Sui barconi dei disperati si possono nascondere i terroristi? forse si, ma nessuno riesce a vederli

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Sembrava una certezza. Quando il 19 maggio Abdel Majid Touil, giovane marocchino arrivato da clandestino nel nostro Paese, è stato arrestato a Gaggiano, nel Milanese, tutti erano convinti che fosse un terrorista islamico. Era stato preso in base a un mandato di cattura internazionale tunisino con l’accusa di essere tra coloro che hanno organizzato e partecipato all’assalto contro il Museo del Bardo a Tunisi, il 18 marzo: morirono 24 persone, tra cui 4 italiani; 45 i feriti.

Poi le prove si sono affievolite, finché la Procura di Milano ha spiegato che, in base a riscontri e testimonianze, il ragazzo era in Italia nel giorno della carneficina e anche in quelli precedenti. Le autorità tunisine però insistono, sostenendo di essere certe che sia colpevole: hanno tempo fino a fine giugno per fornire altri elementi.

Del tutto privo di documenti

«Sono innocente, non c’entro nulla, non mi spiego come questo errore sia potuto accadere», ha detto lui, in carcere, al giudice del procedimento per l’estradizione in Tunisia, dove rischia la pena di morte. Ha aggiunto di essere arrivato in Italia dalla Libia per ricongiungersi con la famiglia. La madre di Touil, che sta a Gaggiano con permesso di soggiorno e fa la badante, ha subito smentito ogni implicazione del ragazzo: «11 18 marzo era qui davanti alla Tv. Ho visto con lui l’attentato. La jihad (la guerra santa islamica, ndr) non gli piace per niente». Ha aggiunto: «Mio figlio è innocente. Ha fatto una scuola di italiano, cercava lavoro. Come avrebbe potuto andare in Tunisia senza documenti?».

A parte il ruolo di Abdel, che gli inquirenti stanno chiarendo, proprio quest’ultima affermazione solleva interrogativi inquietanti: era irregolare. E preoccupa il modo in cui il giovane è arrivato e rimasto clandestinamente nel nostro Paese. Ha raggiunto l’Italia a bordo di un barcone approdato a Porto Empedocle (Agrigento) il 17 febbraio. Lì aveva dato un altro nome e poi ricevuto il provvedimento di espulsione, non rispettato.

Così, al di là delle presunte responsabilità nella vicenda tunisina, il caso del ragazzo sbarcato illegalmente è bastato per agitare la politica italiana e rinnovare dubbi e paure. Che cosa accade ai migranti che arrivano qui? E a quelli e-spulsi? Esiste il rischio di infiltrazioni terroristiche, grazie ai barconi che arrivano ogni giorno dal Nord Africa?

«La procedura prevede che, quando un migrante sbarca sulle nostre coste, debba essere prima soccorso, visitato e medicato, se è ferito o in cattivo stato di salute», spiega a Nuovo Valeria Carlini, responsabile dell’ufficio stampa del Cir, il Consiglio italiano per i rifugiati. «In un secondo momento viene identificato: fornisce le proprie generalità, le forze dell’ordine gli fanno la foto segnaletica e prendono le impronte digitali. Fino a settembre, molti riuscivano ad aggirare questo passaggio.

Adesso i controlli sono stati rinforzati e quasi tutti i migranti vengono fotosegnalati».

Però evidentemente il giovane marocchino è riuscito a evitare quei controlli. Gli ultimi dati sugli sbarchi in Italia sono impressionanti. Dall’inizio del 2015 sono arrivate 33 mila persone, il 15 per cento in più rispetto allo stesso periodo del 2014. Tra questi migranti, in  base ai dati dell’associazione “Save thè Children”, ci sono 3.267 minorenni, 2.092 dei quali non accompagnati. Non solo. Secondo le proiezioni diffuse dal capo del Diparti mento diritti civili e immigrazione del ministero dell’Interno, Mario Morcone, quest’anno si potrebbe arrivare alla cifra record di 200 mila sbarchi.

