Stop ai vitalizi per gli ex parlamentari condannati: consegnate 500mila firme

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Novità in campo dei vitalizi per chi patteggia la pena. Dunque stop ai vitalizi anche per chi patteggia la pena, estituzione dei contributi, detratti gli importi già presi come vitalizio; possibilità di tornare a percepire “la pensione” in caso di riabilitazione che estingue il reato e ripulisce la fedina penale, sono queste per lo più le novità contenute nella delibera sui vitalizi all’esame dei vertici delle Camere.Sono state raccolte circa 500mila firme per abolire il vitalizio ai condannati per mafia e corruzione, firme che sono state consegnate nella giornata di ieri dai cittadini ai Presidenti di Camera e Senato Pietro Grasso e Laura Boldrini,alla presenza anche di Franco La Torre ed Elisa Finocchiaro che seguono la campagna anti-vitalizi per i condannati promossa da Libera e dal Gruppo Abele con il sostegno anche della piattaforma Change.org.

Proprio Fontana, nella giornata di ieri aveva dichiarato: “La speranza è che nella riunione di domani degli uffici di presidenza delle due Camere si arrivi a una decisione definitiva sul taglio dei vitalizi ai parlamentari condannati in via definitiva per reati gravi“.Intervenuta anche Elisa Finocchiaro, la quale mostrando con il proprio telefonino che il contatore delle firme continuava a scattare ha aggiunto: “Le firme infatti aumentano di minuto in minuto. E non abbiamo mai visto un attivismo anche di ritorno di questo genere”. Prende invece le distanze il capogruppo di Area Popolare a Palazzo Madama ovvero Renato Schifani il quale ha dichiarato: «Sarebbe meglio intervenire con una legge anziché con una delibera.Non sono contrario all’abolizione dei vitalizi per chi si è macchiato di gravi delitti ma quando si interviene in maniera retroattiva bisogna stare molto attenti. Non sfugge a tanti che molti costituzionalisti di insigne fama hanno sollevato il dubbio sulla competenza a intervenire, appunto retroattivamente, su questo argomento da parte dell’Ufficio di presidenza e non da parte dell’intero Parlamento». 

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