Si sveglia il sindacato: Pronta la class action sui rimborsi pensioni

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Non è affatto finita la partita sulle rivalutazioni delle pensioni. I rimborsi bluff decisi dal governo di Matteo Renzi – finalizzati a mettere una pezza alla sentenza della Corte costituzionale che ha bocciato il blocco degli scatti per il 2012 e il 2013 targato Mario Monti – potrebbero finire al centro di una super battaglia legale. I sindacati potrebbero infatti dare il via a una class action, vale a dire una azione legale di massa. Una sola vertenza che, se accolta dai giudici, si applicherebbe a tutti gli interessati, cioè circa 5 milioni di pensionati che per due anni hanno avuto l’assegno Inps bloccato e ad agosto riceveranno in media 500 euro di rimborso.

La mancetta di Renzi, insomma, finirà in tribunale. I sindacati, finora «silenti» sulla questione, forse troppo, sembrano voler uscire dal torpore. L’ipotesi della class action, in particolare, è sul tavolo tavolo della Uil. Ieri il segretario generale, Carmelo Bar-bagallo, è tornato a chiedere un confronto all’esecutivo, in assenza del quale partiranno le carte bollate.

«Bisogna che facciano una discussione con il sindacato pensionati e vedere come affrontare il problema, altrimenti stiamo pensando al ricorso ad ulteriori azioni di legge. Sto cercando di capire se non sia necessaria anche una class action» ha spiegato Barbagallo. Secondo i calcoli dei tecnici Uil, la legge Fornero di line 2011 -vale a dire quella bocciata dai giudici di palazzo della Consulta lo scorso 30 aprile – serve per fare cassa: ben 80 miliardi di euro fino al 2020.

«E adesso c’è chi sta pensando di fare ancora cassa» ha aggiunto il sindacalista puntando il dito contro i mini rimborsi di palazzo Chigi. «Noi cercheremo di far fare loro lotte importanti perché le leggi dei privilegi le ha fatte questo Parlamento, non il sindacato». La Uil potrebbe sfruttare le modifiche alla class action, approvate ieri alla Camera e passate al Senato. Il testo è considerato una «rivoluzione» dal relatore, Alfonso Bonafede (M5S): la nuova azione di classe potrà essere intrapresa da tutti coloro che avanzino pretese risarcitorie, anche modeste (oggi lo strumento è riservato ai consumatori e alle loro associazioni).

Sta di fatto che se Renzi accetterà il confronto, si sentirà chiedere di recuperare l’indicizzazione piena su tutte le pensioni frutto di contribuzione, aggiornando in paniere di riferimento alle reali condizioni dei pensionati italiani; di ridurre la pressione fiscale sulle pensioni, uniformando la no tax area dei pensionati a quella dei lavoratori dipendenti; infine, di riprendere il percorso di rivalutazione delle pensioni attraverso una valorizzazione degli anni di contribuzione effettivamente versata. La carne al fuoco è tanta.

Quello dei rimborsi 2012-2013, in ogni caso, è solo uno dei temi al centro del dibattito, per quanto riguarda la questione «previdenza». Il presidente Inps, Tito Boeri, a più riprese ha parlato di interventi possibili e a stretto giro il governo potrebbe rompere gli indugi con una riforma. Dal canto suo, la Uil punta a maggiore flessibilità in uscita in un range di età tra 62 e 70 anni all’interno del quale il lavoratore possa scegliere su basa volontaria e senza penalizzazioni, oppure attraverso il sistema delle quote, sommando età anagrafica e anzianità contributiva.

Per il sindacato, poi, occorre intraprendere un riassetto che regoli l’accesso anticipato al pensionamento per gli addetti alle lavorazioni particolarmente faticose e pesanti e per tutti i lavoratori esposti all’amianto. La proposta è di favorire modalità di accesso al parttimeincentivato negli anni antecedenti l’età pensionabile e prevedere integrazioni contributive per i periodi di lavoro part time richiesti per motivi di cura, familiari ed educativi. Per il sindacato di via Lucullo è poi indispensabile una nuova campagna informativa istituzionale sulla previdenza complementare, nonché l’eliminazione dell’aumento di tassazione sui rendimenti dei fondi pensione introdotto con l’ultima legge di stabilità.

La prossima manovra sui conti pubblici potrebbe diventare il veicolo normativo adatto per l’ennesimo intervento in campo previdenziale, ormai ritoccato senza tregua dal 1996. Tra le idee allo studio del governo, c’è la staffetta generazionale. E ieri il ministro del Lavoro, Giuliano Poletti, ha spiegato i contorni della misura: «Quando parlo di staffetta generazionale non sto pensando al padre e al figlio, penso alle imprese che hanno l’esigenza di ricambio e di competenze e dobbiamo vedere se possiamo accompagnare ciò con un meccanismo di rotazione».

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