Stamina, politica e magistratura: un meccanismo perverso

1127

Stamina- La vicenda legata all’utilizzo del metodo Stamina ha i connotati di un vero e proprio romanzo tragicomico.

Stamina– Il fondatore della omonima fondazione, Davide Vannoni, da anni sta cercando di portare la politica ad una conoscenza approfondita delle staminali in modo da giungere ad un concreto corpus di norme sull’infusione delle cellule. Certo, qualcuno si chiederà come mai non ho messo alcun titolo prima del nome Davide Vannoni.

La spiegazione è molto semplice: il promotore di Stamina è si laureato, ed è anche docente, quindi passibile di essere chiamato “Dottore” o addirittura “Professore”; ma dato che si parla di medicina chiamare dottore o peggio professore il Vannoni può apparire fuorviante, dal momento che lo stesso ha conseguito una laurea in lettere e filosofia, e stando a Wikipedia, è autore di “testi di psicologia della pubblicità e della comunicazione”; dunque, nulla ha a che fare con la medicina. L’ex-ministro della Salute, Renato Balduzzi, aveva acconsentito nel maggio 2013, grazie ad un appoggio bipartisan in Senato, al varo di un decreto -che porta il suo nome- riguardante proprio l’utilizzo del metodo, poi puntualmente bloccato appena due mesi dopo dalla Commissione nominata dal neoministro Beatrice Lorenzin.
E a poco servono gli accorati appelli del programma di Italia1 “Le Iene”, nonché le varie proteste dei poveri ammalati di Sma1 (e non solo) davanti al Ministero della Salute a Roma: il Vannoni deve ancora pubblicare un protocollo attraverso cui provare in modo scientifico i benefici dal metodo da lui propugnato. La stessa comunità scientifica internazionale è molto severa in proposito, poiché non vi riconosce per l’appunto alcun fondamento scientifico, ed evidenzia la totale assenza di pubblicazioni nelle riviste specializzate.
Stamina, Perché Non Credere a Vannoni?Del resto, i NAS, che hanno effettuato un controllo approfondito con il Ministero e l’Agenzia Italiana del Farmaco nei laboratori degli Spedali Civili di Brescia circa un anno fa, hanno rilevato in un denso report di 300 pagine che il metodo era utilizzato al di fuori di qualsiasi standard dell’Istituto Superiore di Sanità: fra le criticità, stanze non a norma e assenza di esami relativi alla presenza di HIV e sifilide nei pazienti.

Ma la politica ci ha messo senza dubbio del suo in questi anni, essendo stata, come già anticipato, più che indecisa: inoltre, ad oggi continua ancora la diatriba fra chi rileva che “mancano presupposti di efficacia e razionalità” (così la senatrice a vita Elena Cattaneo a Il Fatto Quotidiano), e chi, in primis i dirigenti della Regione Lombardia, hanno completamente spianato la strada all’applicazione del metodo.

Dunque, la magistratura si è trovata a fronteggiare un vulnus istituzionale e quindi normativo di grande rilevanza. Si ricordano, fra gli altri, l’intervento del pubblico ministero di Torino che dal 2009 sta indagando su Vannoni e il suo staff, e quello del Tar del Lazio che ha recentemente sospeso la nomina della commissione nominata da Beatrice Lorenzin.
L’insussistenza del metodo Stamina non può giustificare un livello così basso di coerenza e di impegno da parte delle istituzioni politiche, le quali, anzi, dovevano in una situazione del genere comportarsi da vere e proprie garanti della salute dei poveri pazienti; qui, invece, è stata la magistratura a fare da contrappeso alla pochezza della politica. E chi ci va di mezzo sono le persone colpite da malattie degenerative, che in preda alla disperazione hanno preferito fare affidamento ad un sedicente scienziato.

per approfondire: lastampa.it

NB MAGAZINEDONNA.IT NON SI SCHIERA Nè CONTRO Nè A FAVORE, TEMPO ADDIETRO AVEVAMO PARLATO DELLA PICCOLA SOFIA E DEL SUO DIRITTO ALLE CURE
QUEL CHE è QUI RIPORTATO FA PARTE DI UNA RUBRICA TENUTA DALL’AUTORE CHE AFFRONTA TEMI SPINOSI NELLA PROPRIA OTTICA, CHIUNQUE PUò DIRE LA SUA ED INVIARE UN PROPRIO ARTICOLO O TENERE UNA SUA RUBRICA.

Condividi