Sgarbi vs. Borsellino: vilipendio al Capo dello Stato

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Sgarbi vs. Borsellino: vilipendio al Capo dello Stato

La denuncia per vilipendio – Il Fatto Quotidiano del 22 dicembre 2013 pubblicò delle interessanti dichiarazioni di Salvatore Borsellino, fratello del magistrato ucciso nel ’92, relative alla trattativa Stato-mafia:

“Napolitano è il garante di quella trattativa Stato-mafia sulla quale oggi è in corso un processo che si vuole fermare. Abbiamo un Capo di Stato che da più di vent’anni copre la congiura del silenzio tra Cosa Nostra e le istituzioni”.

Il famoso critico d’arte ferrarese qualche giorno fa ha presentato un esposto-denuncia alla Procura romana, che ha come oggetto proprio quanto detto da Borsellino. Sgarbi chiede alla Procura di rilevare se le dichiarazioni di Borsellino “costituiscano offesa all’onore o al prestigio del Presidente della Repubblica”. Se tali dichiarazioni dovessero integrare la fattispecie di vilipendio di cui all’art. 278 del Codice Penale, Borsellino potrebbe essere punito con la reclusione da uno a 5 anni. Nel frattempo, Borsellino dal canto suo ha addotto che l’azione intrapresa da Sgarbi derivi dalle manovre di qualche “potere forte”.

L’anomalo furto di casa Borsellino – Notizia degna di nota, che fa sospettare circa un attacco diretto a Borsellino di natura più complessa rispetto al semplice esposto di Sgarbi, è un furto subito dal palermitano nel suo appartamento di Arese, in provincia di Milano, fra l’ultima settimana di dicembre e la prima di gennaio, periodo in cui l’attivista delle “agende rosse” non era in casa. “Un fatto strano, non certo opera di balordi. Sono stati lasciati oggetti di valore mentre hanno rovistato tra i documenti”, ha dichiarato lo stesso al Corsera. Dal canto nostro, noi non vogliamo pensare e non pensiamo che dietro all’eclettico critico d’arte ci siano interessi oscuri; ma il furto quasi in contemporanea in casa Borsellino è un segnale d’allarme, soprattutto alla luce delle modalità in cui si è svolto.

Minacce ai magistrati antimafia – Sempre in merito alla trattativa, Sgarbi in questi giorni ha dichiarato anche che le minacce di morte al pm Nino Di Matteo sarebbero “infondate”. Noi lo speriamo con lui, anche se, a fronte di un lavoro più che spasmodico in questo momento da parte dello stato volto alla difesa del pm, crediamo che tale minaccia sia quanto mai concreta. La notizia circa un potenziale attentato nei confronti dell’aggiunto della Procura di Palermo, Maria Teresa Principato, coordinatrice nella ricerca all’ultimo dei latitanti Matteo Messina Denaro (starebbe per arrivare del tritolo fra le province di Trapani e Palermo), non può che confermare la presenza di rischi tutt’altro che “infondati” per i magistrati che lottano contro Cosa Nostra.

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