Strage Airbus 320, indagini in corso su Andreas Lubitz il co-pilota depresso

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A distanza di giorni dalla tragedia avvenuta sulle alpi francesi in seguito allo schianto dell’Airbus 320, causato dal co-pilota Andreas Lubitz si indaga per cercare le motivazioni che hanno condotto l’uomo a compiere questo terribile gesto che ricordiamo ha ucciso 150 persone, 144 passeggeri e 6 uomini e donne dell’equipaggio.

Perchè questo giovane ragazzi di appena 27 anni avrebbe deciso di uccidersi e soprattutto uccidere 149 persone innocenti? Si stanno in questi ultimi giorni analizzando gli ultimi mesi ed anni di esistenza del giovane per cercare di risalire a qualche episodio, o per cercare qualche indizio importante che possa far presagire un gesto considerato dal mondo intero, folle. Il co-pilota avrebbe chiuso dalla cabina il capitano non permettendogli così di poter rientrare e riprendere il controllo dell’aereo.

Strage Airbus 320, indagini in corso su Andreas Lubitz il co-pilota depresso

Una freddezza mostruosa che ha lasciato davvero tutti senza parole, non solo l’opinione pubblica ma anche coloro i quali lo conoscevano anche molto bene. Suicida? Il capo degli inquirenti Brice Tobin, avendo sentito spesso ripetere questo termine, avrebbe dichiarato: «Difficile usare quel termine, quando ci sono 149 persone sedute dietro di te e tu decidi di farle precipitare.Non so proprio cosa possa essergli passato per la testa». Intanto da quanto emerso nelle ultime ore, sembra che il co-pilota soffrisse di una grave forma di depressione ed il giorno prima dello schianto, sembra che Lubitz fosse in permesso di malattia, o per meglio dire avrebbe dovuto esserlo secondo il suo medico curante, che gli aveva anche rilasciato un certificato medico che il co-pilota avrebbe addirittura strappato in mille pezzi. «Il fatto che siano stati trovati stracciati alcuni certificati di malattia molto recenti che dicono che non doveva lavorare, anche lo stesso giorno dell’incidente, sostengono la tesi che Lubitz avesse nascosto la sua malattia al suo datore di lavoro e ai suoi colleghi», questo quanto diffuso dalla Procura tramite una nota.  

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