Stamina, dosi cellule sono per topo. Ma lo Stato…

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Novità su Stamina, direttamente dal Ministero della Salute

Novità dal Ministero della Salute – Continua nella comunità scientifica il dibattito in merito al metodo Stamina, di cui abbiamo già più volte parlato presso questa testata.

Le ultime novità arrivano dal Ministero della Salute, il cui Comitato Scientifico ha prodotto un nuovo report che attesta come la quantità di cellule staminali mesenchimali indicata nel protocollo del metodo equivalga a quella che viene utilizzata nei trapianti nel topo, ovvero, due milioni di cellule in totale; la quantità invece necessaria nell’uomo è di due milioni per chilo. Riporta il Corriere della Sera del 9 gennaio:

“Si tratta quindi di dosi minime, e per di più senza alcuna prova di differenziazione cellulare, ossia di trasformazione delle staminali iniettate in neuroni. Inoltre,le cellule sono ottenute in coltura primaria, ossia dalla prima coltura cellulare e senza ricorrere ai successivi passaggi seriali utilizzati normalmente nei laboratori per ottenere una quantità di cellule adatta al trapianto nell’uomo”.

Ovvero, in buona sostanza il metodo non riesce a spiegare come si riescono ad ottenere dalle cellule staminali mesenchimali quei neuroni necessari ad ottenere miglioramenti nelle patologie degenerative come la SLA.

Ma lo Stato ci mette del suo – Se da un lato il metodo Vannoni viene continuamente messo in crisi da sempre più precise conferme circa la sua non scientificità, lo Stato italiano continua a mostrare un approccio deficitario. Scienziati come Paolo Bianco, Michele De Luca e Umberto Galderisi, pionieri nella ricerca di casa nostra sulle staminali, hanno presentato singole richieste al Ministero per l’accesso al materiale biologico presente negli Spedali Civili di Brescia nonché al protocollo, in modo da potere comunque approfondire la ricerca tentando magari vie finora inesplorate, che potrebbero pur sempre rivelarsi valide. L’Agenzia Italiana del Farmaco, dal canto suo, non ha voluto dare il pass agli scienziati, poiché le cellule sono state bloccate a Brescia dalla stessa AIFA nel maggio 2012, che ne ha vietato il trasporto all’esterno dagli Spedali Civili. Ecco come l’agenzia spiega il proprio rifiuto di ritrattare il blocco:

“Non si ravvisano i presupposti per l’affidamento delle attività oggetto di tali richieste, in quanto non hanno avuto avvio né dall’Aifa né da competenti soggetti pubblici/istituzionali bensì da terzi, per i quali non si riscontra alcun tipo di interesse diretto a caratterizzare o definire biologicamente il prodotto cellulare”.

E se i vari Bianco, De Luca e Galderisi riuscissero ad andare oltre il metodo Vannoni, correggendo le sue falle dal punto di vista scientifico, e potessero un giorno arrivare a scoperte determinanti per la cura delle più gravi patologie degenerative? Ecco: anche lo Stato, evidentemente, ci mette del suo.

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