Will Smith, con una figlia di 14 anni in casa sono guai

783

L’attore, uno dei più amati di Hollywood, è ora nelle sale con il film d’azione “Focus – Niente è come sembra”. «Nella vita ho imparato che solo l’amore fa vincere davvero. Cerco di trasmetterlo in tutto quello che faccio». E alle voci di crisi con la moglie Jada risponde: «Stiamo insieme da 20 anni. Se ogni tanto sto sul set quattro settimane… è una gran cosa». «Mio papà era un militare ma io cresco i miei ragazzi usando le emozioni più che le regole».

Uno spettacolo vivente Will Smith. Si muove dinoccolato, tradendo gli inizi da rapper. Si concede a “selfie” e autografi con hollywoodiana generosità. Gioca a fare il galante con Margot Robbie, la sua partner nell’ultimo film Focus- Niente è come sembra, nelle nostre sale dal 5 marzo, che l’attore sta promuovendo in Italia. Ma soprattutto si mette alla prova, e in gioco, un anno e mezzo dopo After Earth, 230 milioni al botteghino, ragguardevole per chiunque ma non per uno che l’anno prima, con Men in Black 3, aveva racimolato quasi 600 milioni di euro nel mondo. smithUn doppio smacco visto che in quel film recitava accanto al figlio Jaden: «Da quel fallimento ne sono uscito rinvigorito. Ora so che solo l’amore fa vincere davvero. E cerco di trasmettere impegno e amore in ogni cosa che faccio. Ecco perché con mia moglie abbiamo intensificato il nostro impegno sull’educazione e seguiamo vari progetti per le scuole». Sull’educazione che con Jada Pinkett, sua moglie dal 1997, date ai figli, qualcuno dice che siete troppo morbidi. Specie con Willow, lanciata nello showbusiness da quando ne aveva 7. È così?

«Con mia moglie siamo in totale sintonia nel pensare che i figli non ci appartengono. Abbiamo delle idee su ciò che è bene per loro. Ma non possiamo imporle. Possiamo solo parlare molto, spiegare, rendere attraente ai loro occhi la nostra visione della vita e del mondo. È un’educazione molto diversa da quella in cui sono cresciuto. Mio padre era un militare. A casa c’era poco da discutere e molta disciplina e regole. Ora con i miei figli preferisco lasciare spazio alle emozioni». Due adolescenti in casa. Roba da fantascienza!

(ndr: ride) «In effetti… avete presente Indepedence Day? Chi ha una figlia di 14 anni sa che tre volte alla settimana rischia una sorta di fine del mondo». Sua moglie non avrà gradito moltissimo vederla recitare accanto alla splendida Margot Robbie?

«È vero, Margot è meravigliosa. Quando l’ho vista mi sono sentito mancare il fiato. Per di più anche sul set è piena di energia straordinaria. E mia moglie lo sa… Ma sa anche che io ho 46 anni, Margot 24. Così è stata lei a dirmi: “O vai un po’ in palestra prima di girare con lei, o mi farai fare una brutta figura… Sembrerai un vecchio”. Gelosia tra noi? Be’, sto con mia moglie da venti anni: se sono via per 4 settimane su un set è una gran cosa».

In Focus lei è Nicky, un mago degli imbrogli. Le assomiglia?

«No, è molto diverso. Per tutta la vita si impegna ad assicurare che nessuno capisca i suoi pensieri e sentimenti. Fino a quando non si scontra con un sentimento che più di tutti rende l’uomo vulnerabile: l’amore. Ecco, questa è la cosa che mi interessa, come uomo, il fatto che solo i sentimenti ti rendono davvero autentico». Focus è quasi un thriller. Ma il suo grande amore cinematografico resta la fantascienza?

«Quella per la fantascienza è una passione che affonda le radici nel passato. Quando avevo dieci anni vidi Guerre    Stellari: è stata l’esperienza

cinematografica più esaltante della mia vita. E ho deciso che avrei fatto di tutto per far provare quelle stesse emozioni a grandi e bambini».

Che ricordi ha di Gabriele Mucci-no che lo ha diretto in La ricerca della felicità?

«È il mio migliore film. Con Gabriele ho creato il rapporto più saldo della mia carriera. Un amico fraterno. Gabriele mi ha introdotto nel grande cinema italiano. Usavamo Ladri di biciclette come modello e Gabriele mi ha parlato dei grandi vostri registi». Per La ricerca della felicità ha ricevuto una nomination all’Oscar come anche per Ala storia del campione icona di pugilato. Che ricordo conserva di lui?

«Una sera, stavamo girando in Mozambico, mi ritrovai seduto fra Muhammad Ali e Nelson Mandela. Lì ho capito che io in questo mondo non significo proprio niente. Ma anche che è essenziale avere dei valori, dei punti fermi, altrimenti non si è in grado di prendere alcuna decisione, specie nei momenti difficili della vita».

Condividi