Tutti i pericoli di facebook, ecco cosa dovete sapere

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Facebook è il social network più diffuso in assoluto: allo scoccare del suo decimo compleanno, a febbraio 2014, contava ben 1,23 miliardi di utenti. In alcuni Paesi resistono social network alternativi, come QQ/Qzone in Cina (700 milioni di utenti) o Cloob in Iran (circa 1 milione di iscritti), ma le ragioni sono soprattutto politiche: lì Facebook e Twitter sono vietati dal Governo.

In Italia Facebook è sicuramente il social network più amato, molto più conosciuto e apprezzato di Twitter o Lin-kedlN. Molti di noi visitano e aggiornano il profilo con regolarità. Gli italiani che visitano Facebook almeno una volta al mese sono 26 milioni, quelli che lo fanno almeno una volta ai giorno sono 17 milioni.

Le ragioni sono molteplici facebook ci consente di recurare vecchie amicizie perdute, sapere come stanno i parenti lontani, iscriverci ai gruppi che ci interessano per seguire i nostri hobby, ma anche mantenere i contatti con i colleghi o pubblicizzare la nostra attività online. Per aprire un profilo bastano pochi minuti e sembra piuttosto facile da utilizzare. In realtà le cose stanno diversa-mente, perché pochi conoscono a fondo le sue impostazioni e i rischi connessi al suo utilizzo. Facebook è uno strumento che può essere anche molto pericoloso, va quindi usato con grande consapevolezza.

I rischi di Facebook,

I pericoli e le trappole in cui possiamo cadere utilizzando Facebook con leggerezza sono molti e possono coinvolgere sia la nostra vita Online sia quella di tutti i giorni. La possibilità che ci vengano rubati dati personali è dietro l’angolo. Non solo: qualche cyber-criminale può pirata-re il nostro account e usarlo per entrare in possesso delle informazioni sui nostri contatti.

I minorenni sono tra le figure più a rischio per quanto riguarda la scelta delle amicizie. Possono cadere vittima di bulli del web, mostrare inco-sapevolmente le proprie foto a sconosciuti malintenzionati o venire coinvolti in gruppi pericolosi per la loro salute mentale. Infine, c’è una minaccia che coivolge maggiormente i giovani ma non risparmia neppure gli adulti: la dipendenza da social network. Niente paura, con le giuste precauzioni Facebook può essere uno strumento utile e divertente e nient’altro, basta informarsi sui potenziali rìschi e seguire alcune regole.

Sembra Facebook ma non lo è

II motivo per cui Facebook è diventato uno degli strumenti preferiti dai criminali della Rete è che si tratta di un mezzo di cui ci fidiamo senza porci troppe domande.

Tutti sappiamo che bisogna prontamente cestinare le mail che arrivano da mittenti sconosciuti, scritte in un italiano sgrammaticato, perché contengono software maligno. Quando invece ci troviamo di fronte a un messaggio che imita la grafica e lo stile di un social network, difficilmente ci fermiamo a riflettere prima di fare clic. Questo accade soprattutto quando riceviamo una mail che ci segnala un commento a qualcosa che abbiamo scritto o a una foto in cui siamo presenti anche noi, la curiosità ci spinge a cliccare…

Sbagliato! I cyber-criminali hanno capito che conviene fare leva sulle nostre emozioni, per questo le frodi basate sui  finti messaggi del social network sono tanto aumentate negli ultimi mesi. Secondo uno studio condotto nel 2013 da Kaspersky Security Network lo scorso anno sono state registrate a danno dei loro utenti 600 milioni di tentate frodi. Di queste, quasi il 22% è stato causato da messaggi che imitavano Facebook. La situazione attuale è cambiata, ma di poco: la percentuale di minacce rilevate nei primi mesi del 2014 che hanno a che fare con Facebook va dal 9 al 12%.

Phishing su Facebook: ecco come funziona

Quando riceviamo un messaggio falso che ha lo scopo di rubare i nostri dati, diventiamo potenzia i vittime del phishing. I criminali del web hanno messo a punto molte strategie per farci cadere in trappola:

• Inviano notifiche che imitano alla perfezione quelle del social network

• Spediscono finti messaggi di Facebook che sembrano arrivare dai nostri conoscenti

• Rubano i dati di accesso dei profili dei nostri amici e da questi fanno partire messaggi-truffa

• Scrivono falsi messaggi nei forum di discussione

• Fanno apparire risultati ingannevoli nei motori di ricerca

• Usano banner con immagini attraenti, applicazioni, video e giochi “esca”, persino il pulsante “Mi piace” può nascondere delle insidie.

