Viaggio in Coppia: in auto si è più Felici

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Sembrerà strano, ma il Viaggio in Coppia è un toccasana per la vita a due, paragonabile addirittura al sesso.

Viaggio in Coppia- Se la coppia viaggia in Auto è più felice.

Non si tratta di dicerie, ma di una vera e propria ricera statunitense voluta dalla Ford e realizzata dal Sito YourTango.com, le coppie coinvolte erano più di mille e tra il 25 aprile e il 10 maggio ognuna di queste aveva fatto un viaggio in coppia, con un risultato sorprendente: 9 coppie su 10 hanno rinforzato il loro legame e quasi 8 su 10 hanno pensato di voler fare un nuovo viaggio a breve.

Love On The Road– è questo il nome della ricerca- dimostra come il 44% degli intervistati trovi stimolante partire senza una meta stabilita e il 40% aggiunge che la coppia che decide di viaggiare in auto ha più tempo da dedicare al compagno/a.

Negli Usa si calcola che questa estate il  90% circa degli americani userà l’auto per le proprie vacanze estive, oltre la metà userà una berlina.

Ma perché tutto questo? Perché secondo la Ford il carburante farebbe risparmiare rispetto al prezzo di un biglietto aereo, ma a questo si aggiungono buona musica e sistemi di navigazione satellitare.
Senza contare la possibilità di ammirare i panorami in assoluta tranquillità, fare soste in ogni momento, parlare con il partner e affrontare discorsi dai quali non si può scappare!

Sei amante dei Viaggi Particolari? Scopri alcune mete per dei viaggi “alternativi”.
Ultima nota che rende il Viaggio in Coppia particolarmente frizzante è il Semaforo Rosso, pare proprio che la maggior parte degli intervistati si dedichi ad innocenti effusioni prima che scatti il verde.
Leggi anche: Regole di Coppia per Vivere Felici

Sharing economy: una premessa necessaria per una prospettiva di analisi


Sono passati ormai sei anni da quando Botsman e Rogers (2010) pubblicavano il libro What’s Mine is Yours. Da quel momento l’ascesa della cosiddetta sharing economy non si è più arrestata, al punto che oggi questo termine è ormai quasi mainstreaming nel dibattito pubblico, attirando una platea sempre più vasta di consumatori. Al tempo stesso, intorno alla sharing economy sembrano essersi contrapposti entusiasmi e timori alla vigilia dei diversi tentativi del regolatore di confrontarsi con questo nuovo paradigma socio-economico nei diversi contesti, non solo quello italiano.

I dubbi sull’economia collaborativa si nutrono di un’ambiguità nel dibattito tra che cosa è sharing e che cosa non lo è. In questo senso, alcune ricerche e analisi sul tema hanno contribuito ad alimentare questa incertezza nel momento in cui non vi è condivisione sulla definizione di economia collaborativa e quali pratiche possono farvi parte e quali no.
La stessa Juliet Schor (2014), docente del Boston College e una delle accademiche che più lavora sul tema, ammetteva che si tratta di un fenomeno difficile da definire in quanto abbraccia una «tentacolare» varietà di pratiche di scambio che si trasformano con una tale rapidità che è difficile ricondurle a un medesimo costrutto analitico. Nonostante alcune incertezze, basta tuttavia richiamarsi proprio ai primi lavori sul tema per iniziare a fugare qualche dubbio.

Si tratta proprio di ripartire dal lavoro di Rachel Botsman che la definisce la sharing economy come quel «modello economico basato sulla collaborazione e sulla condivisione di asset, spazi, competenze, oggetti sotto utilizzati, al fine di trarre benefici monetari e non». Come già preannunciato da Jeremy Rifkin (2014), questo nuovo paradigma economico si basa soprattutto sulla rilevanza dell’accesso rispetto a quella dell’appropriazione individuale, sebbene questo abbia portato alcuni a confondere la sharing economy con i servizi on demand o for rent.

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