“Tangenti per lavorare in Rai, a Mediaset e a Palazzo Chigi”

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Cè una gola profonda dietro l’inchiesta che ieri ha portato i finanzieri nelle sedi della Rai, del gruppo Mediaset e La7, come pure nella Presidenza del Consiglio dei ministri. Più volte interrogata a Piazzale Clodio, si tratta di una ex dipendente di una delle società riconducibili a David Biancifiori, lo “Scarface della televisione italiana” come si è definito lui stesso in una intervista a Le Iene. Fu il programma di Italia Uno infatti a dare voce a un anonimo che rivelava le tangenti pagate a Palazzo Chigi.

IL RESTO lo ha fatto la Procura di Roma che, dopo aver ricevuto una segnalazione dal ministro Maria Elena Boschi, ha aperto un’inchiesta sul caso, come rivelato poi dal Fatto. Così è stato scoperto un presunto giro di mazzette per ottenere lavori non solo alla Presidenza del Consiglio, ma anche nelle reti pubbliche e private. Bustarelle, il cui denaro sarebbe stato ricavato con il sistema delle sovra-fatturazioni.

Ma il gruppo di David Biancifiori (intanto ai domiciliari nell’ambito di un’inchiesta della Procura di Velletri su un giro di mazzette nel Comune di Marino) ci sono finite altre 44 persone (tra cui il fratello Danilo) alle quali vengono contestati reati diversi: per i manager delle tv private è appropriazione indebita; per i dirigenti e i funzionari della Rai e per quelli della Presidenza del Consiglio è la corruzione. Questi ultimi, secondo l’accusa, avrebbero preso tangenti per una commessa da 8 milioni di euro per allestire alcuni eventi.

Tra gli indagati di Palazzo Chigi, Massimo Schettini, responsabile unico del procedimento della gara “per la fornitura di assistenza e manutenzione hardware e di personale specializzato”, al quale – accusa il pm Paolo Ielo – venivano elargite “somme di denaro con cadenze non individuate” oltre che un pianoforte da 6 mila euro, buoni benzina, iPad, telefonini, “nonché il rifacimento a spese di Biancifiori (tramite una delle sue società) dell’impianto elettrico dell’abitazione”.

Nei guai è finito anche il generale Antonio Ragusa, ex capo Dipartimento per le risorse strumentali a Palazzo Chigi, finito ai domiciliari e scarcerato nei mesi scorsi nell’ambito di un’altra inchiesta sempre su appalti della Presidenza del Consiglio, in cui era coinvolto anche Luigi Bisignani. Secondo il pm, a Ragusa sarebbero andate “somme di denaro in contanti e altre utilità quali biglietti aerei e vacanze presso resort di lusso” per “atti contrari ai doveri del loro ufficio” per l’esecuzioni di un appalto del 2009.

Indagato anche il dipendente di Palazzo Chigi Roberto Gasparotti, curatore di immagine di Silvio Berlusconi da sempre e mandato a casa da Forza Italia poco più di un anno fa. Proprio su Gasparotti, secondo indiscrezioni, la testimone poi sentita dalla procura avrebbe rivelato di aver avvisato addirittura l’allora premier Silvio Berlusconi. Adesso Gasparotti – è scritto nei decreti di perquisizioni – è accusato di aver ottenuto anche un “container e un ciclomotore per la figlia”.

FAVORI O MENO, negli anni da camionista, David Biancifiori si è preso una fetta importante di lavori nel settore della fornitura dei gruppi elettrogeni, scenografie, impianti audio e luci attraverso le due società D and D lighting ad truck e Di.Bi.Te-chnology. Solo nel 2014 il giro di affari sarebbe di 6 milioni di euro, con una serie di lavori importati (esclusi dall’indagine): dall’impianto luci de L’Eredità, a Ballando sotto le stelle al Tg1 e Tg3.

In Rai le aziende di Biancifiori lavoravano tanto. Tra gli indagati infatti per turbativa d’asta c’è anche l’ex vicedirettore Rai con delega alla produzione dei grandi eventi, Maurizio Ciarnò, perché “mediante collusione e accordi preventivi, (…) turbavano le gare relative all’assegnazione dei lavori della Rai a favore delle società di Biancifiori”. Su Ciarnò anche la Rai ha avviato un’indagine interna e adesso è stato spostato dal suo ruolo e messo “a disposizione della direzione generale”.

Da Viale Mazzini altri dipendenti avrebbero chiesto assunzioni, chi la moglie, chi i figli. Cesare Quattrociocche, papà dell’attrice Michela e suocero dell’ex calciatore Alberto Aquilani, avrebbe invece ottenuto anche “la messa a disposizione di tecnologia per il matrimonio della figlia”.

Insomma giri di favori e denaro che non disdegnavano neanche due dipendenti della Infront srl, Mediaset e La7. Così ieri gli uomini del Nucleo tributario della Guardia di finanza, guidati da Cosimo di Gesù, sono entrati nelle sedi della Rai, di Mediaset e hanno anche fatto acquisizioni a Palazzo Chigi. Ora bisognerà analizzare le email, i pc e tutta la documentazione che proverà o meno questo giro di mazzette.

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