Tutto questo per portarci a fare clic. Quando lo facciamo ci viene chiesto di inserire le nostre credenziali di accesso, spesso ricorrendo alle motivazioni più strane. A volte per costringerci a cliccare ci viene comunicato che abbiamo pubblicato sul nostro Diario immagini o contenuti ritenuti illegali o non appropriati. Oppure veniamo minacciati: se non forniamo i nostri dati il nostro account verrà bloccato. Preoccupati, senza riflettere, facciamo clic. La pagina in cui ci viene chiesto di inserire indirizzo email o telefono e password sembra identica a quella di sempre, così consegnamo i nostri dati e le nostre informazioni personali ai malfattori. Alla fine veniamo reindirizzati alle vere pagine di Facebook, dove continuiamo a navigare ignari di tutto.

Strategie difensive

Il furto di un account di Facebook spesso innesca una reazione a catena creando un canale di comunicazione diretto tra i malviventi e tutti i contatti presenti nell’account compromesso. Per evitare guai, non rispondiamo mai a questi messaggi, anche quando ci sembrano del tutto normali. Colleghiamoci sempre in modo diretto al nostro account di Facebook passando dal sito ufficiale. Se abbiamo un sospetto e pensiamo di essere di fronte a un finto messaggio di Facebook passiamo la freccia del mouse sul col-legamento proposto dal messaggio, facendo ben attenzione a non cliccare: comparirà un indirizzo sconosciuto diverso da quello del social network. Se ci capita di ricevere messaggi fraudolenti dagli amici, avvisiamoli subito per limitare il contagio. Infine, evitiamo sempre i banner che si spostano o si allargano sulla pagina e in particolare quelli che propongono facili guadagni o premi, anche se sembrano in qualche modo collegati a Facebook.

I nostri affari in piazza

In alcuni casi siamo noi stessi a esporci a potenziali pericoli utilizzando Facebook senza pensarci. Se dichiariamo a chiare lettere che saremo in vacanza con tutta la famiglia per il mese di agosto e condividiamo la nostra posizione per la geolocalizzazione, sarà facile per qualunque ladro svaligiare il nostro appartamento mentre siamo via, o almeno prenderlo in considerazione. Non forniamo mai queste informazioni, restiamo sempre sul vago e ricordiamoci di non attivare la geolocalizzazione. o disattiviamola se lo abbiamo già fatto.

Come bruciarsi un lavoro

La pubblicazione senza filtri di informazioni personali sul Diario può essere nociva anche quando non ci sono malintenzionati che “spiano” il nostro profilo. In Italia non è ancora pratica diffusa, ma nel mondo anglosassone i datori di lavoro incrociano le informazioni che il candidato fornisce su LinkedIN con quelle postate su Facebook n questo modo, chi mente sulle proprie capacità e preferenze può essere facilmente smascherato. Per non parlare di chi, per fare solo un esempio, esprimendo un’opinione personale contro un’azienda dimentica di avere tra i suoi contatti qualcuno che ci lavora e che potrebbe essere un futuro cliente o colla-ooratore. Per evitare tutti questi spiacevoli inconvenienti che potrebbero anche costarci il posto di lavoro o la promozione, non sbandieriamo troppo le nostre idee e i nostri affari personali sul Diario. Prima di inviare un post, pensiamoci due volte e privilegiamo l’invio di messaggi personali in caso di contenuti fraintendibili o sensibili.

Facebook e i minori

Una ricerca condotta da Telefono Azzurro e dall’Eurispes lo scorso anno ha evidenziato che ben il 70% degli adolescenti sono navigatori abituali e che sempre più spesso i minori si imbattono in siti pericolosi e non adeguati alla loro età.

Per potersi registrare su Facebook bisogna avere almeno 13 anni, una soglia piuttosto bassa. I più giovani, anche se hanno maggiore dimestichezza dei più anziani con la tecnologia, sono spesso vittime di attacchi virtuali di ogni genere, perché hanno una fiducia sconfinata nel social network che è per loro uno strumento quotidiano, che usano in modo automatico. Facebook mette in atto misure aggiuntive per cercare di garantire la privacy dei minori che lo utilizzano, ma si tratta di provvedimenti che possono essere facilmente aggirati o ignorati. I più giovani sono a rischio non solo quando parliamo di phishing ma anche per quanto riguarda le “cattive amicizie virtuali”. I malintenzionati possono chiedere l’amicizia ai minori ingannandoli attraverso profili rubati o identità false ma credibili, per poi cercare di molestarli, intimidirli o indurli a fare qualcosa di pericoloso contro se stessi o contro gli altri. Il nome del profilo su Facebook dovrebbe corrispondere a quello reale. I gestori dei social network hanno adottato delle misure per prevenire il cambio ripetitivo del nome, introducendo ad esempio il limite dei cambi, il divieto di inserire simboli, numeri, punteggiatura o caratteri in lingue diverse, ma è ancora possibile imbrogliare. Non dimentichiamoci che le minacce possono arrivare anche dai co-etani sotto forma di provocazioni, insulti, manipolazione. Il bullismo virtuale è una realtà che può portare a conseguenze tragiche. Se in casa nostra vivono dei minori che utilizzano Facebook, cerchiamo di sapere il più possibile sul loro account e insegnamo loro a impostare le condizioni di sicurezza e privacy più elevate.

