U2: «Il nostro rock ora è preghiera per un amico»

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Gli U2 sono finalmente tornati a suonare dal vivo. Quando ho saputo che stavano arrivando a Los Angeles per cinque concerti al Forum e uno al leggendario Roxy Club per 500 fortunati ascoltatori della stazione radio KROQ-FM, la prima radio a trasmettere il primo disco degli U2 nel 1980, mi sono subito messo in moto.

Quel concerto al Roxy era da non perdere e ho inviato immediatamente un messaggio a Dennis Sheehan, il loro fidato tour manager da oltre 30 anni. Tutte le migliori band degli Anni 70 hanno suonato al Roxy. Era come tornare alle radici del rock e in un certo senso è quello che gli U2  stanno proponendo con le canzoni dell’ultimo Songs of Innocence, il loro 13° album.

Ma il giorno dopo mi è arrivata una bruttissima notizia: Dennis era morto durante la notte per un arresto cardiaco nella sua stanza del Sunset Marquis, l’hotel che da sempre ospita gli U2 a Los Angeles. Aveva 68 anni, quattro figli e una nuova moglie, Pam. Ho avvertito un vuoto immane.

PRIMA DEGLI U2 ERA L’ANGELO DEI LED ZEPPELIN

Dennis non era un semplice tour manager, ma era l’amico più fedele degli U2, un fratello maggiore, un padre. Se li era cresciuti lui questi quattro ragazzi di Dublino. Dennis era noto a tutti per la sua cortesia, pazienza e grande integrità nel risolvere ogni problema, Un gentiluomo che iniziò coi Led Zeppelin nel 1975, poi Lou Reed, Patti Smith, finché Paul McGuinnes, il leggendario manager degli U2 lo arruolò. Dopo due settimane Bono e Edge gli chiesero se voleva restare per sempre con loro. L’album War, il terzo, stava per uscire e la band era sull’orlo di esplodere sul mercato internazionale.

Ho incontrato Dennis ad aprile del 1987, quando gli U2 erano agli inizi del tour di The Joshua Tree, a Las Cruces, New Mexico, e poi Las Vegas, in una notte di luna piena. Dennis mi portò un pass speciale e mi disse: «La band ti lascia fotografare l’intero concerto, ma vorrebbero poi vedere le foto». Quattro giorni dopo eravamo a Los Angeles e preparai una proiezione di diapositive per la band al Sunset Marquis. Mi venne chiesto di aspettare al bar della piscina. «Perché gli U2 preferiscono vedere le foto da soli», mi è stato detto. Dennis venne a chiamarmi 20 minuti dopo: «La band sta guardando le foto, ti vogliono parlare». Aveva un caldo sorriso che non dimenticherò mai.

«HAI CATTURATO LA NOSTRA ENERGIA»

Quando entrai nella stanza venni fulminato da quattro sguardi di ammirazione. Sullo schermo c’era una foto di Bono, quella che avevo buttato nel cestino, perché non era venuta bene, o non come me l’ero studiata, ma all’ultimo momento, prima di uscire l’avevo scelta, messa nel telaietto e calata nel proiettore.

E Bono si era soffermato proprio su quella. Con una voce roca di uno che non aveva dormito bene mi disse: «Vogliamo dirti perché ci piacciono le tue foto». Edge mi guardava con occhi brillanti, Adam aveva quel suo inconfondibile sorriso. Bono aveva in mano una copia di Time. Gli U2 erano in copertina: «Queste foto non ci rappresentano», disse mostrandomi il servizio interno. «Le tue foto invece catturano perfettamente la nostra energia».

Ero stupefatto. In qualche modo ero in sintonia con la migliore band del momento. Infatti, oltre a essere sulla copertina di Time e Rolling Stone, gli U2 erano anche al primo posto dei singoli con With Or Without You e degli album con The Joshua Three. Ero senza parole, ma ricordo che Egde mi chiese: «Puoi venire a fotografare il sound check?». Risposi subito: «Mi hai letto nella mente», dissi al chitarrista della band.

ERA LUI A PORTALI PUNTUALI SUL PALCO

Dennis Sheehan diventò cosi il mio contatto con la band. Era lui che ti mandava a prendere all’aeroporto. Era lui che ti autorizzava a entrare nei camerini. Era lui che portava la band puntualmente sul palco ogni sera. Si dice che «lo spettacolo deve continuare» e gli U2 hanno suonato per la prima volta senza Dennis a Los Angeles. Mi è stato chiesto di fotografare il concerto del Roxy per gli U2 e per rispetto alla memoria di Dennis.

