Squadra Mobile, È lo spin-off di Distretto di polizia, che vede Giorgio Tirabassi tornare nei panni del commissario Roberto Ardenzi

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La cattiveria nasce da sentimenti negativi come solitudine, tristezza e rabbia. Elementi che Daniele Liotti ha concentrato all’interno di un unico personaggio. L’attore romano, infatti, è protagonista insieme a Giorgio Tirabassi della nuova fiction di Canale 5, Squadra Mobile, dove veste i panni del commissario della Narcotici Claudio Sabatini. Ma se gli uomini fossero così cattivi come si dipingono, sarebbe facile regolarsi. Invece, sono peggio. Perché dietro la maschera di paladino della legge, in realtà si nasconde un uomo corrotto e senza scrupoli, come lo stesso Liotti racconta.

Daniele, che cosa ci puoi anticipare sulla fiction?

«È lo spin-off di Distretto di polizia, che vede Giorgio Tirabassi tornare nei panni del commissario Roberto Ardenzi, ora a capo della squadra mobile, affiancato dal mio personaggio, Claudio Sabatini. Tra i due sembra esserci una grande amicizia, ma in realtà si rivelerà solo una finzione, perché il mio ruolo è quello del poliziotto corrotto».

Per la prima volta sei alle prese con un ruolo da cattivo. Come ti sei trovato?

«Mi sono divertito molto. Sabatini non è il cattivo per eccellenza, ma un uomo che sceglie di non sposare la causa del servizio allo Stato. La sua è una ribellione contro il sistema, che però lo fa cadere in una spirale di immoralità e illegalità. Non è stato semplice, perché il ruolo del cattivo è sempre pieno di trappole. Non volevo cadere nei classici stereotipi, così ho lavorato molto sulla costruzione del personaggio. Nella sua discesa agli Inferi, Sabatini mostra tante sfaccettature. A volte è spietato e sicuro di quello che fa, altre invece ha paura e viene preso dai sensi di colpa, perché si rende conto che sta rischiando grosso».

Rispetto alle altre serie poliziesche, che cos’ha in più Squadra Mobile?

«Per la prima volta tra i protagonisti c’è un personaggio negativo. Poi, la storia indaga a fondo sulla vita privata dei poliziotti, raccontando chi sono senza la divisa. Uomini e donne che devono far fronte alle responsabilità del proprio lavoro, ma allo stesso tempo affrontano le problematiche della propria vita».

Gli argomenti trattati vanno dalHnfanticidio allo stalking. Da padre, come riesci a spiegare a tuo figlio ciò che accade nel mondo?

«La generazione di mio figlio Francesco, che ha 16 anni, ha un cinismo che noi abbiamo sviluppato più tardi. Credono poco nelle istituzioni e nella giustizia della vita. Valori in cui io credo e che ho cercato di trasmettergli. Fin da quando era più piccolo l’ho messo in guardia sul pericolo delle droghe e delle cattive compagnie, spiegandogli l’importanza di ragionare sempre con la propria testa e di non far parte di un branco. Per fortuna, lui e i suoi amici sono ragazzi intelligenti. Non voglio farlo crescere sotto una campana di vetro, perché bello o brutto che sia, questo è il mondo in cui vive. I pericoli sono molti, ma ci sono anche valori positivi e persone perbene. Voglio che sia lui a fare le sue scelte, controllando che gli errori che farà, perché ne farà molti, non siano gravi. Credo che un ragazzo che si avvicina alla maggiore età deve essere consapevole delle sue scelte, di cosa comportano per se stesso e per gli altri, e soprattutto capire in quale mondo vive».

Tornando al tuo lavoro, sei stato protagonista insieme a Vanessa Incontrada di Unyaltra vita, fiction più vista nel 2014. Però, non avrà un seguito. Come mai?

«Non esiste un motivo reale. C’era l’idea di una seconda stagione, ma spesso i sequel non sono all’altezza dell’originale e la Rai ha scelto di non forzare la storia, chiudendo con un successo. Mi dispiace, perché mi sono trovato molto bene con tutto il cast».

Quali sono i tuoi prossimi impegni?

«A breve comincerò a girare Squadra Mobile 2, quindi vi posso già anticipare che alla fine di queste otto puntate molte domande dovranno trovare ancora una risposta. Poi, a settembre inizierò a girare una serie Tv poliziesca spagnola, dove vestirò i panni di uno psicologo che affianca un commissario di polizia nelle sue indagini».

Negli ultimi tempi stai lavorando molto in Spagna.

«Sì, già in passato avevo recitato in diversi film spagnoli, ma la mia popolarità è definitivamente esplosa l’anno scorso, quando sono stato protagonista della commedia Perdona si te llamo amor, remake del film di Federico Moccia Scusa ma ti chiamo amore. La pellicola ha avuto un successo enorme, al punto che per un certo periodo era diventato impossibile anche solo camminare per strada».

Rispetto all’Italia, come si lavora all’estero?

«Le dinamiche sono più o meno le stesse. Tuttavia, per quanto riguarda il cinema, in Spagna ho notato una maggiore vivacità. Qui, un giovane attore o regista ha più possibilità di farsi notare. A Roma l’atmosfera è stantia, perché le tipologie di film prodotti sono le stesse da anni».

Hai due fratelli, Marco e Roberto, entrambi apprezzati cantanti. Invece, tu hai scelto di diventare un attore. Come mai?

«Beh, mi sembra abbastanza ovvio: cantavo decisamente peggio di loro».

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