Socialisti più spietati di Angela «Per Atene solo aiuti umanitari»

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I primi a sparare sul referendum di Alexis Tsipras sono stati sì i tedeschi, ma non quelli che ti attendevi. Zitto il falco dei falchi, il ministro delle Finanze Wolfang Schauble, non molte parole e nessuna dura da parte della cancelliera Angela Merkel. Ad imbracciare il lucile e puntare su piazza Syntagma sono stati soprattutto i socialisti di Berlino. Parole dure di Martin Schulz, nel videomessaggio da presidente dell’Europarlamento, per deridere la promessa greca di riaprire le banche dopo la vittoria referendaria e drammatizzare subito: «Penso che dovremmo discutere un piano di aiuti umanitari per la Grecia: pensionati, bambini, gente comune, non dovrebbero pagare il prezzo della situazione drammatica in cui si trova il Paese e in cui l’ha portato il governo di quel Paese ora». Detto pochi minuti dopo il risultato referendario, aveva una significato chiaro e si traduceva così: siccome alla Grecia non daremo nemmeno un centesimo, ci sarà una emergenza umanitaria, e dovremo aiutarli con cibo e medicine.

Non meno chiaro il vice capogruppo dei socialdemocratici tedeschi Carsten Schneider: «Non so come si possa trovare ancora un terreno comune con la Grecia». E come Schulz ha battuto il tasto sull’emergenza umanitaria anche il vice cancelliere della Spd, Sigmar Gabriel: «Dobbiamo essere pronti a fornire aiuti umanitari alla Grecia». E poi, velenoso: «Tsi-pras ha distrutto l’ultimo ponte verso un compromesso tra Europa e la Grecia. Tsipras e il suo governo portano il popolo greco su una strada di amara rinuncia e di disperazione. Con il no alle regole del gioco dell’eurozona trattative su programmi miliardari sono quasi inimmaginabili. È vero che il ponte è stato rotto, e si cerca di costruirne uno molto più difficile, perchè la situazione del popolo è molto peggiorata».

Ci ha dormito su, e ieri si è un po’ ammorbidito: «Il taglio del debito non si può fare senza condizioni. Possiamo parlarne soltanto di fronte alla realizzazione delle riforme», ha detto. Aggiungendo: «Ma non si può arrivare

alla instabilità dell’eurozo-na».

I veri falchi sono dunque i socialisti, e lo scopo di un fronte così duro e compatto contro la Grecia è tutto di politica interna. Anche in Germania si dovrà votare il prossimo anno, e i tedeschi hanno lo stesso vizio degli italiani: alle campagne elettorali si preparano per tempo. Tanto più quando l’avversario è ostico e solido come la Merkel. La strategia dei socialisti è quella di mettere la cancelliera con le spalle al muro, costringere lei a correggere i loro toni, alla fine risultare la colomba che apre una volta di più le porte a Tsipras. E naturalmente fare tesoro di questo Possibile cedimento della Merkel alle prossime elezioni, visto che l’opinione pubblica tedesca vede come il fumo negli occhi la possibilità di aprire ancora una volta il borsellino per aiutare la Grecia.

Solo che nel frattempo i falchi a sorpresa spuntano come i lunghi nell’area dell’euro. Ci sono Spagna e Portogallo che i sacrifici hanno fatto fare ai loro popoli, hanno visto gli Tsipras crescere nel loro seno e non vogliono tirare loro la volata. Saranno ferocemente contro a qualsiasi nuovo aiuto ad Atene.

Ci sono i paesi baltici assai più tedeschi dei tedeschi. Parole durissime su Tsipras sono venute dal premier estone Taavi Roivas, e ancora di più dall’ex ministro delle Finanze Maris Lauri. Loro hanno in ballo 450 milioni di euro di prestiti alla Grecia, e non sono disposti a perdere un euro di più.

Stessi toni da Estonia e Lettonia, e ancora peggio dalla Slovenia. Non solo difendono con le unghie e con i denti i piccoli tesori già prestati alla Grecia, ma da ex paesi comunisti diffidano di Tsipras e di Syriza come pochi altri. Stessa musica in Finlandia, enon èche nei Paesi Bassi si aprano le porte dicendo «greci, accomodatevi».

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