Simpson, agonia di una rivoluzione

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Diciamo che il giallo, nel tempo, si è un po’ sbiadito. Da qualche giorno si susseguono anticipazioni sulle future mosse dei Simpson, la serie tv animata con più di un quarto di secolo sulle spalle (o meglio sulle telespalle, per fare del citazionismo svelto). Spoiler che arrivano a un passo dalla ventisettesima stagione suonando un po’ come un “ok ragazzi, dovevamo inventarci qualcosa”.

LA FAMIGLIA di personaggi gialli d’America, creati dalla penna di Matt Groening, è entrata nelle case italiane nei primi Novanta, e anche se nei vari lustri ha poi trovato diverse collocazioni, la principale è stata – e rimane – quella della primissima fascia pomeridiana (Italia 1, ore 14). Non esiste persona che negli ultimi 20 anni non abbia incrociato la buffa famiglia di Springfield durante una pausa pranzo o caffè. Tutti, che apprezzino o meno l’ironia del programma, sanno riconoscere Homer Simpson e la moglie Marge, con i tre figli al seguito in ordine di nascita: Bart, Lisa e Maggie.

Quello che il produttore esecutivo Al Jean ha comunicato direttamente dall’Axt Television Festival di Austin è che, tanto per cominciare, nella prossima puntata di Halloween, “Treehouse of Horrors XXVI”, Bart morirà. E morirà per mano di Telespalla Bob – nel tempo al fianco di Krusty il clown – che dopo anni realizzerà il sogno di uccidere il ragazzino scalmanato di dieci anni. Ora, chi ha avuto a che fare con la sit-com negli anni si sarà accorto che gli episodi di Halloween non impattano sulla trama generale, e quindi, dopo un po’ di panico, è stato chiaro a tutti i fan che Bart dovrebbe ancora avere un posto sul celebre divano di casa.

Chi invece rischia di non averlo più, è Homer, il papà casinista, goffo e cinico, ma vero  pilastro dell’opera (sua la celebre esclamazione “D’oh!”, espressa dopo l’errore di turno, ed entrata persino nell’Oxford English Dictionary).

Al Jean, dopo l’annuncio thriller sulla puntata di ottobre, in una lunga intervista a Variety ha parlato chiaramente di separazione legale tra Homer e “belli capelli” Marge. “Si innamorerà della sua farmacista, che avrà la voce di Lena Dunham – spiega – e avremo altri cammei dalla serie Girls”. Sempre dedicato a Bart, ci sarà un episodio ispirato al film “Boyhood”, con continui flashback e flashforward sulla sua vita. Tornerà persino il maiale che Homer prende a cuore nel lungometraggio del 2007: Spider-Pork, quello che ne “I Simpson – Il film”, l’uomo di casa faceva ballare sul soffitto canticchiando “Spider Pork, Spider Pork, il soffitto tu mi sporc…” per la gioia di quella santa di Marge.

INSOMMA, tutte trovate che sembrano raccontare un momento di crisi del prodotto. Qualche anno fa nel pieno della recessione, a mettere a rischio la sopravvivenza della serie c’era un difficile accordo sui compensi tra Fox e doppiatori statunitensi – e dio solo sa quando i Simpson abbiano a cuore le loro voci, sia quelle storiche, che le guest star arrivate nel tempo.

Ma adesso la questione riguarda la creatività: “La forza dei Simpson è sempre stata quella di essere metaculturali – spiega Davide Bennato, docente di Sociologia dei Media Digitali all’Università di Catania e appassionato spettatore dei Simpson -. Fanno continue battute che presuppongono la conoscenza di una cultura americana che loro stessi spiegano attraverso quelle battute. Il personaggio di Lisa è maestro in questo”. Un universo di riferimenti culturali che attinge costantemente e a piene mani da cultura, scienza, tecnologia, matematica. Un tipo di scrittura però che “non può reggere in eterno”.

“Anche se è una giornata particolare per citare Eco – scherza Bennato – i Simpson sono un’Opera Aperta”. Più livelli che aprono molteplici interpretazioni, nelle mani, in questo caso, dello spettatore. “La sensazione però è che con queste anticipazioni, così come con la morte della Caprapal (la maestra di Bart, ndr) si stia facendo ricorso ai colpi di scena classici che arrivano in molte serie. Sono i trucchi classici di chi ha ‘saltato lo squalo’”.

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