Via libera del Cdm per il nuovo Def:Matteo Renzi annuncia “Stop agli aumenti delle tasse”

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Finalmente è arrivato il via libera del Cdm per il nuovo Def. Nella giornata di ieri si è svolta la riunione del Consiglio dei Ministri, dedicata in primis ad un primo esame del Documento di Economia e Finanza, esame che terminerà nella giornata di venerdì con l’approvazione, questo almeno è quanto annunciato al termine della riunione dal Premier Matteo Renzi.

Nel 2015 abbiamo ridotto le tasse per 18 miliardi di euro più 3 miliardi di clausole di salvaguardia che abbiamo disattivato. Quindi non sono 18, ma 21. Il Def prosegue su questa linea: non avendo ulteriori riduzioni di tasse, le tasse non aumenteranno e la discussione su un’evenutale riduzione delle tasse proseguirà con la legge di stabilità del 2016″, questo quanto dichiarato dal Premier in conferenza stampa a palazzo Chigi. “Non ci saranno tagli alle prestazioni per i cittadini ma c’è bisogno che la macchina pubblica dimagrisca un po’ e se i sacrifici li fanno i politici o salta qualche poltrona nei cda, male non fa. La spending review varrà lo 0,6% del Pil, più o meno 10 miliardi, anche se pensiamo ci sia un margine migliore, uno spazio per tagliare per 20 miliardi”, ha aggiunto il Premier.

Via libera del Cdm per il nuovo Def Matteo Renzi annuncia Stop agli aumenti delle tasse

Come già anticipato nei giorni scorsi, dunque, Matteo Renzi ha confermato che a partire da questo momento il Governo smetterà di chiedere sacrifici ai cittadini italiani, che purtroppo in questi anni hanno abbondantemente tirato la cinghia, rinunciando a tantissime cose per poter pagare le tasse aumentate di anno in anno. Duro l’intervento di Stefano Fassina, della minoranza Pd che stronca in questo modo il Def,ovvero: “Giusto disinnescare l’aumento dell’Iva, ma la previsione di ulteriori tagli al welfare locale per 10 miliardi porterà a un effetto negativo sul Pil finanche superiore a quanto si sarebbe verificato con gli aumenti di imposte. In alternativa ai tagli al welfare locale, si dovrebbe utilizzare lo spazio sotto il vincolo del 3% del rapporto deficit-Pil e incominciare a riqualificare e riallocare la spesa, in particolare verso significative misure di contrasto alla povertà. Lo scenario definito dal Def implica un galleggiamento della nostra economia e disoccupazione senza miglioramenti”.

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