Sexy webcam: Negli ultimi anni sono aumentati esponenzialmente i ricatti a sfondo sessuale avvenuti tramite il web

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Ne abbiamo parlato con Luca (il nome è di fantasia) che ci ha raccontato la notte più brutta della sua vita, come l’ha definita lui.

La storia risale a un paio d’anni fa.

Era una sera di giugno. Luca era a casa da solo. Faceva un caldo torrido, di quelli che si sentono solo a Milano in estate, con la camicia che si incolla al petto e alla schiena semplicemente stando fermi. Luca era fidanzato con una ragazza, Chiara (anche questo nome è di fantasia), che da qualche mese si era trasferita dall’altra parte del mondo per lavoro. Per la precisione a Dallas, Texas. Novemila chilometri: un’enormità, che solo Internet ha parzialmente ridotto.

Quella sera Luca aveva appena terminato la sua quotidiana chiacchierata via Skype con Chiara. La solita routine degli ultimi sette mesi. Solo che quella sera il caldo era davvero opprimente, levava il sonno, e Luca non aveva il condizionatore. Finestre aperte o chiuse non faceva alcuna differenza.

Così, invece di andare a dormire, decide di caz-zeggiare in Internet. Dando credito ad alcuni racconti sentiti qua e là dagli amici, prova a visitare il sito chatroulette.com. Si tratta di una vera e propria finestra sul mondo dove, mediante una webcam, è possibile guardare le persone connesse in tempo reale su quel sito. Sulla schermata appaiono due box: in uno ci sei tu; nell’altro, le persone che il sistema operativo ti seleziona automaticamente. Se la persona che ti compare non ti piace/incuriosisce, puoi passare oltre schiacciando col mouse il tasto skip, e il sistema ti collegherà istantaneamente a un altro utente. Se nessuno dei due “skippa”, si può iniziare a parlare.

Durante la navigazione Luca trova di tutto: musicisti rasta con lattine di birra, ragazzini intenti a giocare alla Playstation, gente che dormiva. Nulla di particolarmente interessante, solo una pratica -per così dire – eccentrica.

Fino a quando Luca si imbatte in una ragazza.

«Era stupenda. Magnifica» mi racconta con aria afflitta. «Ma, soprattutto, era in bikini».

Luca inizia a raccontarmi per filo e per segno come si sono svolti i fatti: «Era molto simpatica. Parlavamo in inglese. Diceva di chiamarsi Marie e di essere irlandese».

Già, perché ai tempi su chatroulette non c’era bisogno di registrarsi. L’accesso era libero, non c’era da compilare nessun campo di sicurezza, quindi chiunque avrebbe potuto dire di sé qualunque cosa. Anche di chiamarsi Marie e di venire dall’Ir-landa. Ma forse non era una coincidenza, questa libertà d’accesso…

«A un certo punto lei inizia a provocarmi. Si tira giù una spallina del bikini, poi l’altra. Mi chiede di levarmi la maglietta, e io eseguo».

Luca, che oggi ha 29 anni, mi confida che all’epoca era in astinenza da quando la sua Chiara si era trasferita negli Stati Uniti. Sette mesi, quindi. Così si è lasciato andare.

«Tanto, voglio dire. mica era tradimento. Era una cazzata, un gioco con un’estranea che non avrei mai più rivisto».

Il gioco, come lo chiama lui, va oltre. Marie si leva il reggiseno. Provoca Luca con tutti i mezzi a sua disposizione. Su proposta allettante della ragazza, Luca si spoglia completamente. Lei fa lo stesso.

A un tratto, però, il video si impalla.

«Sto lì, aspetto, le scrivo. Lei mi dice di continuare sulla chat di Facebook. E io. ho accettato. Ci scambiamo l’amicizia e da lì è stato un disastro».

«Spiegati meglio», gli chiedo.

«Nel senso che appena mi scrive sulla chat di Facebook mi dice di aspettare due minuti, che ha ricevuto una telefonata. E io sto lì, aspetto. A un tratto, nella chat mi arriva un link di YouTube. Lo apro e cosa vedo?». Luca fa la faccia di quello che vorrebbe sotterrarsi. Poi riprende il racconto: «Vedo me nudo, in pose, diciamo… insomma, di quando stavo giocando con Marie. Il titolo del video era il mio nome e cognome».

Marie ha registrato tutto il loro gioco di prima. Per farlo basta un programmino, una cosa semplice.

«E cosa fai?» chiedo.

«Sono quasi svenuto. Dopo il link mi ha scritto che se non avessi spedito cento euro con Western Union mi avrebbe rovinato la vita. Così, mi ha detto. “Ti rovino la vita”. Mi ha scritto i nomi di tutti i miei contatti di Facebook – tra i quali c’erano anche quelli di lavoro – e ha detto che avrebbe inviato il video a tutti».

«E tu cos’hai hai fatto?».

«Ho chiuso Facebook e l’ho cancellata dagli amici. Ma dopo due minuti hanno iniziato ad arrivarmi altre minacce. Erano le tre di notte, capisci, cosa potevo fare?».

