Sette piccoli De Luca: quelli sospesi subito da Renzi

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Sette precedenti, che portano la sua firma. Sette casi in cui il presidente del Consiglio Matteo Renzi ha applicato alla lettera la legge Severino, sospendendo per 18 mesi dalla carica consiglieri regionali condannati o posti agli arresti domiciliari con decreto retroattivo: ossia la cui efficacia decorre dal giorno della sentenza o del provvedimento cautelare. O ancora meglio, dal giorno in cui si è verificata la causa della sospensione. E nessuno spazio per valutazioni da parte del premier, perché la misura si applica in automatico.

UN BEL PROBLEMA per il governo e il Pd, che in queste ore cercano una via d’uscita al pasticciaccio in Campania, con un governatore eletto, il dem Vincenzo De Luca, che andrà sospeso appena proclamato presidente, perché condannato in primo grado per abuso d’ufficio. Qualunque atto lui prendesse dopo la proclamazione sarebbe nullo: a partire dalla nomina della giunta. Così vuole la legge Severino. E così confermano i precedenti trovati dal Fatto, che raccontano come il premier Renzi abbia applicato spesso la normativa senza battere ciglio. Almeno quando non riguardava un governatore scelto (o sopportato) dai Democratici. In queste ore alcuni hanno ventilato possibili espedienti giuridici. Tra questi il magistrato Raffaele Cantone, nominato da Renzi all’Autorità nazionale Anticorruzione, che ieri su Repubblica sosteneva:

“Non do per scontato che De Luca debba essere sospeso dopo la proclamazione, perché in questo caso non si consentirebbe al consiglio di funzionare e alla giunta di essere nominata, e quindi la sospensione diventerebbe una decadenza”. Tradotto, De Luca dovrebbe avere il tempo di entrare in carica e magari di nominare gli assessori e un vicario. Difficile sostenerlo però alla luce dei decreti firmati da Renzi. Si comincia con quello per la sospensione di Gennaro Salvatore, allora consigliere regionale in Campania per il Nuovo Psi, posto agli arresti domiciliari l’11 febbraio 2014 con l’accusa di peculato. Il premier lo ferma pochi giorni dopo, l’otto marzo, con apposito decreto. E ovviamente la sospensione decorre dal giorno dell’arresto, l’ 11 febbraio. Un mese dopo è il turno diPaolo Castelluccio sospeso dalla carica di consigliere regionale della Basilicata il 23 aprile 2014. Castelluccio, eletto per Forza Italia e segretario dell’assemblea, coinvolto nella “rimborsopoli” locale, era stato condannato in via definitiva dalla Cassazione al divieto di dimora a Potenza.

LA PRESIDENZA del Consiglio prende atto, come si legge nel decreto: “A decorrere dal 14 gennaio 2014 (cioè dalla sentenza, ndr) è accertata la sospensione del signor Castel-luccio”. Nella stessa data Renzi ferma Fabiano Amati, eletto in Puglia per il Pd, ai tempi assessore ai Lavori Pubblici nella giunta Vendola. Amati era stato condannato il 13 febbraio 2014, in primo grado, a un anno e otto mesi (con il rito abbreviato) per abuso d’ufficio e falso. Il 4 luglio 2014, il premier sospende l’allora presidente del Consiglio regionale della Campania, Paolo Romano (Ncd), ai domiciliari per tentata concussione. La sospensione decorre dall’arresto, disposto il 15 maggio 2014. Il 1° agosto tocca a Silvano Gri-senti (Progetto Trentino), consigliere provinciale a Trento e quindi consigliere regionale in Trentino Alto Adige, condannato per corruzione dalla Corte di Appello di Bolzano. Lo stesso giorno, Renzi sospende Marilyn Fusco e Ma-ruska Piredda, allora consigliere regionali in Liguria, entrambe ex Idv. E le ferma a partire dal 23 giugno, il giorno in cui Fusco e Piredda vengono poste agli arresti domiciliari nell’ambito dell’inchiesta sulle spese pazze in Regione. Insomma, sette casi uguali affrontati in modo identico dallo stesso premier. Che ora cerca un’altra strada, per risolvere i guai. Nonostante la legge, e nonostante quei decreti. Con la sua firma.

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