«Su Crocetta notizie false» Indagati i cronisti dell’Espresso

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E alla fine la procura della Repubblica di Palermo, dopo essere state costretta a plurime smentite dalla coriacea resistenza del direttore dell’Espresso Luigi Vicinanza, ha deciso di chiudere lo stucchevole siparietto. E ha iscritto sul registro degli indagati i due autori dell’articolo sull’ormai fantomatica telefonata tra il governatore siciliano Rosario Crocetta e il primario Matteo Tutino, quella dove quest’ultimo avrebbe sussurrato al primo, silente e quindi colpevole, «Lucia Borsellino va fatta Inori. Come ilpadre». L’accusa per Piero Messina e Maurizio Zoppi è quella prevista dall’articolo 656 del codice penale: «Pubblicazione o diffusione di notizie false, esagerate o tendenziose, atte a turbare l’ordine pubblico».

Il procuratore di Palermo Francesco Lo Voi ha confermato a Libero che Messina è indagato pure per calunnia. Infatti avrebbe addossato la responsabilità del reato alla sua presunta fonte, ma questi, convocato d’urgenza in procura, lo ha smentito. L’ipotetica «gola profonda», ha spiegato Lo Voi, «è stata individuata con accertamenti diversi rispetto ai tabulati telefonici». La stessa era stata comunque resa identificabile da un corsivo dell’Espresso dove erano indicate data e ora della telefonata in cui l’investigatore avrebbe scandito «parola per parola la frase di Tutino (…) e il silenzio di Crocetta inciso nei nastri».

Messina e Zoppi sono già stati ascoltati in procura e, assistiti dall’avvocato Fabio Bognanni, si sono avvalsi della facoltà di non rispondere. Al contrario dei due cronisti la fonte attualmente non è indagata, sebbene le indagini siano solo all’inizio. Resta, per ora, senza nome il magistrato che, a detta dell’Espresso, avrebbe confermato la notizia e dato il via libera alla pubblicazione dell’articolo. Dunque, Crocetta può tirare un sospiro di sollievo e prepararsi ad estrarre la lista delle personalità politiche e istituzionali che all’annuncio del falso scoop si affrettarono a scaricarlo. Soprattutto all’interno del suo partito, il Pd. Un tiro al piccione che non terminò neppure dopo la smentita dell’esistenza dell’intercettazione da parte della procura, tanto che per giorni quotidiani e tv hanno continuato a parlare di «giallo». Anche perché, questa volta, ad essere tacciati di aver azionato la cosiddetta «macchina del fango» non erano i fogliacci della destra trinariciuta, bensì l’Espresso, uno dei santuari della stampa progressista.

Resta ignoto il motivo per cuiicronistidelgruppo diproprietà della famiglia De Benedetti abbiano, secondo l’accusa, messo in moto «la machine de la boue» (fa più radical chic ed è la traduzione in francese di uno dei tormentoni di Roberto Saviano), pubblicando
l’intercettazione farlocca. Sappiamo solo che il presunto calunniatore, Messina, per sua stessa ammissione, tre anni fa venne sollevato dal suo incarico di capo ufficio stampa della Regione dal medesimo Crocetta. Quando il governatore, dopo l’uscita dell’articolo, invitò a indagare sul suo accusatore, Messina replicò in questo modo: «Io faccio il giornalista, cerco solo di raccontare le vicende di cui vengo a conoscenza». Ora i magistrati ovranno chiarire di che cosa sia venuto esattamente a conoscenza il cronista.

Libero ha provato a parlare con Messina e lui, ieri sera, certamente provato, ha declinato l’invito: «Vi ringrazio, ma preferisco di no. Per ovvi motivi». L’ex assessore alla Sanità Lucia Borsellino, dimissionaria dalla giunta Crocetta, si dice, anche per le voci che giravano sulle presunte intercettazioni tra Tutino e il governatore, è invece caduta dalle nuvole: «Mi sta dando lei la notizia, non ne sapevo nulla. Ora vado a controllare, ma preferirei non commentare». Nel frattempo il Consiglio dell’Ordine dei giornalisti siciliano ha convocato Messina e Zoppi. L’Ordine aveva chiesto telefonicamente a Messina una relazione sul caso e lui si era limitato a fare riferimento alle ricostruzioni apparse sull’Espresso. L’inchiesta viene svolta dal Consiglio nell’esercizio delpo- tere di vigilanza sulla professione. Sui cronisti e sul loro gruppo editoriale pende pure la richiesta di risarcimento milionario da parte di Crocetta. La machine de la boue può tornare in soffita.

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