Luca decide di vestirsi e, terrorizzato, corre alla questura di via Fatebenefratelli. Lì trova due agenti abbastanza giovani ma, soprattutto, comprensivi. Sta con loro più di un’ora, quasi in lacrime.

«Sono stati gentilissimi. Però mi hanno detto che da lì non potevano fare niente di più che raccogliere la mia denuncia, e che alle nove del mattino avrei dovuto presentarmi all’ufficio di polizia Postale. E così ho fatto. Alle otto, un’ora prima dell’apertura, ero già lì, con la denuncia appena effettuata.»

La Postale, però, non è sorpresa. Appena lo vede, un agente gli dice: «Chatroulette?».

Luca sbianca. Annuisce.

«Nell’ultimo mese sarai il duecentesimo».

L’agente conduce Luca nel suo ufficio. Gli dice che non c’è molto da fare, proprio per il fatto che il video esiste fisicamente. L’unica cosa che possono fare è segnalare a YouTube il video da rimuovere, cosa che poi accadrà nel giro di un’ora.

«Poi l’agente mi ha detto che la cosa migliore sarebbe stata che non fuggissi da Facebook, ma anzi, per fregare la ragazza – o chi c’era dietro il ricatto – avrei dovuto tenerli agganciati e fingere di essere disposto a pagare. Poi andare alla Postale e, collaborando con loro, spedire il denaro. La polizia sarebbe così potuta risalire al destinatario seguendo i soldi. Perché, per il resto, non li avrebbero mai beccati. La Western Union è un sistema di pagamento praticamente irrintracciabile, ed è quello che usano per questo genere di crimini».

La domanda, a questo punto, viene spontanea: chi c’è dietro? Se si sa come agiscono, perché non si riesce a fermare questi delinquenti?

Riprende Luca: «Mi ha spiegato che di solito questi ricatti li mettono in pratica da altri Paesi, quindi sotto altra giurisdizione, e l’Interpol, in effetti, ha problemi ben più gravi da affrontare. Trafficanti di droga, di armi, terrorismo… Capire chi c’è dietro realmente è pressoché impossibile».

Naturalmente, non si può biasimare Luca per essersi spaventato e avere quindi deciso di troncare i rapporti con Marie, o chiunque fosse. Anche l’agente lo sa, e gli dice che l’unica cosa che può fare adesso è digitare periodicamente il suo nome su Google e andare a vedere nella sezione “video” se compariva il suo filmato. E, qualora lo trovasse, dovrebbe segnalarlo agli amministratori del sito.

«Poi ho chiesto al poliziotto se, a seguito delle minacce, i video fossero mai stati realmente diffusi. La sua risposta mi ha gelato: “È capitato”, ha detto. “Poche volte, ma è capitato.” Puoi capire come mi sono sentito».

L’agente ha cercato poi di tranquillizzarlo, spiegandogli che queste organizzazioni specializzate nei cosiddetti sexy-ricatti sono proliferate negli ultimi anni, e che solo una piccola parte dei ricattati ha subito davvero conseguenze. E, per finire, lo ha invitato a usare la rete con maggiore prudenza.

E qui torna il nostro discorso iniziale: la rete è fondamentale, ma nell’anonimato che concede si nasconde di tutto. Questo tutto, spesso, non ha un volto. È bene essere chiari: i web-ricatti sono crimini a tutti gli effetti, è un reato penale punibile col carcere e sul territorio nazionale non ci vuole niente a rintracciare gli autori del ricatto. Le tecnologie della polizia Postale sono davvero molto avanzate. Nel caso di Luca il problema era rappresentato dalla giurisdizione, dal momento che – e questo è stato verificato in un secondo momento dal magistrato che ha effettuato le indagini in seguito alla denuncia di Luca – l’organizzazione che ha tentato di irretirlo agiva dall’estero. Da dove, di preciso, non lo sappiamo.

«Sono passati due anni, e ancora ogni volta che mi arriva una mail, un messaggio su Facebo-ok o una richiesta di amicizia da qualcuno che non conosco, mi viene la pelle d’oca. Grazie a Dio non hanno divulgato il mio video ma, come avrai capito, potrebbe succedere da un momento all’altro. Vivo con questa paura».

«E la tua ragazza, Chiara? Lei lo sa?».

«No. L’anno prossimo ci sposiamo».

Per fortuna il pericolo sembrerebbe scongiurato. Difficilmente questa storia avrà un seguito, oltretutto dopo un arco di tempo così lungo. Una cosa, però, ci sentiamo di dirla: Luca non ha fatto niente di male. Ha commesso una leggerezza, una ragazzata dei giorni nostri, che ha rischiato di pagare caro, più per l’imbarazzo che per altro, dato che nel video non lo si vede intento a compiere chissà quale nefandezza.

Tutto sommato, questa volta a Luca è andata bene, ma alla prossima vittima potrebbe non andare così. Quindi, attenti: Internet è uno strumento straordinario, ma anche capace di svelare le più becere intenzioni. Un nemico senza volto è un nemico difficile da battere.

Certo, se Chiara lo scoprisse.