Svolta a Madrid e Barcellona, due donne saranno i futuri Sindaci grazie a Podemos

314

L’avevamo detto che si poteva e l’abbiamo dimostrato. Avevamo un’opportunità storica e l’abbiamo saputa cogliere”. Cosi esordisce Ada Colau, commossa, davanti a una folla che l’acclama per quella carica di sindaco di Barcellona per cui ha concorso, vincendo alle elezioni amministrative spagnole del 24 maggio.

Ha convocato la sua gente per seguire i risultati elettorali in una ex fabbrica tessile di un distretto popolare di Barcellona, dove la sua lista Barcelona en comò è risultata la più votata, come un tempo lo erano stati i socialisti catalani.

Ha vinto di misura la sfida con il sindaco uscente di Convergènza i Unió, Xavier Trias, in 6 distretti su 10, ma “è stata la vittoria di Davide contro Golia”.

La presenza di un’alternativa credibile, progressista, nata dalle lotte contro gli sfratti e costruita collettivamente ha rimotivato l’elettorato, facendo aumentare la partecipazione al voto nella capitale catalana.

Lo smottamento di questa notte elettorale reca innanzitutto la sua immagine. E poi quella di un’altra donna, l’ex magistrato Manuela Carmena, candidata di Podemos nella lista Ahora Madrid, che ha sfiorato la vittoria nella Capitale spagnola contro la popolare Esperanza Aguirre, e che può ancora diventare sindaco in alleanza con i socialisti.

CHIAMATI AL VOTO 36 milioni di persone, per eleggere i parlamenti di oltre 8.000 comuni e di 13 comunità autonome, tutte meno quella andalusa, che aveva già votato due mesi fa, quella catalana, che voterà il 27 settembre, della Galizia e dei Paesi Baschi.

Con una partecipazione pari al 65 per cento circa dell’elettorato, di poco inferiore alle elezioni del 2011, distribuita tra il Pp, ancora primo partito con il 27,03 per cento, oltre 10 punti in meno rispetto alla consultazione precedente e la perdita delle sue principali roccaforti, il Psoe, con il 25,03 per cento, quando aveva il 27,79 per cento e, al terzo posto, la nuova formazione di centrodestra, Ciudadanos, con il 6,55 per cento.

Nel 2011, in terza posizione c’era Izquierda Unida. Oggi, Podemos non entra nell’elenco, perché nei municipi si è presentato in coalizione e con il proprio simbolo solo nelle elezioni autonomiche; la sua forza sarà determinante nella possibilità di dare vita a governi progressisti. Elezioni amministrative che hanno il valore di un primo turno di elezioni politiche, quelle che si celebreranno nel prossimo autunno in Spagna. Che cambiano il panorama politico spagnolo, il sistema di rappresentanza: è la fine del bipartitismo “todo-poderoso”, perché i primi due partiti si sono assai ridimensionati e, soprattutto, perché è venuto meno il requisito della maggioranza assoluta.

La rappresentanza che ne emerge è molto più plurale, specie a sinistra e questo obbliga tutti alla formazione di patti e coalizioni trasparenti.

Condividi