Via libera all’omicidio stradale: Ma il governo va ancora sotto

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Il tweet non poteva mancare e arriva puntuale non appena l’Aula di Palazzo Madama approva, con 163 voti favorevoli, due contrari e 65 astenuti, il disegno di legge numero 859 sulT«introduzione del reato di omicidio stradale». «Un impegno che ho preso da sindaco con famiglie vittime di incidenti», ricorda Matteo Renzi. Il presidente del consiglio esulta: «Oggi prima lettura ok Senato, #lavoltabuona».

Il provvedimento, che introduce una pena da 8 a 12 anni di reclusione per chi si mette alla guida di un veicolo a motore in stato di ebbrezza o dialterazione e causa per colpa la morte di una o più persone, adesso passa alla Camera. Nel messaggio di Renzi, però, non c’è traccia delle nuove sconfitte incassate dal governo a Palazzo Madama. Prima del vialibera finale, infatti, l’esecutivo è stato battuto due volte sul voto ad altrettanti emendamenti presentati da Luis Orellana (ex M5S) e Marco Filippi (minoranza Pd). Modifiche alle quali il governo aveva dato parere contrario, visto l’impatto sull’impianto della legge.

Gli emendamenti approvati escludono il carcere, e quindi l’applicazione della pena della reclusione da sette a dieci anni, ai casi in cui i conducenti di veicoli causino «la morte di una persona a seguito di attraversamento del semaforo rosso, inversione del senso di marcia, sorpasso in corrispondenza di un attraversamento pedonale». «Un’eliminazione assolutamente inaspettata», mastica amaro il relatore del disegno di legge, il pd Giuseppe Cucca, che pensa già agli interventi a Montecitorio: «Vedremo se reinserire le parti alla Camera o se concentrarci solo sulla guida in stato di ebbrezza». E contro il governo si scaglia anche Marina Fontana, la vedova di Roberto Cona, vittima stradale, che a Renzi non le manda a dire: «Caro presidente, apprendiamo che il testo sull’omicidio stradale, invece di essere migliorato e completato, viene tagliato ed eliminato di parti fondamentali. Credo che questa non sia una buona politica, ma una politica che fa male a se stessa e alle sue istituzioni». La nuova, doppia battuta di arresto sull’omicidio stradale arriva dopo l’incidente di martedì in commissione Affari costituzionali – sempre al Senato – sulla riforma della scuola. Dossier sul quale Ncd è pronto a dare battaglia in caso di stravolgimento del testo approvato a Montecitorio (in primis sulle detrazioni per le scuole paritarie). Nelfrattempo Renato Brunetta, capogruppo di FI alla Camera, infierisce: «Renzi dinuovo sotto su omicidio stradale al Senato. Il Vietnam continua».

Il premier, impegnato a Milano nell’accoglienza a Vladimir Putin in visita all’Expo, è sotto tiro. Oltre alle battute d’arresto in Parlamento, a preoccupare Renzi sono anche le fibrillazioni all’interno della maggioranza, con Ncd alle prese con i casi di Giuseppe Castiglione, sottosegretario alle Politiche agricole indagato nell’ambito di Mafia Capitale, e Antonio Azzolli-ni, il presidente della commissione Bilancio del Senato destinatario di una richiesta di arresto da parte della procura di Trani. Poi c’è il Pd sulla graticola a Roma. «L’operazione pulizia non è completata, va velocizzata e va fatta nel modo più duro e rigoroso possibile», assicura Renzi.

Ieri il leader del Pd ha provato a distogliere l’attenzione dalle spine che affliggono il governo. Renzi ha prima lodato i dati dell’Inps sull’occupazione: «Dicono che il lavoro cresce – più 268mila – come non succedeva da anni. Le riforme servono, avanti tutta #lavoltabuona». Il Jobs Act «è soltanto l’inizio». Poi è tornato sul bonus degli 80 euro, criticando «quelli che sono pieni di soldi e dicono che gli 80 euro non servono. Forse non servono a loro, ma a chi guadagna 1.100 euro, 80 euro mensili fanno la differenza».

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