Sospesi, indagati e sfiduciati Tutte le giunte in bilico del Pd

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Regione del Pd che vai, bufera che trovi. Dal Piemonte alla Sicilia, le giunte a maggioranza dem sono diventate polveriere, tra firme (forse) false, presidenti sospesi e assessori indagati.

Il governatore Sergio Chiamparino lo ha detto chiaro: “Sono pronto a ricandidarmi se si torna al voto”. Tradotto, la giunta piemontese è appesa a una sentenza. Quella del Tar del Piemonte, che il 9 luglio (ma è possibile un rinvio a settembre) deciderà sull’autenticità delle firme raccolte per le liste a sostegno di Chiamparino, eletto nel giugno 2014. Il Tar dovrà esprimersi su due ricorsi, a firma dell’eurodeputato leghista Mario Borghezio e di Patrizia Borgarello, ex consigliera provinciale del Carroccio, che contestano oltre 1700 sigle. Sulla vicenda c’è anche un’inchiesta penale, con 11 indagati, tra cui quattro dipendenti del Pd. Un pasticciaccio figlio soprattutto di trascuratezza, che ha spaccato il Pd regionale, guidato dal renzianissimo Davide Gariglio. Ora Chiampari-no deve sperare che le firme riconosciute come false siano poche, così da permettere la “resistenza” delle liste a suo sostegno. Ma è già pronto a lasciare, se i ricorsi venissero accolti. Dal Pd nazionale avevano provato a convincerlo a restare fino alla fine dell’iter giudiziario. Il presidente però ha detto no: “Non farò come Roberto Cota (il leghista a cui le firme false costarono la presidenza, ndr), che ha anteposto la poltrona alla legalità. Via le ombre o si rivota”.

L’hanno proclamato governatore il 18 giugno scorso, ma Vincenzo De Luca continua a tenersi lontano dal palazzo della Regione Campania. Perché è un presidente sospeso: proprio dal pre mier Renzi, che ha applicato la legge Severino senza cedere alla tentazione del decreto su misura per io Sceriffo, condannato in primo grado per abuso di ufficio. Ben sapendo che ogni suo atto sarebbe nuiio, De Luca ha fatto saitare pure ii Consiglio regionale convocato per lunedì. Ora punta tutto sui ricorsi presso ii tribunale civile di Napoli. Quello per ottenere il congeiamento deiia sospensione in pochi giorni, è stato presentato ieri mattina

L’importante per De Luca è che venga accolto entro il 12 luglio, data entro cui va riconvocato il Consiglio, così da consentirgli di nominare vice e giunta. Nel frattempo si è mosso anche il M5S, con un ricorso al Tar in cui chiede la convocazione urgente del Consiglio e il suo successivo scioglimento. Intanto i dipendenti non vengono pagati e tutti gli atti sono fermi.

La Calabria travolta da Rimborsopoli

Tutta la giunta (monca) indagata, un assessore arrestato. È un sisma, quello che venerdì scorso ha colpito la giunta calabrese, guidata dal dem Mario Oliverio: l’unico a salvarsi dall’inchiesta sui presunti rimborsi illeciti ai con siglieri della passata legislatura. Gli indagati sono 27, tra cui gli assessori di Oliviero solo tre, perché dalla sua elezione nel novembre 2014 il governatore dalemiano non è riuscito a comporre una giunta di sei persone, come da Statuto. Nel frattempo si è dimesso l’assessore ai Trasporti Nino Di Gaetano, ai domiciliari. Secondo la procura di Reggio Calabria, i consiglieri si sarebbero fatti rimborsare di tutto: dai caffè ai gratta e vinci, fino a un biglietto per uno spettacolo di lap dance. Le opposizioni reclamano nuove elezioni, ma Oliverio tira dritto: promette una nuova giunta per lunedì e una legge più severa sui fondi.

Lazio, le schegge di Mafia Capitale

Non solo Campidoglio. Qualche scheggia dell’i n c h i es t a Mafia Capitale ha colpito pure la Regione Lazio, governata dal dem Nicola Zingaretti. Il capogruppo del Pd, Marco Vincenzi, si è dimesso dopo essere finito in un’informativa dei Ros. Nelle carte Vincenzi (che non è indagato) compare per due incontri con Salvatore Buzzi, presidente della cooperativa 29 maggio, riguardo un emendamento da 1,8 milioni di euro da dirottare sui Municipi di Roma. “Ma quell’emendamento non l’ho mai presentato” dice l’ex capogruppo. È invece indagato l’ex capo di gabinetto di Zingaretti, Maurizio Venafro, accusato di tentata turbativa d’asta in relazione a un appalto per l’acquisto del servizio Cup (centro unico di prenotazione).

Sicilia, una giunta che cade a pezzi

Ieri l’assessore alla Sanità siciliana, Lucia Borsellino, ha annunciato le dimissioni. Motivo ufficiale, l’arresto di Matteo Tutino, medico personale del presidente della Regione Rosario Crocetta (Pd), accusato di truffa aggravata e peculato. “Non tornerà indietro” assicura il suo staff. Con buona pace di Crocetta, che ieri diceva di non saperne nulla. Ma che ormai è alle prese con una frana. La scorsa settimana si erano dimessi gli assessori Ettore Leotta e Nino Caleca. Il governatore li ha sostituiti (uno con un vecchio alleato di Cuffaro) e resta nei guai. Pesa, eccome, la frattura con Renzi. Acuita da Crocetta, che dopo la disfatta elettorale nella sua Gela aveva accusato il premier (“Se ne frega”). Due giorni fa il deputato regionale renziano Fabrizio Ferrandelli ha annunciato una mozione di sfiducia per il governatore, da discutersi prima della direzione dem di sabato. La resa dei conti è prossima.

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