Veronica Panarello non ha portato il figlio a scuola, ci sono le prove

452

Veronica Panarello non è mai andata a portare suo figlio Loris a scuola la mattina in cui è stato ucciso. Lei dice di aver guidato fino alhistituto scolastico frequentato dal bambino, ma non è così. Le telecamere dimostrano che Veronica, tra le 8.30 e le 8.48, è stata al Mulino Vecchio, dove lo stesso pomeriggio verrà ritrovato il corpicino senza vita di Loris, e poi è andata ad accompagnare il figlio più piccolo in ludoteca. Lo si evince da alcuni fotogrammi nei quali si vede chiaramente che svolta a sinistra in direzione della ludoteca e non va dritto, verso la scuola di Loris. Quindi è risalita in macchina ed è tornata direttamente a casa, dove ad attenderla c era proprio Loris”. Non ci sono più dubbi: il 29 novembre 2014, giorno in cui Loris è stato ucciso, Veronica Panarello, 26 anni, non è andata ad accompagnare il figlio a scuola. Lei continua a dire di averlo lasciato nei pressi dell’istituto e, da quel momento, di non averlo più visto, ma le registrazioni delle telecamere la smentiscono.veronica-panarello-loris-620112Giallo è in possesso delle “prove” inconfutabili che Veronica ha mentito: due fotogrammi che immortalano l’auto di Veronica, una Polo Volkswagen nera, mentre svolta a sinistra e percorre la strada che porta alla ludoteca “Divertilandia”. Si tratta di un documento eccezionale e inedito che smonta definitivamente l’alibi di Veronica, la quale continua a ripetere di non aver girato a sinistra ma di aver proseguito dritto per raggiungere la scuola frequentata da Loris. Non è così, perché le foto che pubblichiamo in queste pagine raccontano un altra verità. Alcune trasmissioni televisive hanno mostrato lauto mentre si appresta a girare a sinistra, ma solo queste foto sono chiarissime e mostrano lauto mentre svolta (telecamera numero 6) e poco dopo aver girato (telecamere 7 e 8). Grazie a questi fotogrammi è possibile ricostruire per filo e per segno Tintero percorso fatto dalla Panarello nella mezz’ora precedente alla morte di Loris. Come vedrete, alla scuola, che si trova in piazza Carducci, non si avvicina nemmeno.

Sono le 8.38 quando la Polo che, come si legge nellordinan-za, è identificabile attraverso “un’abrasione sul tetto, il contrassegno assicurativo posto in alto sul parabrezza anteriore lato guida, le borchie in plastica di colore grigio metallizzato e i deflettori antiturbolenza esterni” si ferma al semaforo tra via Roma e via Amedeo, dietro a un’altra autovettura. La telecamera che riprende Yimmagine nitida è identificata dagli inquirenti con il numero 6. Alle 8.39 l’autovettura guidata riprende la marcia e aziona l’indicatore di direzione per svoltare, subito dopo il semaforo, a sinistra, imboccando via Conte Rosso, prolungamento di via Amedeo. E in questo istante che la bugia di Veronica viene smascherata. Lei, infatti, nel ricostruire i suoi movimenti aveva detto agli inquirenti: «Ripercorrevo via Roma, giungevo in piazza Vittorio Emanuele, svoltavo per via Matteotti raggiungendo piazza Carducci. Poi svoltavo a destra per via Di Vittorio e, giunta all’intersezione con via Cervi, giravo a sinistra, fermandomi poche decine di metri dopo. Lì scendeva Loris, che si avviava verso la scuola». Ebbene, quella che avete appena letto non è che la più grossa delle “invenzioni” che la signora Veronica ha studiato per nascondere il delitto del figlioletto. E ancora una volta sono le telecamere a incastrarla. Se davvero la mamma avesse accompagnato Loris a scuola, infatti, alLincrocio di via Roma si sarebbe dovuta spostare leggermente a destra e proseguire lungo via Matteotti, dove vi sono altre telecamere che avrebbero ripreso di lì a poco il suo passaggio. Non solo quelle telecamere non immortalano il transito della macchina della donna, ma ve ne sono altre che alle 8.40, quindi pochi secondi dopo essere ripartita dal semaforo, riprendono chiaramente, anche in base alla cronologia degli orari, il transito della vettura nera di Veronica in via Conte Rosso/Amedeo. La telecamera è la numero 7 e appartiene all’impianto di videosorveglianza privata dell’esercizio “Affari d’oro”, sito in via Amedeo 9. A tal proposito i giudici scrivono:

 «L’evidenza delle immagini nitide conclama la bugia della Panarello. La ricostruzione accusatoria è confermata dal dato oggettivo che Loris, a scuola, la mattina del 29 non arriva mai e dal dato relativo airillogico rientro a casa della Panarello per sbrigare faccende domestiche nonostante lappunt amento al castello di Donnafugata fissato per le 9.30». Ma Giallo è in grado di mostrarvi anche un altro fotogramma che potrebbe mettere la parola fine a questo sconvolgente caso: si tratta di un firame (termine inglese che in italiano vuol dire fotogramma) estratto dalle immagini della telecamera 8, quella dellapparato di videosorveglianza del ristorante “Borgo Antico” di via Caucana 9. Sono ancora le 8.40 e rocchio elettronico immortala lau-to deir indagata mentre transita in via Caucana. Subito dopo svolta a destra per giungere alla ludoteca “Divertilandia” di via Giardino 17. Qui la vettura di Veronica viene ripresa dalla telecamera (la 9) di un market attiguo alla ludoteca. Quando scende dalTauto, Veronica afferra il figlioletto, e si assicura di aver chiuso a chiave lauto. Nelle immagini ingrandite è evidente che all’ interno dellau-to non vi sia nessuno, circostanza confermata dalla titolare del market. Veronica resta in via Giardino per sei minuti e 13 secondi, poi risale in macchina e percorrendo via Caucana e via Roma si dirige verso casa, dove arriva alle 8.48. Il resto è un racconto dellor-rore che vede una mamma mettere in atto Tassassimo del proprio figlio. Almeno questo pensano i giudici. E le prove sembrano dar loro ragione.

Condividi