Il trattamento dei migranti varia a seconda delle loro caratteristiche. Il progetto “Praesidium”, voluto dal ministero dell’Interno, prevede che, nell’accoglienza, siano coinvolti, oltre a prefetture e forze dell’ordine, enti come Croce Rossa, “Save the Children” o Unhcr (l’Agenzia Onu per i rifugiati), che tutelano determinate categorie, come minori e rifugiati politici.

«Appena arriva una nave», precisa Carlini, «si cerca di capire quali persone possano chiedere l’asilo politico: un diritto che riguarda il singolo individuo, a prescindere dal fatto che arrivi da un Paese in guerra o meno». Chi subisce persecuzioni o minacce per la propria vita nel Paese di origine può diventare rifugiato, entra nello Sprar (Sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati) e viene ospitato in appositi centri. E diverso il destino per chi non ha questo diritto ed emigra, per esempio, per motivi economici. Chi non può essere definito rifugiato riceve un provvedimento di e-spulsione: deve abbandonare l’Italia entro 15 giorni ed è temporaneamente detenuto in uno dei Cie, Centri di identificazione ed espulsione. «Per esempio, la maggior parte delie strutture per minori è inadeguata», rivela Giovanna Di Benedetto, dell’associazione “Save thè Children”. «Ciò alimenta le fughe dei ragazzi, che poi non vengono più rintracciati». Spariscono pure gli adulti, come si è visto. Una conferma del fatto che la gestione degli sbarchi è piena di falle arriva dall’avvocato Maurizio De Stefano, esperto di Diritto internazionale e diritti umani. «I tempi giuridici e burocratici che riguardano chi richiede a-silo sono molto lunghi», dice.

«Per questo motivo molti migranti scappano dai centri e decidono di riprendere il loro viaggio per l’Europa in cerca di chi li accolga». Non solo. «Anche chi riceve il mandato di espulsione tende a rimanere clandestino nel nostro Paese», prosegue il legale. «Restano qui, pur rischiando sanzioni, perché difficilmente sono scoperti e puniti. Se sono espulsi provano a tornare. I costi di gestione, poi, sono molto elevati, e ciò rende tutto ancora più difficile».

Per De Stefano «il rischio che i terroristi arrivino con i barconi è basso, ma esiste. Di solito, però, i guerriglieri islamici sono già identificati dai servizi segreti: non rischiano di farsi arrestare arrivando da profughi». La Carlini, del Cir, sostiene che «possono essere molto più pericolosi i foreign fighters (cioè coloro che vivono in Europa, si arruolano con i terroristi e poi tornano nei Paesi di origine, ndr), spesso membri delle seconde generazioni di immigrati che non sono riuscite a integrarsi. Persone che decidono di lasciare l’Italia per combattere con l’Isis». Tanti pensano comunque che i terroristi possano arrivare sui barconi.

Tra loro, il giornalista Vittorio Feltri, che in una recente intervista a Nuovo ha detto di credere nel rischio di infiltrazioni di fanatici a bordo di quei natanti precari.

La questione immigrazione di certo non riguarda solo l’Italia, ma l’intera Europa. La Commissione europea ha proposto ai Paesi Ue una ripartizione dei richiedenti asilo, per aiutare prima di tutto l’Italia, su cui da anni gravano gli sbarchi. L’iniziativa ha sollevato molte perplessità e qualche rifiuto. Il primo è arrivato dai Paesi dell’Est, il secondo dalla Francia. Spagna, Gran Bretagna e Danimarca sono molto contrariati. La Germania sembrava disponibile ad accogliere una quota di migranti, ma la cancellie-ra Merkel, dopo rincontro con il presidente francese Hollan-de, ha frenato. Il timore è questo: che l’Italia resti sola a fronteggiare la drammatica e-mergenza e l’incubo del terrorismo islamico.

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