Ultraortodosso attacca il Gay Pride, 6 feriti a Gerusalemme

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GERUSALEMME Dieci anni fa avevano parlato per una volta con una voce sola: i due rabbini capo d’Israele, il nunzio vaticano, il patriarca latino, quello armeno, quello greco-ortodosso e gli sceicchi musulmani. Tutti insieme per condannare e provare a bloccare la marcia dell’orgoglio omosessuale lungo le strade di Gerusalemme.

La manifestazione era stata bandita dal Comune («per ragioni di sicurezza», la motivazione) e permessa dai giudici: una decisione inaccettabile per Yishai Shlisel e gli altri ebrei ultraortodossi della città. In tanti avevano assaltato la sfilata, Yishai aveva tirato fuori il coltello e ferito tre persone. Condannato a dodici anni, è uscito dal carcere tre settimane fa e ha colpito ancora.

Sempre armato di pugnale, è balzato sulla folla che ieri al tramonto camminava tra le bandiere arcobaleno: sei persone sono finite in ospedale, una donna è molto grave. «Tutti hanno cominciato a scappare e ho visto i feriti cadere sull’asfalto coperto di sangue», racconta un testimone.

I portavoce della polizia spiegano che le forze per proteggere il corteo erano state dispiegate in modo massiccio, Shlisel si è nascosto in un supermercato sul lato della strada, è riuscito a intrufolarsi nel caos e a estrarre l’arma da sotto il pastrano nero. È stato fermato dagli agenti e da qualcuno dei manifestanti. La cerimonia è continuata in un parco circondato dalle squadre antisommossa. L’attacco è stato condannato da Nir Barkat, sindaco laico della Città Santa, dal primo ministro Benjamin Netanyahu («le libere scelte di ciascun individuo sono uno dei valori base di questo Paese») e dal presidente Reuven Rivlin: «Il Gay Pride celebra la libertà, questa intolleranza ci porterà al disastro».

Dopo l’attentato del 2005, la manifestazione era stata relegata per un anno dalla polizia dentro a uno stadio per evitare disordini ma soprattutto per non urtare gli ultraortodossi.

I partiti religiosi hanno cercato di far passare in Parlamento una legge che vieti le celebrazioni a Gerusalemme, la stessa festa viene organizzata ogni anno a Tel Aviv senza alcuna protesta (a metà giugno hanno partecipato in 100 mila).

Le leggi israeliane per i diritti degli omosessuali sono tra le più avanzate.

Una decisione della Corte Suprema, nel 2005, ha permesso a una lesbica di adottare ufficialmente il figlio nato da inseminazione artificiale della compagna e tre anni dopo sono state riconosciute le adozioni di bambini senza legame biologico con uno dei genitori da parte di coppie dello stesso sesso. Le forze armate hanno cancellato nel 1993 la norma che espelleva chi si dichiarava omosessuale.

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