Sparatoria al Tribunale di Milano, 3 vittime e due feriti

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Non è stato un gesto improvviso quello che ha provocato ieri tre morti e due feriti al Palazzo di Giustizia di Milano.Claudio Giardiello, imputato in un piccolo processo per la bancarotta della Magenta immobiliare, ha ucciso il giudice fallimentare Ferdinando Ciampi, l’avvocato Lorenzo Claris Appiani e il coimputato Giorgio Erba. Ha ferito gravemente un altro coimputato, Davide Limongelli e ferito a una gamba il suo ex commercialista, Stefano Verna. “Volevo vendicarmi di chi mi ha rovinato”, ha detto ai carabinieri che lo hanno arrestato a pochi chilometri da Milano, a Vimercate.

Giardiello era entrato in tribunale per andare a processo alle 9:19. Aveva con sé una pistola calibro 7.65 (detenuta regolarmente) e due caricatori pieni di proiettili. Sarebbe entrato, dicono gli inquirenti, da uno degli ingressi laterali, quello di via Manara. L’unico a non avere il metal detector e dove possono entrare, esibendo un documento, solo magistrati, avvocati e dipendenti. Giardiello sarebbe stato ripreso da una telecamera mentre esibiva un documento, ha detto il procuratore Edmondo Bruti Liberati. “Probabilmente un falso tesserino”. Da una prima visione dei filmati, racconta Bruti ai magistrati riuniti per un minuto di silenzio in ricordo del collega Ciampi e delle altre vittime, “si vede che Giardiello mostra qualcosa”.Reato di tortura, la Camera approva il ddl con 244 voti favorevoli

DUNQUE, IL KILLER si prende gioco dei controlli e arriva al terzo piano, nell’aula della seconda sezione penale del Tribunale. Durante l’udienza ha un alterco con il suo avvocato, Michele Rocchetti di Como, che rinuncia al mandato. In pochi secondi Giardiello spara prima al suo coimputato Erba, poi un colpo al cuore al suo ex avvocato civilista, Claris Appiani, presente come testimone contro di lui, poi all’altro coimputato, Li-mongelli. In aula non ci sono forze di polizia perché gli imputati erano liberi. Il pm Luigi Orsi, che aveva sostituito la collega Bruna Albertini, si barrica in camera di consiglio insieme ai giudici e telefona al procuratore Bruti. Scatta l’allarme. Ma la furia omicida di Giardiello, incredibilmente, ha il tempo di seminare altri morti. L’imputato killer riesce a scendere le scale dal terzo piano al secondo dove si trova l’ufficio del giudice Ciampi, che si è occupato del suo fallimento. Mentre scende quei 12 gradoni, incrocia il commercialista Verna e gli spara a una gamba. Corre per 150 metri circa fino alla stanza numero 250 di Ciampi. Il magistrato era intento, con la cancelliera Franca Esposito, a sistemare una stampante, quando viene colpito. “Giardiello è entrato e ha esploso due colpi”, dice Bruti Liberati in conferenza stampa. “Un colpo ha attinto Ciampi alla scapola e gli ha trapassato il collo, l’altro lo ha raggiunto in zona inguinale. È stata una morte immediata”. La cancelliera viene risparmiata.

Nel Palazzo di Giustizia c’è il panico. Urla e pianti per i morti e per la paura. Carabinieri e poliziotti ordinano di chiudersi negli uffici a chiave. Si pensa che l’assassino sia ancora nell’edificio. Ci sono magistrati, cancellieri e avvocati che rimangono barricati per oltre un’ora nelle stanze di tutti i piani: si informano via internet. Poi escono dall’edificio prima le donne e poi gli uomini a cui viene chiesto un documento. A tutti quelli che avevano la cravatta è stata fatta togliere perché Giardiello

È entrato da un ingresso riservato agli avvocati. Bruti: “Ripreso mentre entrava”. Panico e urla, giudici e impiegati barricati per oltre un’ora ne indossava una. Ma l’omicida in realtà non si trova più nel palazzo di Giustizia. Indisturbato è riuscito a compiere la sua vendetta e a fuggire. Dopo aver sparato “13 colpi”, come ha detto il procuratore di Brescia, competente per l’indagine, Tommaso Bonanno, “va via, probabilmente da via Manara e si avvia verso Vimercate con il suo scooter Suzuki, dopo aver agito con una freddezza spietata”. A Vimerca-te viene fermato dai carabinieri. Al momento del fermo, “visibilmente agitato”, dice che voleva uccidere un’altra persona che considera tra i responsabili della sua bancarotta.

IL PROBLEMA sicurezza è ammesso da Bruti Liberati, anche se la responsabilità non è del suo ufficio, ma il procuratore non vuole polemiche: “Di fronte a un gesto isolato le difese difficilmente possono essere assolute. Falle nel sistema di sicurezza ci sono state ma sinora il sistema aveva sempre funzionato”. Per il presidente della Corte d’Appello Giovanni Canzio “i sistemi di sicurezza oggi hanno palesato una falla. Siamo determinati a individuare perché ciò sia accaduto e avviare con il ministero della Giustizia e il Comune di Milano un’azione per rafforzare i sistemi di sicurezza”. Secondo Giovanna Gentile, presidente della decima sezione penale, “non c’è sicurezza in questo Palazzo o è del tutto inadeguata. Le entrate laterali dove si accede a piedi o in bici sono prive di copertura”. E il ministro della Giustizia Andrea Orlando, precipitatosi ieri a Milano, ha parlato di “ errori gravi”. Così anche il premier Matteo Renzi: “Abbiamo dato un mandato molto forte a fare massima chiarezza sulle falle del sistema che ci sono state perché è impensabile e impossibile che si sia potuto introdurre un’arma in un tribunale. Non è la prima volta che accade ma deve essere l’ultima”.

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