Jack Nicholson, Sean Penn, Colin Farrell, Danny DeVito, Kate Hudson, Courtney Love, il chitarrista Tom Morello, il cantante Chris Martin, i registi Kevin Smith e Judd Apatow erano gli amici di Hollywood mescolati tra famigliari della band. Bono è apparso stanco, provato, e ha continuamente cercato contatto con il pubblico stringendo le mani protese e ha abbracciato una ragazza, come a trovare conforto. Ha dedicato a Dennis, Stuck in a moment and you can’t get out of it, la canzone che scrisse nel 1997 per dare un senso alla morte dell’amico Michael Hutchence, il cantante degli INXS. «Gli U2 sono una famiglia e ieri abbiamo perso un fratello», ha detto con la voce rotta dalla commozione.

AL PARTY C’ERANO BRAD PITT E LADY GAGA

Al termine del quarto concerto al Forum la band ha invitato un ristretto gruppo di amici al lobby lounge del Chateau Marmont Hotel. I figli di Dennis erano giunti da Londra per il memorial che la band stava preparando per lui il giorno seguente agli studios della Releigh.

Brad Pitt con occhiali da vista e cappello di paglia parlava fitto fitto con Bono. Jennifer Lawrence era con Chris Martin. Poi è arrivata Lady Gaga direttamente dalla sua esibizione con Tony Bennett alla Hollywood Bowl. Mi sono accorto che nessuno stava fotografando con il cellulare. Nessuno stava osando procurarsi un selfle con queste superstar. Il rispetto per l’amico scomparso permeava il salotto.

«È GIÀ IN TUTTI I NOSTRI CUORI»

«Stamattina stavo pensando a cosa dire per Dennis», ha detto Bono al memorial per l’amico scomparso. «Poi mi sono reso conto che Dennis ci amava tutti profondamente. Questo mi ha riempito di gioia perché mi sono reso conto che lui è già in tutti i nostri cuori. E lo sarà sempre».

Anche Robert Plant è giunto per onorare l’amico scomparso. «La prima volta che incontrai Dennis fu ai piedi del mio letto mentre stirava i miei pantaloni di satin verde. “Mi hanno detto di svegliarla”, mi disse mentre continuava a stirare. Era il 1975 e Dennis rimase con noi fino al 1979. A dire la verità non ricordo molto di quel pazzo periodo, ma credo che Dennis sia l’unico che sapeva cosa stesse succedendo».

Ho avuto la possibilità di incontrare Bono, una sera, prima di un concerto del Forum. È stato felice di vedermi: «Siamo tornati alle origini», mi ha detto, «sono curioso di sapere cosa ne pensi, tu che ci hai fotografati in quegli anni. Abbiamo rivisitato quelle emozioni che ci hanno fatto scrivere le prime canzoni e ne abbiamo scritte di nuove con lo stesso spirito». Si riferisce a Songs of innocence, l’album che la Apple ha regalato lo scorso settembre. La mossa è stata in parte criticata, ma alla fine sta funzionando perché gli U2 sono diventati accessibili anche a una nuova generazione che li sta scoprendo adesso. «Tutte le nuove canzoni raccontano delle prime emozioni», mi dice Bono, «il primo concerto, il primo innamoramento, il primo cuore infranto, la prima band…».

«MIO FRATELLO MI HA CONVINTO A CANTARE “IRIS”»

Bono ha anche scritto una canzone, Iris, sulla scomparsa di sua madre Iris, appunto, morta per un aneurisma celebrale al funerale del padre. Mi ha anche confessato che solo quattro giorni prima dell’uscita del disco voleva fermare il tutto. Gli sembrava di essersi aperto un po’ troppo. «Mio fratello mi ha convinto, mi ha fatto capire che la canzone era un bellissimo gesto d’amore verso nostra madre. Aveva ragione perché ogni sera, quando la canto, sento mia madre sopra di noi…». L’intimità che gli U2 riescono a creare in un Forum da 20 mila posti è determinata da due palcoscenici, uno rettangolare e l’altro tondo, entrambi sistemati alle due estremità della platea: una pista dritta unisce i due palchi. Sopra, è sospesa una gabbia video dove i musicisti possono entrare ed essere interattivi tra i filmati e le immagini che illustrano ogni canzone e che sono proiettati sugli immensi schermi che si trovano in mezzo alla platea e possono essere visti da tutti. Per la prima volta sembra che nessuno sia lontano dal palco.

È uno show innovativo, perfino gli amplificatori sono sospesi, ma rivolti verso il basso, verso il pubblico di sotto. «È strano che nessuno ci abbia mai pensato prima», mi dice Edge. «Eppure era così logico!».

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