Vasco Rossi presenta il suo nuovo tour

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Due furgoni, uno nero e uno grigio, attraversano lentamente Milano in un tiepido pomeriggio di aprile. Un giovane giocoliere che intrattiene le auto in sosta al semaforo getta invano imo sguardo al di là dei finestrini oscurati. Come può immaginare che dietro a quei vetri neri c’è la rockstar italiana per eccellenza?

Viaggiare per una giornata nell’auto di Vasco Rossi riesce a darti un’idea di come sia il mondo visto da Vasco Rossi. Soprattutto quando incontriamo i fan . Loro sanno sempre dove sarà il loro «Komandante». Sono informati, tenaci, non demordono. Non c’è uscita posteriore che tenga Vasco è uscito allo scoperto per presentare il tour «LiveKom 2015», e lo ha fatto con una densa maratona nelle più importanti radio italiane. L’album «Sono innocente», uscito a novembre, è stato l’ennesimo successo clamoroso: cinque dischi di platino, più di 250 mila copie. Di questi tempi è una cifra enorme, ma a Vasco importa fino a un certo punto. Quello che conta, per lui, è tornare sul palco.

(.’immagine più suggestiva di questo «tour de force» radiofonico è quella che si presenta al di là della finestra che separa gli studi di Virgin Radio dalla strada, dove i fan si sono ammassati a decine, incollati al vetro. Non li divide alcun confine anagrafico: ci sono una sedicenne dallo sguardo timido, una signora sulla quarantina con gli occhi lucidi, un trentenne col pizzet-to. In mezzo a loro svetta una ragazza alta, con i capelli rossi, che pare rapita dall’estasi. Quando usciamo dal retro, si raccolgono tutti intorno all’auto. Gridano, scattano foto con il telefonino, piangono, battono i pugni sui vetri. La scena mi ricorda i film con gli zombi, ma al posto dell’orrore ci sono l’emozione e la felicità di stare a un palmo di naso dal proprio eroe.

«È una cosa che mi lascia su Facebook un video dei fan che si sono ritrovati sotto la sua casa di famiglia «E sì che io non faccio niente di particolare, do un saluto dalla finestra e tomo a mangiare. Lo fanno anche a Natale! Mi chiedo sempre cosa li spinga a passare un giorno di festa a Zocca. Infatti dopo scendo e regalo loro qualche autografo…».

L’unica spiegazione, mi dice, sta nelle canzoni: «Io condivido da sempre tutte le mie emozioni, quindi i miei fan mi conoscono meglio di come io conosca me stesso. Ma quando mi dicono “Sei sempre il numero uno” io non so cosa rispondere. Non mi sento affatto così. Anzi, tutte le mattine quando mi sveglio devo liberarmi dai casini che ho nella testa, dei demoni che mi perseguitano».

Il tour radiofonico procede di tappa in tappa, da uno studio all’altro, ma Vasco non mostra un attimo di stanchezza. «Per forza, mi alleno sempre» spiega. «Faccio 150 addominali al giorno, poi salgo sulla cyclette per 40 minuti oppure cammino per 7 chilometri. Senza contare lo stretching: bisogna farlo per rimanere elastici. Ma con certi dolori…». Il tutto senza battere ciglio: «Mi aiuta avere un progetto, un obiettivo: 14 date negli stadi sono una bella motivazione». Sono il doppio delle date dell’anno scorso, e quando gli suggerisco di puntare sul sette al lotto mi risponde, con un sorriso: «Non gioco mai, ho già vinto la lotteria della vita».

Questo tour non sarà, però, una ripetizione del precedente: «Ci saranno molti pezzi dell’album nuovo, quindi non sarà un concerto celebrativo: ci metterò anche il mio passato, ma con uno sguardo al futuro. Al Vasco di domani». Su quello di dopodomani, invece, preferisce non sbilanciarsi («Direi che abbiamo già sfidato fin troppo la Provvidenza») ma ammette che non gli dispiacerebbe mettersi alla prova in versione acustica: «Ora va così, negli stadi c’è bisogno di una grande energia rock, ma non escludo di voler provare qualcosa di diverso». E aggiunge una battuta: «Di certo se ascissi sul palco con un faretto, una sedia e una chitarra risparmierei sulle spese».

Qualunque sia la scaletta, in ogni caso, un live di Vasco Rossi per i fan assomiglia a un rito religioso. «Sai perché? Perché si mette in comunione l’anima Io dal palco canto come se lo facessi per un’unica persona È come far l’amore con 50 mila persone in una volta sola alla fine sei veramente appagato».

Questi nuovi concerti fomentano l’entusiasmo di Vasco: «L’anno scorso era un “evento”, questo è un vero tour con cui attraverserò l’Italia» dice. «Era da tempo che mi chiedevano di tornare al Sud, ci vogliono gli spazi giusti per montare una produzione come la nostra. Sono felice di esibirmi allo Stadio di Napoli, dove la musica non entra dal 2004». E indovinate chi fu l’ultimo a suonarci? «Avevo portato via le chiavi» scherza

Il tour parte da Bari e non poteva essere altrimenti: «Sono cittadino onorario della Puglia creativa, ormai mi sento un po’ pugliese» ammette Vasco, che da qualche anno si allena e prova a Castellaneta, in provincia di Taranto.

«È un posto bellissimo per fare lunghe camminate nella natura incontaminata. E poi è il paese di Rodolfo Valentino, l’ho scelto per quello, per la bellezza innata che ci accomuna!» dice ridendo. Ma anche quando «fugge» dall’Italia verso l’America gli allenamenti continuano:

«Quando sono a Los Angeles mi sveglio con il sole, alle sette e mezza, e vado subito a camminare sui sentierini che salgono fino in collina, al confine con il Griffith Park». Un panorama che i suoi fan, grazie a Facebook, conoscono bene.

E dire che pochi anni fa, da alcuni, veniva dato per spacciato. «Quando ho avuto quella malattia io stesso pensavo di aver finito, che non ce l’avrei più fatta, ero pieno di antibiotici, mi sentivo morto. Invece poi sono risorto. E da allora ho speso ogni energia per tornare sul palco. E adesso almeno un concerto di Vasco Rossi all’anno ve lo dovete sorbire!».

Prima che i due furgoni concludano il loro percorso, Vasco e io abbiamo il tempo di parlare anche della musica italiana di oggi. «Ho seguito Sanremo» racconta «e la serata delle cover mi ha lasciato senza parole: erano tutti bravissimi. Ci sono dei talenti formidabili in Italia, quello che manca forse sono le grandi canzoni». Vasco ha amato, tra l’altro, la versione di «Vìvere» proposta da Malika Ayane al Festival: «L’ha cantata con una grande sensibilità. Sono contento che finalmente anche gli altri comincino a cantare le mie canzoni. Fino a poco tempo fa sembrava che nessuno potesse farlo».

Come Gianna Nannini, che nel suo album di cover «Hitalia» ha rivisitato «C’è chi dice no», invitandolo a partecipare con la sua voce. «Recuperare la tradizione italiana arrangiandola in stile rock è stata un’idea meravigliosa. E pensa che abbiamo cominciato insieme: se io sono i Rolling Stones, Gianna è i Beatles». Gli faccio notare che dopo trentanni sono entrambi ancora in cima alle classifiche. Vasco risponde: «Lo sai che gli artisti sono così: bisogna ammazzarli prima che se ne vadano».

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