Attenti alle foto

Quella che per noi può essere l’innocente fotografia di nostra nipote in spiaggia, per un pedofilo può essere una foto da salvare e condividere tra un network di criminali. Secondo i dati della Polizia Postale sono in netta crescita i casi collegati a un illecito utilizzo dell’immagine online. Al 40% dei ragazzi che utilizzano i social network è capitato di imbattersi in foto o video imbarazzanti dei coetanei, al 32% di trovare online le proprie foto senza che ne avessero dato autorizzazione (dati Eurispes 2013). Se qualcuno che pensiamo sospetto salva o condivide i nostri scatti o quelli di nostro figlio o nipote possiamo querelarlo, ma si tratta di una procedura lunga e complicata. Meglio

evitare il più possibile di pubblicare foto di minori (anche neonati) poco vestiti, in costume, o in pose che espongono il corpo. In generale limitiamo il numero di scatti pubblicati su Facebook dai minori e aiutiamoli a scegliere le impostazioni di privacy che consentano di vedere le foto solo ad una cerchia molto ristretta di persone. Facciamo in modo che i minori siano informati sui pericoli che corrono accettando come amici gli sconosciuti e controlliamo quando possibile che non lo facciano. Infine, cerchiamo sempre di essere amici dei nostri figli e nipoti su Facebook, per controllare almeno in parte quello che fanno online.

Se Facebook prende il sopravvento

La dipendenza da Facebook colpisce tutti, ma riguarda soprattutto i più giovani. Il 38% degli utenti dichiara di “esagerare” nell’utilizzo di Facebook. Nel mondo, a soffrire maggiormente di Dipendenza da Internet sono gli adolescenti dai 13 ai 20 anni. Secondo una ricerca Eurispes, alla domanda: “Ti capita, quando sei connesso a Internet, di non riuscire a staccarti. anche se ti sei proposto di farlo?” il 47% degli adolescenti ha risposto “qualche volta”, il 14.5% “spesso” e il 7,2% “sempre”. I primi segnali di una possibile dipendenza da social network sono:

• tempi più lunghi in Rete sul proprio profilo o su quello dei contatti

• una diminuzione della voglia di coltivare relazioni reali

• il senso di onnipotenza generato dall’idea che i rapporti virtuali siano più soddisfacenti perché si possono controllare meglio, mentre quelli reali sono complicati e poco prevedibili.

Nei casi più estremi chi soffre di questa dipendenza può arrivare a identificarsi con la propria identità virtuale, diversa da quella reale perché, ad esempio, priva di problemi e insicurezze. Bisogna dare agli adolescenti delle regole nell’u-tilizzo di Facebook impedendo loro di passarci più di un’ora. Se temiamo che un giovane stia sviluppando una dipendenza da social network cerchiamo di metterlo in contatto con uno sportello psicologico o con un professionista del settore. Infine, non trascuriamo neppure il pericolo della sindrome da like. Il 3% degli utenti di Facebook dichiara di connettersi e navigare continuamente su Facebook spinto dal brivido di piacere legato al fatto di essere apprezzato sul social network (dati A.I.D.A). Un “mi piace” può diventare per molti motivo di gioia tanto da spingerli a ricercare sempre di più l’approvazione degli altri utenti. La ragione è scientifica, come provato da uno studio dell’Università del North Carolina. In soggetti predisposti, l’assuefazione da Facebook funziona come qualsiasi dipendenza da droga. Ad ogni “like” corrisponde una scarica di dopamina, un trasmettitore nervoso che è coinvolto nei meccanismi del piacere e della dipendenza. Quando ci accorgiamo di provare questo tipo di emozioni cerchiamo di limitare il nostro utilizzo di Facebook. Se ci risulta troppo difficile rivolgiamoci a un esperto e nel frattempo cerchiamo di uscire di più, fare sport e confrontarci con il mondo reale, può sembrare banale ma funziona.

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