Soldi sporchi: Obama e Hillary li restituiscono i nostri politici se li tengono

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Che i soldi non abbiano odore, non è sempre vero. A volte puzzano di criminalità e, anche se può sembrare strano, ci sono politici che se ne accorgono benissimo. Durante la campagna elettorale che lo avrebbe portato alla sua rielezione nel 2012, Barack Obama si è sentito in obbligo di restituire una grossa donazione privata proveniente dalla famiglia del magnate messicano Juan José Rojas Cardona, per gli amici Pepe, latitante fuggito dagli Usa dopo pesanti accuse di frode e traffico di droga. E i suoi fratelli, in cerca di riscatto per il nome della famiglia, hanno fatto una bella raccolta fondi per il Partito democratico: 200 mila dollari da diversi membri della famiglia, più altri 100 mila raccolti attraverso di loro.

Sospettato di omicidio e giri di mazzette

Pepe Cardona racconta il N ew York Times, non sembra esattamente un tipo raccomandabile. Fuggito dall’Iowa dove era stato liberato su cauzione, riappare nel suo Paese d’origine, il Messico, e si fa conoscere dalla giustizia per attività violente e atti di corruzione. Emerge anche da un cavo di Wikileaks nel 2009, dove si parla di lui come sospettato per aver organizzato l’omicidio di un suo rivale d’affari, nonché distribuito mazzette a funzionari locali. Secondo la magistratura americana, nel 2011 uno dei suoi fratelli cerca (invano) un contatto con l’allora presidente democratico dell’Iowa per cercare di far perdonare i reati di Pepe e farlo così rientrare negli Usa. Pochi mesi dopo, un altro fratello comincia a raccogliere fondi per Obama nella roccaforte del presidente a Chicago. Lui stesso, con altri membri della sua estesa famiglia, è un finanziatore: oltre 30 mila dollari al Comitato democratico nazionale vengono proprio dai due fratelli, 13 mila dollari dalla sorella che risiede in Tennessee. Troppo zelo per non insospettire i supporter di Obama. A inizio febbraio del 2012 la vicenda si

chiude drasticamente: “Sulla base delle domande sollevate tutti i soldi verranno restituiti”, ha dichiarato un portavoce della compagna democratica riferendosi alle relazioni pericolose dei parenti americani con Pepe in Messico messe in luce dall’inchiesta del quotidiano newyorchese.

Sessanta parlamentari rimandarono tutto indietro

Atto dovuto o dimostrazione di responsabilità da parte della politica? In un sistema politico tutto apertamente finanziato da donazioni di privati o di lobby, nessuna legge obbliga la restituzione. Ma a volte i politici preferiscono rinunciare piuttosto che rischiare un’indagine o uno scandalo per corruzione. Per questo nel 2006 l’allora presidente George W. Bush si liberò della modesta cifra di 6 mila dollari, donati come contributo dal lobbista Jack Abramoff, devolvendoli in beneficenza per la ricerca contro le malattie cardiache. Abramoff, uomo d’affari americano con tutt’e due le mani nel finanziamento alla politica, è stato condannato a sei anni di prigione per truffa, corruzione di pubblici ufficiali ed evasione fiscale. Nonostante la sua vicinanza al Partito repubblicano, il lobbista aveva distribuito regali a politici di una parte e dell’altra: 60 parlamentari – tra cui Hillary Cl i nton a cui erano andati2.000 dollari – hanno restituito quel denaro considerato imbarazzante. Così come, solo per essere al riparo da polemiche, Michelle Obama nel 2010 ha detto “no grazie” a un controverso emolumento destinato alle first lady americane frutto di un lascito privato fin dal 1912.

Nella vecchia Europa le cose cambiano

È da questa parte dell’Atlantico – dove il finanziamento alla politica è però in gran parte pubblico eccetto che nel Regno Unito – che le cose cambiano e i politici non sembrano inclini a restituire soldi sporchi o frutto di uno scandalo, a meno che non lo imponga un provvedimento giudiziario. È pur vero che a Parigi il premier socialista Manuel Valls ha messo mano al portafoglio dopo aver portato a spese dei contribuenti i suoi figli alla finale di Champions League a Berlino sabato scorso. Il primo ministro francese, che è di origini catalane e tifoso del Barcellona, si è difeso dicendo che si trattava di un viaggio ufficiale per incontrare il presidente Uefa Platini in vista degli Europei che si terranno in Francia nel 2016. Ma, messo sotto pressione dalla stampa e dall’opinione pubblica (su Twitter ha dilagato l’hashtag #Vallsgate), alla fine ha rimborsato 2.500 euro, la cifra stimata per il volo da Poitiers a Berlino con i suoi due rampolli.

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