Stamina Casi di Insuccesso, l’ira di un padre: mia figlia è ancora in carrozzella

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Stamina Casi di Insuccesso- L’ira di un padre

Stamina Casi di Insuccesso-Torniamo per l’ennesima volta ad occuparci del caso Stamina, stavolta per darvi conto di un’intervista compiuta da Presadiretta (Rai3, in onda stasera lunedi 13 gennaio alle ore 21.00).
Il soggetto intervistato è il padre di una bambina di 11 anni, Nicole De Matteis, la quale, affetta dalla nascita da tetraparesi spastica, è stata sottoposta a due infusioni di cellule.

Racconta l’uomo: “in tutto, il trattamento Stamina ci è costato 50mila euro, dobbiamo ancora finire di pagare e mia figlia è ancora sulla carrozzella”.

Davide Vannoni inizialmente prometteva alle famiglie che le infusioni avrebbero garantito la guarigione, salvo fare un piccolo passo indietro in tempi più recenti, in quanto il metodo porterebbe soltanto a “migliorare la vita dei malati”.

Il racconto del padre di Nicole diventa poi più crudo: “dopo la prima infusione a Trieste fatta dal dottor Andolina senza anestesia la bambina ha cominciato a vomitare al punto che l’abbiamo dovuta portare in ospedale a Torino”.
Ciò che appare oltremodo interessante, ed emblematico del modo di agire del filosofo Vannoni, è il comportamento tenuto con le famiglie, poiché lo stesso raccomandava loro di non parlare con i medici del metodo utilizzato, poiché questi avrebbero -a detta di Vannoni- fatto di tutto per bloccare le infusioni.
Oscure congiure di oscure lobby di oscuri medici? Il “professore” infine consigliò alla famiglia di Nicole di procedere fino ad arrivare ad un totale di cinque infusioni, un ciclo completo, poiché due sarebbero state insufficienti; ma ci teniamo ancora una volta a precisare che il Vannoni non ha né i titoli né la preparazione per dispensare consigli del genere, visto che, lo ribadiamo, è un esperto di marketing e psicologia con una laurea in Filosofia. Anche il Ministro della Salute Lorenzin, intervistato dal programma di Rai3, continua ad essere scettica sul metodo di cui in esame, e parla di possibile “truffa”, alla luce del fatto che lo staff di Stamina avrebbe fornito al Ministero un protocollo diverso da quello applicato. Questa “disattenzione” da parte dello stato ha fatto in modo che un metodo né brevettato né sperimentato “sia potuto entrare in una struttura pubblica italiana”. Noi, dal canto nostro, continueremo a tenervi aggiornati sul caso, che appare sempre più controverso.

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