Yara Gambirasio, furgone e siti hot macigno su Bossetti

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Yara Gambirasio è salita sul furgone di Massimo Bossetti. La prova? Le fibre tessili ritrovate sugli indumenti della ragazzina di Brembate sono le stesse dei sedili dell’automezzo da lavoro in uso al carpentiere adesso accusato di averla rapita e uccisa. Ecco l’esito di una nuova perizia-bomba della procura di Bergamo che ha incaricato i Ris e i Racis dei carabinieri di analizzare i poveri resti di Yara, scomparsa il 26 novembre 2010 e ritrovata cadavere tre mesi più tardi.Schermata-2014-08-30-alle-08.41.43-e1409381014338

Il risultato, stando a indiscrezioni non smentite, sarebbe clamoroso. Perché se la pietra miliare dell’inchiesta che il 16 giugno 2014 ha portato all’arresto di Bossetti resta senza dubbio il Dna del muratore ritrovato sui leggings e sugli slip di Yara, rimane da capire come i due potessero essere arrivati dalla palestra, il luogo della scomparsa di lei, al campo di Chignolo d’Isola, dove il corpo venne ritrovato. La ragazza è stata rapita nel parcheggio del centro sportivo? Oppure su quel furgone ci è salita volontariamente, ipotesi che la-scerebbe intendere una conoscenza precedente tra Bossetti, sposato e padre di tre figli, e l’adolescente? Proprio qualche settimana fa è spuntata una testimone che agli inquirenti raccontava di aver visto, nell’estate precedente alla scomparsa, un uomo molto somigliante a Bossetti chiuso in auto a parlare con una ragazzina sicuramente minorenne nel parcheggio della palestra. La perizia dei carabinieri, se fosse confermata, andrebbe a comporre un ulteriore tassello del film della sera maledetta in cui Yara scomparve.

Ma come si fa a stabilire che quelle fibre tessili provengono proprio dal furgone di Bossetti, quel furgone che le videocamere di sorveglianza avrebbero immortalato vicino al centro sportivo di Brembate quel 26 novembre? Gli investigatori avrebbero selezionato oltre duemila veicoli con le stesse caratteristiche di quello di Bossetti immatricolati in Nord Italia. Dopo aver controllato ciascun mezzo, avrebbero stabilito, anche grazie all’analisi delle celle telefoniche dei cellulari dei proprietari, che nessuno si trovava in zona la sera in cui Yara morì. Nessuno tranne quello di Bossetti. «Che io sappia, non esiste il Dna dei tessuti», ribatte però Claudio Salvagni, difensore di Massimo Bossetti. «Essendo quello che ricopre i sedili di quel furgone un tessuto di serie utilizzato per decine di altri modelli, come si può stabilire l’appartenenza incontrovertibile tra quei peli ritrovati su Yara e la stoffa del veicolo del mio assistito?». Semmai, argomenta il legale, «si potrà confermare una compatibilità. Ma a quel punto sarebbe la medesima compatibilità esistente con un’enorme gamma di altri mezzi».

Ma contro il carpentiere ci sarebbe anche un’altra ombra inquietante: secondo le 133 pagine della perizia tecnico-informatica consegnata alla procura di Bergamo, dai pc in uso alla famiglia Bossetti spunterebbero diverse ricerche a sfondo pedopornografico. Il muratore, secondo l’accusa, avrebbe più volte cercato su Internet ragazzine giovanissime in situazioni osé, con specifiche caratteristiche fisiche. “Rosse” e “tredicenni”, proprio come Yara. Inoltre, avrebbe cercato di occultare le tracce di quella navigazione proibita. «Prima di tutto, non si parla né di detenzione di materiale pedopornografico [un reato punibile con il carcere fino a 3 anni, ndr], né di navigazione su siti pedopornografici», continua l’avvocato Salvagni. «Inoltre l’unica ricerca davvero suggestiva appare una sola volta ed è “ragazzine rosse tredicenni per sesso”, ma secondo i nostri tecnici si tratta di una ricerca generata automaticamente dal computer, non da mano umana».

Il furgone e il computer, insomma. Ma anche e soprattutto il Dna di Massimo Bossetti sul corpo della vittima. Quel Dna che, secondo la difesa, è stato quantomeno contaminato visto che in parte non corrisponderebbe a quello del muratore, mentre per l’accusa sarebbe prova nitida, inconfutabile. A questo punto la procura è pronta a chiudere l’indagine, chiedendo entro poche settimane il rinvio a giudizio per Bossetti. Sarà dunque in tribunale che accusa e difesa saranno costrette a svelare le carte. In gioco, da cinque anni c’è sempre la stessa domanda: chi ha ucciso Yara e perché?

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