Scuola, il ricatto di Renzi scatena il caos nel Pd

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Il caos nel Pd sulla scuola è misurabile dalla concitazione con cui si convocano e sconvocano le commissioni parlamentari, dal modo in cui si misurano le dichiarazioni alle agenzie, dall’assenza di indicazioni chiare anche ai deputati più fedeli.

Dopo l’annuncio fatto da Matteo Renzi a Porta a Porta che, a fronte di migliaia di emendamenti delle opposizioni “le assunzioni non riusciremo a farle quest’anno”, ieri è stata la giornata delle precisazioni che non precisano.

LA SENATRICE PD Francesca Puglisi, ad esempio, responsabile Scuola e relatrice del provvedimento al Senato, dichiarava: “Non arretriamo di un millimetro sulla volontà di andare avanti e di trovare la strada per cercare di mettere in cattedra i 100mila docenti a settembre, approvando l’intero provvedimento. La buona scuola non è solo assunzioni ma tutto ciò che serve agli studenti a innalzare l’apprendimento e combattere la dispersione”.

Tanta determinazione, però, è stata smentita dal presidente della commissione Istruzione al Senato, Andrea Marcucci, che dopo aver tenuto tutti in apprensione per l’intera giornata, ha deciso di sconvocare la commissione stessa e di riconvocarla martedì 23 giugno: “7 (settima, ndr) commissione si riunirà martedì 23 alle 10” scriveva intorno alle 18,30 su Twitter: “Con senso di responsabilità di tutti i gruppi possiamo approvare #LaBuona-scuola”.

Il senso di responsabilità lo  aveva chiarito poco prima, sempre su Twitter, quando rendeva noto il numero di emendamenti sul provvedimento: “2150 emendamenti +500 sub +94 odg: #M5S 620, #Sel 529, #Pd 334, #gal 198, #ForzaItalia 183, #AreaPopo-lare 152, #lega 110”. Messaggio esplicito: siamo fermi per colpa vostra, senza l’ostruzionismo strisciante delle minoranze avremmo già risolto.

La direzione di marcia è la stessa indicata da Renzi nel lungo comunicato, stavolta via Facebook, del mattino in cui ha respinto la lettura del “ricatto” riferita alla proposta fatta nello studio di Bruno Vespa ribadendo però la natura di scambio dell’operazione: assunzioni in cambio di potere ai presidi. “Oggi qualcuno parla di ricatto, ma la verità è molto semplice: puoi assumere solo e soltanto se cambi il modello organizzativo. Dare più professori alle scuole impone l’autonomia degli istituti e una diversa organizzazione. Altrimenti la scuola diventa ammortizzatore sociale per i precari e non servizio educativo per i nostri ragazzi e le famiglie. ”. Tutto si tiene, dunque. “In molti però – prosegue Renzi – hanno contestato questo provvedimento chiedendone il ritiro e dicendo che avrebbe distrutto la scuola pubblica. Al Senato di conseguenza il provvedimento è bloccato da migliaia di emendamenti”. “Ora, delle due l’una. O questo provvedimento è una sciagura, come dice chi protesta. Oppure, come pensiamo noi, può essere migliorato ma è il primo provvedimento dopo decenni che mette soldi sulla scuola e restituisce continuità educativa ai nostri ragazzi. Discutiamo, facciamo modifiche, ma poi votiamo. Altrimenti saltano gli investimenti”. “Noi ci siamo, conclude Renzi, pronti al confronto fin dalla prossima conferenza nazionale sulla scuola”.

MA È PROPRIO la convocazione della conferenza a insospettire gli insegnanti – che ieri hanno manifestato di nuovo a Roma in piazza del Pantheon -ed esponenti della minoranza Pd come Stefano Fassina. Tra i pochi, va detto, insieme a Walter Tocci e Corradino Mineo, ad aver tenuto il punto sulla difesa dei precari a rischio mentre il resto dell’opposizione democratica punta a incassare il risultato del rinvio della riforma. “Abbiamo discusso a lungo, fatto audizioni e poi il governo ha deciso” spiega Fas-sina lasciando intendere che la conferenza nazionale rischia di essere solo una perdita di tempo.

Se, come spiegato da Renzi a Porta a Porta, l’assise dovesse tenersi ai primi di luglio, per il dibattito in commissione al Senato, il voto in aula, il ritorno alla Camera e il voto definitivo si potrebbe, addirittura, finire ad agosto. A quel punto i tempi tecnici per procedere con le assunzioni entro l’anno non esistono. A meno che, nel caos in cui si è infilato, Renzi non decida di cambiare ancora idea e di andare a una stretta. Gira voce di un maxi-emendamento su cui chiedere la fiducia. Ma alle giravolte di Renzi non si raccapezza più nemmeno il suo più stretto entourage.

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