrà stilare l’elenco delle aeree idonee.
Scanzano dieci anni fa era stato scelto per ospitare nel sottosuolo, ad una profondità di 700metri, le scorie, ben protette da un strato di salgemma impermeabile, tante le polemiche che hanno fatto optare per un cambio di rotta.
Ora il progetto prevede la creazione di una struttura in superficie capace di resistere per 200 anni, qui verranno conservate in maniera permanente le scorie a media e bassa radioattività, per qualche anno ci saranno anche le scorie con una radioattività più elevata, queste ultime verrebbero poi trasferite in qualche luogo dell’Ue, non si sa dove e quando, perché questo luogo non esiste ancora.
Sette mesi sono pochi per completare o anche solo avviare i lavori, il Corriere prosegue dicendo che occorrerebbero almeno 4 anni per individuare un luogo idoneo allo stoccaggio, più altri 4 anni per progettare e costruire la struttura ospitante.
Nel frattempo l’Emilia ha già detto No ad un deposito a Caorso, dove attualmente c’è la vecchia centrale spenta.
I contratti in scadenza siglano il rientro in Italia delle scorie a partire dal 2019, con un penale sarebbe possibile temporeggiare facendo restare tutto in Inghilterra per un po’, il problema sarebbe la Francia, probabilmente maldisposta a prorogare le scadenze fissate al 2025.
Con l’Inghilterra è stato siglato un accordo che prevede 6 mila metri cubi in meno di scorie, in cambio di mille metri cubi di altro materiale di scarto.
Dalle scorie è possibile ricavare uranio e plutonio riutilizzabili, questi vengono trattenuti ed impiegati dai paesi in cui i rifiuti nucleari sono stoccati, per qualsiasi uso civile, ma non per costruire bombe.

Ma quanto costa tutto questo agli italiani? A rispondere è il Corriere della Sera che spiega”La Sogin costa agli italiani (in bolletta) circa 220-230 milioni l’anno. Ma la scommessa è alta: nei prossimi anni il mercato mondiale del «decommissioning» potrebbe creare un giro d’affari di 600 miliardi. Prendendone solo l’1% il conto sarebbe già in pareggio.”

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