Tasse, super Iva e cure Fornero Così Bruxelles strangola Atene

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Per paura che la Grecia non paghi entro oggi una rata da 1,6 miliardi di euro al Fondo monetario internazionale, andando quindi in default, le Borse europee ieri hanno bruciato 287 miliardi di euro (30 miliardi la sola piazza italiana). Cioè una cifra oltre 100 miliardi superiore al prodotto interno lordo greco e più o meno identica al debito pubblico di quel Paese. La perdita di capitalizzazione dei mercati europei di ieri è virtuale: un’occasione data agli speculatori per fare buoni alfa-ri nelle prossime settimane. Il debito pubblico greco è assai più reale. Eppure quel confronto fa impressione, e sembra la chiave di quel che accade: in poche ore si è polverizzata una ricchezza pari a quella prodotta in due anni da un Paese dell’area dell’euro.

Una follia. Che naturalmente non è la sola nel dramma «Grexit». Forse il culmine dell’impazzimento è contenuto in quella decina dipagi-nette che sintetizzano il frutto della trattativa fra il governo di Alexis Tsipras e quella Troika che adesso non si chiama più così, ma vede comunque riuniti gli stessi creditori di prima: Ue, Bce e Fmi. Nel documento di sintesi, quello che si avvicina di più alla soluzione, c’è ilpeg-gio dell’uno e dell’altro fronte. Insieme costruiscono unaricet-ta in grado di fare sprofondare la Grecia ben peggio di quel che è accaduto in questi anni. Uno pensa di risolvere tutto con una stangata fiscale su ricchi e imprese, gli altri scodellano quelle che chiamano riforme, e che continuano ad essere le ricette che hanno fatto sprofondare gran parte del vecchio Continente in una crisi economica senza precedenti.

Non una medicina, ma il veleno che prolunga all’infinito l’agonia: leggi previdenziali alla Fornero, tassazione dei consumi (stangata perfino sui servizi turistici, che sono la sola ricchezza di quel Paese), spoliazione di quel poco di economia strutturale che ancora esiste nei dintorni di Atene. Riforme, le chiamano. Le abbiamo provate anche sull’Italia, che nel 2011 era stata messa spalle al muro come la Grecia di oggi. Ad Atene si chiede di aumentare dal primo luglio (ma questo non sarà possibile) l’Iva al 23% (un punto più dell’aliquota italiana, che è già alta). In origine era stata proposta una sola aliquota agevolata al 13% (in Ita-liaèal 10%). Poi dopo la trattativa con Tsipras la Troika ha concesso una terza aliquota agevolata al 6% (in Italia è al 4%) limitata solo alibri, farmaci e biglietti di teatro. Tutti i generi di prima necessità – da pane a latte a frutta e verdura si vedono arrivare una stangata fiscale quanto meno poco comprensibile.

Per i creditori anche tutti i servizituristici, dagli alberghi ai musei, dovrebbero avere una aliquota al 23%. Si chiede di aumentare le accise su tutti i prodotti petroliferi, abolendo le agevolazioni di categoria esistenti oggi (ad esempio per gli agricoltori). Si chiede di incassare almeno 2,65 miliardi di euro con la tassa sulla casa, di aumentare la tassazione sul reddito delle persone fisiche e – parzialmente – anche quella societaria (con innalzamento di due punti della aliquota base dal 26 al 28%). Stangata fiscale sulle imbarcazioni superiori ai 10 metri, e introduzione di una tassa sulla pubblicità televisiva. Su questi punti la troika è stata più morbida di Tsipras, che dai ricchi voleva prendere quasi tutto, forse anche quel che non avevano da dare (da qui le perplessità dei creditori).

Chiesta alla Grecia una nuova riforma delle pensioni che valga fra 0,25 e 0,50 punti di Pil in quel che resta del 2015 e che portil’età pensionabile a 67 anni nel 2022 con una finestra su alcuni lavori di 62 anni con almeno 40 anni di contributi. Adozione di un modello pensionistico esclusivamente contributivo a partire dal prossimo 31 ottobre con effetti dal primo gennaio 2016, con progressiva abrogazione di tutti i fondi compensativi a carico del governo (oggi il sistema previdenziale greco ha bisogno di una integrazione di circa 13 miliardi di euro l’anno per potere pagare gli assegni esistenti). E decine di altre misure, le stesse che hanno messo ko l’Italia e che da anni non funzionano, deprimendo e non salvando le economie che si vorrebbe curare.

Ora tutto questo pacchetto uccidi-Grecia sarà sottoposto a referendum questo fine settimana. Non pochi hanno difeso la scelta di Tsipras di ricorrere al massimo strumento della democrazia. Peccato che di libertà in questa democrazia ce ne sia assai poca. Con le banche chiuse da giorni, l’unica vera domanda che si farà ai greci suonerà così: «Vuoi dire sì alla riapertura degli sportelli e alla speranza di riavere i tuoi soldi, o vuoi dire no e perdere tutto?». Sarà come votare con una pistola alla tempia. Ma la chiamano «scelta del popolo»…

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