Yara Gambirasio, clamoroso due lettere scagionano Bossetti: “Ecco chi l’ha uccisa veramente”

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C’è un nuovo colpo di scena nel caso della scomparsa e dell’omicidio di Yara Gambirasio. Secondo due lettere anonime giunte alla redazione del settimanale Oggi ad uccidere la 13enne di Brembate di Sopra, nel novembre 2010, sarebbe stato un muratore polacco, alla presenza di Massimo Giuseppe Bossetti, l’uomo che sarà processato a inizio luglio come presunto assassino della ragazzina. Entrambe le missive sono state poi consegnate alla Procura di Bergamo. Secondo l’anonimo che le ha scritte, “in un italiano non privo di errori grammaticali”, si legge sul settimanale, il killer di Yara sarebbe un uomo di nazionalità polacca, “che beveva troppo e quando era ubriaco diventava violento”.

L’assassino “sarebbe poi stato ucciso dai complici in un cantiere, dove avrebbero simulato un infortunio sul lavoro facendolo cadere da un ponteggio. Complici, favoreggiatori e testimoni dell’omicidio ora, con l’arma del terrore, costringerebbero al silenzio Massimo Bossetti”, è quanto evince Oggi dalle due lettere. Il muratore e di Mapello avrebbe assistito all’omicidio, sarebbe stato colto da un malore e poi scappato in preda alla paura.

“Certo che signor Bossetti non potrà mai dire tutta la verità visto cosa hanno fatto sorella, piena di botte poveretta”, scrive l’anonimo nella prima lettera. E nella seconda aggiunge: “Nessuna meraviglia qualcuno se la prenda con sorella di Massi. Lui non può, non deve proprio parlare ok? (in trappola)… Il Massi ricordo che è scappato dalla spavento… certo eravamo in diversi e voi non lo capite. La Yara l’abbiamo portata in campo e abbandonata come un sacco di patate. Si può dire? Vergogna, si … Abbiamo vomitato nel fare io sono pure svenuto se può interessare o forse no, si figuri il Massi…”.

L’anonimo aggiunge in una delle due lettere:

“La Yara era conosciuta brava ragazza davvero, anche sua sorella. Ciao ciao diceva. Punto e basta, poco di più… e poi quella brutta sera maledetta. Yara dunque in primo momento è stata in casa di una brava signora, eravamo in diversi e nessuno poteva pensare male. Un certo momento si è innervosita e voleva andare via tornare a casa l’aspettavano i genitori”. E continua: “Il polacco ubriaco ha cominciato a smaniare, a comportarsi male e molto. Non sapevamo che fare. La bimba gridava pure noi poi il vuoto, il nero, un buio…”.

Le lettere, scrive Oggi, presentato il timbro postale di Padova e l’indicazione che provengono da Santa Giustina in Colle, nel Padovano. Nell’inchiesta sul caso Gambirasio c’è una sola persona che proviene da Santa Giustina. È Roberto Benozzo, il datore di lavoro di Fikri, il ragazzo fermato, una settimana dopo la scomparsa di Yara, su un traghetto diretto in Marocco e prosciolto dopo due anni.

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