Terremoto in Nepal: Recuperati i corpi di quattro connazionali uccisi da sisma e valanghe

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Sono quattro gli italiani uccisi dal sisma che ha devastato il Nepal, ma la cifra potrebbe crescere. In serata la Farnesina ha comunicato che sono quaranta i nostri connazionali presenti nel Paese asiatico di cui ancora non si sa nulla. Se il bilancio totale deimorti causati dal terremoto che ha devastato sabato il Nepal continuerà a salire nelle prossime ore, non è improbabile che si raggiunga la cifra catastrofica di ben 6000 vittime, secondo le valutazioni di Caritas e Onu.

Già ieri pomeriggio, dopo che almattino si era parlato di 3700 cadaveriaccertati, colco-rollario di 6500 feriti, il governo di Katmandu ha dovuto purtroppo correggere il dato al rialzo. Il responsabile delle emergenze del Ministero dell’Interno della nazione hima-layana, Rameshwor Dangal, ha infatti annunciato che la tragica conta, ancora provvisoria, è arrivata a 4138 morti e quasi 7000 feriti, mentre ancora a fatica si tentano di ripristinare comunicazioni e trasporti da cui sono ancora tagliati fuori i villaggi più sperduti. Purtroppo è stata confermata la morte di quattro italiani, uccisi dal sisma in due distinte località.

Nella valle di Rolwaling una frana ha infatti schiacciato due trentini, l’alpinista Renzo Benedetti, 60 anni di Segonzano, che stava guidando una escursione a3500 metri d’altezza con il cuoco Marco Pojer, di Grumes in Val di Cembra. Si stavano dirigendo verso la casa di un’anziana della zona, una loro vecchia conoscenza fin da precedenti visite nella regione, per portarle delle medicine. Con Pojer e Benedetti, c’erano altre due persone, Iolanda Mat-tevi, che è rimasta ferita, e Attilio D’Antoni, miracolosamente illeso, e che sono stati portati all’ospedale di Katmandu.

D’Antoni ha spiegato: «Avevano fatto una deviazione e ci avevano detto di continuare a camminare perché poi ci avrebbero raggiunti successivamente». La Mattevi, 52en-ne trentina, ha testimoniato alle agenzie: «Ho sentito un boato dietro di me e poi ho visto una nube che scendeva spinta da un vento spaventoso. Mi sono messa a correre, ma sono stata investita da una pioggia di pietre e neve». Li avrebbe aiutati la presenza di un masso che ha fatto loro da scudo, dopodiché sono stati prelevati da un elicottero militare nepalese. Con i loro compagni sono morti anche i tre sherpa che li accompagnavano, di nome Sangha, Prem e Dawa.

Anche nel villaggio di Langtang, invece, dove si trovavano quattro componenti di una spedizione speleologica italiana, ci sono stati fra i nostri connazionali due morti e due sopravvissuti. Non ce l’hanno fatta Oskar Piazza, che apparteneva al Soccorso Alpino del Trentino Alto Adige, e la 51enne di Ancona Gigliola Mancinelli. Salvi invece i loro amici Pino Antonini, 53 anni, anch’egli di Ancona, e il 52enne genovese Giovanni Pizzorni. Di alcuni altri italiani per i quali si era temuto, è arrivata la conferma della loro incolumità: il 24enne veronese Giovanni Cipolla, la 39enne bergamasca Fiorella Fracassetti e i 5 scienziati del laboratorio Piramide del Cnr, dislocato a 5000 metri sul fianco dell’Everest, l’hanno scampata, per quanto uno di loro, l’alpinista Mario Vielmo, abbia dichiarato che «abbiamo visto la morte in faccia».

Quanto ai 200 alpinisti bloccati sui campi base del tetto del mondo, è stato confermato che gli elicotteri li stanno raggiungendo ed evacuando. Intanto arrivano i primi aiuti internazionali. Già l’Onu stima che la popolazione dell’area colpita sia di oltre 6,6 milioni dipersone, dicui 2 milioni bambini. A 3 milioni di euro ammonta finora la cifra stanziata dalla Commissione dell’Unione Europea, stando al commissario agli aiuti Christos Stylianides. Il Canada, stando al ministro della Difesa Jason Kenney, ha fatto partire la sua squadra specializzata per i disastri, la DART, completa di plotone medico e nucleo di purificazione delle acque potabili. Proprio il rischio di epidemie è quello su cui maggiormente Onu e Unicef hanno dato l’allarme ieri, causa la rottura degli acquedotti.

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